In questi ultimi giorni è venuto alla luce un gravissimo problema che sta mettendo in ginocchio le istituzioni AFAM – Alta Formazione Artistica e Musicale, in cui rientrano tutte le Accademie di Belle Arti (statali e non), i Conservatori, le Accademie di Danza e Arte Drammatica e gli Istituti Statali Superiori per le Industrie Artistiche.

Dal 1° luglio 2019 infatti è stata tolta la possibilità di mantenere nell’organico delle istituzioni pubbliche personale con contratto di collaborazione coordinata e collaborativa (Co.Co.Co.). Il provvedimento ha colpito in particolare proprio le istituzioni AFAM, i cui docenti vivevano già una situazione di forte precarietà essendo in gran parte assunti proprio con contratti Co.Co.Co. con limitate tutele e diritti, dato che negli ultimi anni il numero di docenti in organico nei diversi istituti è stato bloccato. Spazzati via i contratti senza prevedere una soluzione alternativa, la situazione è diventata insostenibile, andando ad danneggiare inevitabilmente anche il diritto allo studio.

In molti istituti la didattica è bloccata, molti corsi non sono partiti, le lezioni sono state sospese. Moltissimi studenti rischiano di non poter raggiungere i crediti necessari per ricevere la borsa di studio a cui hanno diritto. Chi è a solo un esame alla laurea potrebbe subire un rinvio di mesi, comportando anche un costo economico per la tassazione studentesca già alta. Mancano gli insegnanti di sostegno per gli studenti portatori di handicap e persino i modelli per i corsi di pittura e scultura dal vivo.

La mancanza di indicazioni da parte del Ministero, ha portato in molti casi il personale al cambio di tipologia di contratto, pena la perdita dell’incarico. In alcuni istituti i docenti hanno dovuto aprire partite IVA, in altri si è ricorso al “contratto d’opera intellettuale” creando contrasti all’interno delle istituzioni che per loro natura hanno corsi di carattere sia teorico che pratico.

Il blocco dei Co.Co.Co. praticamente impedisce di assumere tutti i docenti che non sono in organico, e in molti istituti i contrattisti coprono la metà – se non di più – dei corsi. In questo momento i direttori si trovano in una posizione molto critica: da una parte hanno l’obbligo di rispettare l’offerta formativa del proprio istituto, dall’altra però non hanno la possibilità di assumere docenti per farlo. È evidente che bisogna espandere l’organico sulla base delle necessità delle singole istituzioni. 

Questa situazione non è più sostenibile. È necessario che il Ministero dia indicazioni precise per risolvere il problema in tempi celeri. Non possiamo più aspettare, non possiamo più accettare il silenzio assordante del governo su una questione così importante. Recentemente il MIUR ha lanciato una campagna che mira a pubblicizzare le istituzioni AFAM, ma si tratta solamente di un invito ad iscriversi alle accademie e ai conservatori, vuoto di proposte concrete per risollevare la dignità di queste istituzioni. Bisogna sbloccare subito le assunzioni di docenti in organico nei diversi istituti per non essere costretti a una diffusione di contratti precari e approfittare della discussione sulla Legge di Stabilità 2020 per risolvere i problemi storici che in Italia affliggono il mondo della formazione artistica.

Le istituzioni AFAM nel nostro paese, infatti, sono da anni in condizioni precarie. Solo in Italia gli studenti delle accademie e dei conservatori non sono considerati studenti universitari a tutti gli effetti, mettendo gli stessi in svantaggio rispetto ai colleghi delle università, anche nella successiva ricerca di un percorso lavorativo. Spaventoso è anche il divario per quanto riguarda il finanziamento statale, già carente per il sistema universitario, ridotto all’osso per gli AFAM, che si ritrovano a far pagare ai propri studenti tasse altissime per servizi di molto minori rispetto a quelli dell’università. 

Troviamo assurdo che, in Italia, il paese detentore del patrimonio artistico più vasto e conosciuto al mondo, la ricerca artistica non venga considerata vera e propria ricerca, gli studenti non godano dello status di universitari nonostante i titoli di studio delle accademie siano equipollenti alla laurea, i docenti non vengano assunti con contratti stabili, il diritto allo studio venga continuamente limitato o negato.

L’arte crea comunità, aggregazione e coscienza. Riflette sul nostro essere e anticipa l’avvenire. L’arte non è inutile, la ricerca artistica non lo è. Occorre urgentemente che il Ministero dia delle indicazioni alle istituzioni e risolva la situazione, e che all’alta formazione artistica venga dato il rispetto che merita.

UDU – Unione degli Universitari
CPCSAI – Conferenza dei Presidenti delle Consulte Studenti ABA e ISIA