No all’autonomia differenziata. Diritto allo studio uguale per tutti.

By 14 marzo 2019 Università

DIRITTO ALLO STUDIO UGUALE PER TUTTI!

Il CNSU, su nostra proposta, ha votato all’unanimità un parere molto critico sull’autonomia differenziata, alla luce del confronto in atto tra le regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e il Governo italiano.

Non possiamo sottovalutare le diversità territoriali regionali che si riflettono sugli studenti degli atenei e sul loro diritto allo studio. Dalla possibilità di usufruire di una didattica di qualità, all’istituzione di corsi di laurea a numero programmato locale.. Dall’erogazione non uniforme di borse di studio, alla variazione della contribuzione studentesca, con l’aumento o diminuzione della tassazione. Dal servizio di mensa e ristorazione ai posti alloggio nelle residenze.

In merito a questi aspetti assume certamente rilevanza la scelta di riconoscere a determinate regioni un sistema di autonomia differenziata, che rischia di acuire ancora di più il divario tra Nord e Sud e risultare peggiorativa delle condizioni degli studenti.

Pretendiamo un diritto allo studio uguale per tutti!

Di seguito il testo della mozione:

OGGETTO:  PARERE RELATIVO ALLA ATTRIBUZIONE DI PARTICOLARI FORME DI AUTONOMIA ALLE REGIONI VENETO, LOMBARDIA, EMILIA ROMAGNA

 

Adunanza del 12 e 13 marzo 2019

 

IL CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI

 

VISTO l’art. 116 Costituzione, comma 3, che prevede “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”;

 

VISTO il Rapporto sulla Condizione Studentesca del CNSU approvato il 26 giugno del 2018;

 

CONSIDERATO l’iter interlocutorio in atto tra le regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna con il Governo italiano ai sensi dell’art. 116 Costituzione, comma 3, cui ha fatto seguito la richiesta di altre diciassette regioni.

 

ADOTTA ALL’UNANIMITÀ IL SEGUENTE PARERE

 

Il CNSU, considerato un orientamento ormai consolidato e facilmente ravvisabile negli ultimi pareri resi in merito ai criteri di riparto del Fondo di Finanziamento Ordinario alle università, nonché, in maniera più organica e sistematica, nell’ultimo Rapporto sulla Condizione Studentesca 2018, ritiene di fondamentale importanza il tema legato alla distribuzione delle risorse al sistema universitario e al sistema di diritto allo studio nell’ottica di un soddisfacimento del fabbisogno che tenga conto delle forti disparità territoriali che si riflettono sugli studenti degli atenei italiani. Queste disparità si riflettono sulla condizione studentesca in molteplici direzioni: dalla possibilità di usufruire di una didattica di qualità, all’istituzione di corsi di laurea a numero programmato locale, passando per l’erogazione di borse di studio e altri strumenti di welfare studentesco, all’incremento/decremento della contribuzione studentesca. In merito a questi aspetti assume certamente rilevanza la scelta di riconoscere a determinate regioni, che ne facciano richiesta, un sistema di autonomia differenziata come disposto nel Titolo V della Costituzione.

 

Vista la significativa incisione che avranno questi accordi, qualora raggiunti – alla luce soprattutto del numero sempre maggiore di regioni che vogliono ricorrere al regime di autonomia differenziata – risulta centrale e necessario il coinvolgimento del Parlamento in una fase anche precedente all’accordo stesso, attualmente escluso dal dibattito in corso, mantenendo invece esclusivo il rapporto tra il Governo e le Regioni. Al contrario il CNSU ritiene profondamente necessario garantire un dibattito il più ampio e inclusivo possibile, a partire proprio dal Parlamento, direttamente espressivo della volontà popolare. L’autonomia differenziata non è questione che riguarda unicamente le singole regioni, ma interessa l’equilibrio complessivo dello Stato incidendo inevitabilmente in settori di interesse cruciale: per quanto concerne il sistema universitario nazionale e diritto allo studio, infatti, si ritiene necessario, nell’interesse dello Stato, che la discussione non possa escludere il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, in quanto organo di massima rappresentanza universitaria istituzionale sul territorio nazionale.

 

Per queste ragioni il Consiglio vuole porre l’accento sugli effetti che, da un’autonomia differenziata, potrebbero scaturire rispetto all’organizzazione e alla ripartizione dei fondi legati proprio al diritto allo studio: un sistema che lascia significativi spazi di autonomia tra regioni, infatti, se non bilanciato da una definizione di livelli essenziali delle prestazioni minimi garantiti su tutto il territorio nazionale, apre la strada a disuguaglianze territoriali inevitabili ancora più acute rispetto alle già presenti disparità, che minerebbero i principi solidaristico ed egualitario che stanno alla base del nostro sistema costituzionale, nonché più in generale il diritto ad una formazione di qualità e accessibile a tutti in tutto il territorio nazionale.

La stessa Costituzione, dopo la riforma del titolo V, chiarisce infatti che non possono essere attribuite ulteriori forme e particolari condizioni di autonomia, se prima non vengono individuati e concretamente garantiti i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ed i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) su tutto il territorio nazionale. Per questo si ritiene assolutamente rischioso, ad oggi, il dibattito in atto. In un Paese che vede già pesanti divisioni al suo interno, specie in tema di scuola, università e più nello specifico in tema di diritto allo studio che ancora non ha vinto la figura dello studente idoneo ma non beneficiario, parlare di autonomia differenziata significa mettere in pericolo il principio di unità e coesione nazionale.

 

Il CNSU, in conclusione, ritiene prioritario evitare ulteriori divisioni economiche e sociali.

 

La Presidente

Anna Azzalin