Padova: UDU e Rete Studenti Medi consegnano lettera al Presidente Renzi. Subito confronto con studenti sullo Student Act.

By 28 ottobre 2016dai territori

img_2016-10-28-12_07_02Questa mattina il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha incontrato scienziati provenienti da diversi Paesi del mondo che si trovano a svolgere il proprio lavoro di ricerca presso l’Università di Padova in Aula Magna del Palazzo Bo. In tale occasione i rappresentanti degli studenti UDU in Senato Accademico e in Consiglio di Amministrazione hanno consegnato al Presidente del Consiglio una lettera nel merito dello Student Act, inserito all’interno della Legge di Stabilità. 

Studenti Per UDU Padova e la Rete degli Studenti Medi del Veneto hanno affrontato importanti temi, come il finanziamento dell’istruzione pubblica, l’alternanza scuola-lavoro, superamento del sistema del numero chiuso, e sottolineato le criticità emerse dallo Student Act inserito nella Legge di Stabilità.

Qui di seguito il contenuto della lettera:

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri,

Vorremmo approfittare della Sua presenza presso l’Università degli Studi di Padova per porre alla Sua cortese attenzione alcune considerazioni, rispetto ciò che il Suo Governo sta portando avanti relativamente al sistema d’istruzione superiore ed universitaria. Un sistema che ancora oggi, purtroppo, risulta essere chiuso e di difficile accesso anche a quei “capaci e meritevoli, […] privi di mezzi” di cui parla l’art. 34 della nostra Costituzione.

A tal proposito abbiamo seguito con attenzione come si è sviluppata la discussione riguardo lo Student Act che Lei e il Suo Governo avete inserito all’interno della Legge di Stabilità. Infatti, nonostante si torni a considerare l’investimento sul Diritto allo Studio con la stabilizzazione dell’incremento già disposto nello scorso anno di 50 milioni nel Fondo Integrativo Statale, le misure non sono ancora sufficienti ad eliminare la figura dell’idoneo non beneficiario di borsa di studio.

Inoltre, nella bozza della Legge di Stabilità che è iniziata a circolare in questi giorni abbiamo trovato diverse modifiche sostanziali che il Sottosegretario Faraone non aveva illustrato negli incontri avuti e nelle conferenze stampa fatte sullo Student Act. Stando alla bozza pubblicata sarà abolito il DPR 306/1997 con il quale veniva fissato il tetto del 20% sul FFO per la contribuzione studentesca.

Abbiamo sempre criticato questo tetto per il modo in cui è stato applicato nel contesto del finanziamento statale degli ultimi anni, chiedendo di intervenire e di modificarlo, ma abolirlo del tutto non crediamo sia di certo la soluzione: significherebbe liberalizzare totalmente le tasse universitarie per gli studenti con ISEE sopra i 25mila euro, la classe media già in forte difficoltà. In un momento storico in cui sempre meno famiglie possono permettersi di mantenere gli studi dei propri figli, non si può intervenire in questa maniera su un tema così delicato, consentendo l’aumento senza limiti della tassazione per famiglie con reddito superiore alla soglia dei 25.000.

Vanno poi considerati gli effetti del nuovo calcolo ISEE, il quale nell’anno passato ha già dimostrato come a parità di reddito moltissime famiglie abbiano visto aumentare il proprio ISEE.

Viene, inoltre, introdotta una misura punitiva per gli studenti fuoricorso che rientrano nella fascia calmierata prevedendo un aumento del 50% rispetto all’importo dovuto e, comunque, non inferiore ai 200€.

Infine non è stabilito alcun vincolo per la tassazione di studenti provenienti da Stati extra UE, lasciando libertà assoluta agli atenei: certamente non il miglior modo per attrarre studenti dall’estero e favorire l’internazionalizzazione non solo in uscita ma anche in entrata. Ancora una volta è mancato completamente un confronto franco con le organizzazioni studentesche e ci ritroviamo investimenti che mancano di una visione complessiva.

Lo denunciamo da tempo: non è possibile riformare il sistema universitario senza coinvolgere gli studenti, destinatari ultimi delle manovre. Si riapra subito il confronto con gli studenti e si intervenga per un allargamento della platea di beneficiari delle misure di sostegno allo studio, per l’eliminazione dell’idoneo non beneficiario e per una “no tax area” il più possibile inclusiva.

