Aggirare il numero chiuso andando all’estero: l’ennesima beffa di un sistema che non funziona e alimenta le speculazioni a danno degli studenti.

By 8 aprile 2014Università

Anche quest’anno personale di importanti società private di tutoraggio italiane distribuiva volantini all’ ingresso di numerose università italiane, agli studenti che oggi hanno affrontato il test d’ingresso per Medicina.
Nei volantini si consigliava, agli aspiranti medici, di intraprendere la via dell’estero con particolare riferimento all’est d’Europa: un anno di studio in altre nazioni europee per poi provare un trasferimento in Italia al secondo anno. Un’ alternativa al test per aggirare l’ostacolo del numero chiuso, ma solo per chi può permetterselo: questa”scappatoia”, infatti, può costare fino a 50.000 euro.

Dichiara Gianluca Scuccimarra, coordinatore nazionale dell’ Unione degli Universitari: “Siamo alle solite: al danno di un sistema assurdo si somma il vero e proprio sciacallaggio di compagnie private, che sfruttano le speranze e la frustrazione degli studenti per fare soldi. Il sistema dei Test d’ingresso è anche questo: un grande circuito economico che va dai corsi privati di preparazione, al costo dei test, alle convenzioni con Atenei esteri,  tutto sulle spalle degli studenti. Un meccanismo che aumenta ulteriormente le discriminazioni, perché penalizza gli studenti con minori disponibilità economiche, cui tali “strumenti” di preparazione ed eventuale aggiramento dei test, sono preclusi”

Conclude Alberto Irone, portavoce nazionale della Rete degli Studenti Medi: “Ormai quasi il 60% dei Corsi di studio è a numero chiuso, gli studenti delle scuole superiori vedono davanti a loro un sistema universitario sempre più chiuso, e cercano alternative all’estero, finendo spesso per incappare nelle offerte, molto costose, di queste compagnie private di tutoraggio. E’ davvero assurdo che per realizzare le proprie aspirazioni di studio, sempre più giovani debbano pensare a scappatoie simili.  E’ indispensabile che il Ministero apra immediatamente un confronto con gli studenti sulle prospettive dell’accesso universitario, perché questo sistema, e le crescenti speculazioni che gli orbitano attorno, non sono più sostenibili”.