Ci piacerebbe altresì, Presidente, che il tanto promesso confronto con le rappresentanze studentesche venga davvero messo in pratica: da anni aspettiamo, ancora, la convocazione del tavolo che il Ministro aveva promesso per il superamento dell’attuale sistema di accesso al corso di Medicina e Chirurgia; come aspettiamo, ancora, un confronto sulla riforma del corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e sulla riforma forense.

Ulteriore provvedimento che ha destato la nostra preoccupazione è quello relativo alle cosiddette “Cattedre Natta”, secondo il quale cinquecento posti di professore associato o ordinario verranno attribuiti a pretesi “ricercatori di eccellenza” selezionati da commissioni soggette al giudizio politico (i presidenti saranno nominati – a quanto pare – proprio da Lei, Presidente) e saranno destinati ad un trattamento privilegiato. Crediamo non abbia davvero nessun senso privilegiare finanziamenti per pochi percorrendo, oltretutto, un’ulteriore strada per il reclutamento quando persiste un problema consistente di organico complessivo.

Questa retorica del “merito” sembra essere una semplice misura spot inutile a coprire le gigantesche falle del sistema di finanziamento universitario. Sempre di cattedre si parla anche all’interno degli istituti superiori: l’assenza dell’organico docenti determinata da ingenti ritardi nell’assegnazione delle cattedre per l’anno 2016/2017 sta originando una difficoltà persistente, che nel primo mese di scuola non ha fatto che crescere. Succede ogni giorno in Provincia di Belluno, a Santo Stefano di Cadore, ai circa centocinquanta studenti dell’ITE e IPSIA M.A. La problematica che vivono gli studenti è pressante e concreta: le cattedre sono per la maggior parte vuote. Ciò accade sia per difficoltà (riscontrate in tutto il territorio nazionale) legate all’assegnazione delle cattedre, sia per un problema territoriale legato all’ubicazione del paesino stesso. Gli studenti di Santo Stefano, ai quali mancano i professori di ben nove materie, sono paradigma estremo di una situazione che è in realtà molto diffusa: da settembre riscontriamo il disagio che si respira all’interno delle aule nel momento in cui si perdono almeno due ore di lezione al giorno, vengono già decurtati i programmi, cresce l’ansia per una prova d’esame di cui, oltre che i contenuti, è confusa anche la modalità.

Le rassicurazioni e le promesse non sono sufficienti agli studenti e ai professori che nell’ultimo mese si sono scontrati con questo impedimento. Crediamo, poi, che il rapporto tra istruzione e lavoro sia fondamentale e, proprio per questo, va incentivata l’alternanza scuola-lavoro. Nel primo anno di alternanza obbligatoria si è messo in moto un ampio processo nel quale le azioni di raccordo tra le istituzioni scolastiche e il mondo del lavoro hanno incontrato numerosi ostacoli e difficoltà.

L’obbligo sull’alternanza previsto dalla Legge n. 107 ha fortemente accentuato le difficoltà delle scuole nel realizzare esperienze di qualità, con alcune eccezioni solo nelle realtà dove l’alternanza scuola-lavoro è da tempo un’esperienza consolidata. In questo primo anno la stragrande maggioranza delle scuole del Paese ha adempiuto all’obbligo di iniziare percorsi di alternanza scuola lavoro. Tuttavia emerge che un consistente numero di esperienze sono da considerare a rischio. Secondo un’indagine recentemente svolta dalla Rete degli Studenti Medi, insieme alla CGIL e alla Fondazione Di Vittorio, un ragazzo su quattro è fuori da percorsi di qualità: il 10% dei ragazzi ha partecipato solo ad attività propedeutiche e il 14% ha partecipato solo ad esperienze di lavoro. Altrettanto preoccupante è l’80% delle esperienze di lavoro realizzate almeno in parte nel periodo estivo (di cui il 17% esclusivamente nel periodo estivo) quando le attività didattiche sono sospese, poiché sono indice di una difficoltà gestionale nel raggiungere il monte ore minimo obbligatorio. L’80% delle scuole hanno progettato i percorsi ASL a partire da offerte di soggetti privati, nate in modo totalmente occasionale. La quota ridotta di progetti ASL basati su un consolidato rapporto tra scuola, territorio e mondo del lavoro (accordi di reti territoriali, accordi di settore legati a filiere produttive, forme di collaborazione stabili…) rivela forti rischi di insufficienza riguardo alla qualità delle esperienze cui gli studenti stanno partecipando, sia pur in presenza di progetti formalmente corretti. Anche nel caso in cui la progettazione dei percorsi ASL avviene all’interno di accordi, nella maggior parte dei casi prevale l’occasionalità e non la pluriennalità della progettazione. Ci preme evidenziare, tra i fattori di rischio che influenzano i percorsi ASL, proprio l’occasionalità molto diffusa del partenariato, che ostacola lo sviluppo di progetti di ampio respiro e la crescita della capacità di co-progettazione delle scuole e delle strutture ospitanti, fondata sull’individuazione delle competenze più utili agli studenti. La maggior parte dei percorsi ASL si realizzano in piccole o micro imprese, un tessuto che non aiuta il controllo della capacità formativa delle imprese e che, nel quadro diffuso di occasionalità in cui si realizzano i percorsi ASL, rende questi più deboli e di minore qualità. Alla luce di questi dati, risulta ancora più grave la mancata attivazione in tempi utili del registro nazionale delle imprese dal quale le scuole sono obbligate a individuare il soggetto ospitante. È necessario definire criteri e procedure di accreditamento della capacità formativa delle strutture ospitanti, mentre non è sufficiente esplicare alcuni requisiti generali, e ridurre le competenze richieste ai tutor aziendali esclusivamente all’affiancamento formativo. La debolezza formativa presente nelle strutture ospitanti viene in parte compensata dalle scuole che garantiscono livelli minimi di progettazione, come la definizione delle competenze acquisite al termine dell’esperienza di ASL e delle attività specifiche svolte nella struttura ospitante, anche se la personalizzazione dei percorsi sconta la difficoltà di un insufficiente accertamento delle abilità in ingresso degli studenti. Le scuole hanno iniziato ad adeguare la propria struttura organizzativa “all’emergenza ASL obbligatoria”: nella maggior parte dei casi (86%) si sono dotate di un gruppo dedicato ai percorsi ASL, e nella maggioranza dei casi (60%) è presente un docente con funzione strumentale per l’alternanza. Sono però ancora rari i casi in cui il collegio docenti si è articolato in dipartimenti, oppure si è attivato un comitato tecnico o in cui si sono stati coinvolti soggetti esterni al gruppo ASL. Il rischio è che le scuole deleghino solo ad alcuni “specialisti” la progettazione dei percorsi di alternanza anziché a gorgani veramente rappresentativi e partecipati.

In conclusione la nostra idea di “Buona Alternanza” non consiste nell’aggiungere un’altra attività a quelle ordinarie, ma di cambiare il “modo di fare scuola” a partire dalla necessità di mutare stabilmente l’assetto organizzativo, al fine di sviluppare capacità di co-progettazione con strutture ospitanti individuate sulla base di accordi territoriali stabili che coinvolgano attivamente le istituzioni locali e le parti sociali. Il mancato coinvolgimento di queste ultime, invece, appare essere uno dei punti più deboli di tutto il processo di attuazione dell’ASL obbligatoria.

Tutti i Paesi europei dove, pur con modelli diversi, l’apprendimento basato sul lavoro è una realtà positiva, diffusa e consolidata, hanno valorizzato a questo fine il dialogo sociale. Chiediamo di istituire una Cabina di Regia Nazionale, con diramazioni regionali, per lo sviluppo del rapporto scuola-lavoro in cui siano presenti le istituzioni coinvolte (Ministeri dell’Istruzione e del Lavoro, Regioni) e le Parti Sociali.

Infine, l’adozione della Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro rimane per noi una priorità, necessità imprescindibile per garantire una corretta cultura del lavoro già a partire dai percorsi formativi.

Come Rete degli Studenti Medi e UDU – Unione degli Universitari, organizzazioni studentesche delle Scuole superiori e delle Università italiane, crediamo che servano importanti interventi strutturali per la Scuola e l’Università pubblica e che si debba investire uniformemente in tutto il nostro Paese per dare a tutti i giovani italiani le stesse opportunità.

La invitiamo quindi a fare Sua la nostra richiesta, mandando all’intero Paese un chiaro segnale finalizzato alla promozione di interventi che possano garantire appieno il Diritto allo Studio e l’abbattimento degli ostacoli di ordine sociale ed economico di cui parla a chiare lettere la nostra Costituzione.

Cordialmente,

Rete degli Studenti Medi

UDU- Unione degli Universitari