Appello per la fine del conflitto in Siria, per la soluzione politica negoziata tra tutte le comunità della Siria

By 13 gennaio 2014Sociale

Chiediamo al governo italiano di assumere un chiaro impegno affinché l’appuntamento diGinevra 2, previsto per il prossimo 22 Gennaio 2014, diventi la conferenza di pace e di giustizia che tutti, ma soprattutto la popolazione civile siriana, attendono per porre fine alle morti, alle violenze inaudite e per la ricostruzione di una Siria libera, democratica, pluralista ed in cui tutti i cittadini e le cittadine siano pari.

In Siria si continua a morire,  la popolazione è stremata ed in balia di una violenza disumana.

I dati: oltre 130.000 morti, 200.000 detenuti politici, interi quartieri distrutti,  9 milioni di persone che necessitano di aiuti umanitari, 6,5 milioni di sfollati interni, 2,3 milioni di rifugiati, 3 milioni di studenti senza scuola, 60% tasso di disoccupazione, perdita del 45% del PIL.

Per responsabilità del regime siriano di Bashar Assad, colpevole di aver risposto con le armi e con la violenza alla protesta pacifica della popolazione che chiedeva libertà, lavoro, democrazia, si è ingenerata una spirale distruttiva fuori controllo. Dallo scontro armato interno, che ha tolto sempre più spazio  ad una soluzione politica e negoziata nel solco del diritto di autodeterminazione e dei diritti politici e civili, si è passati ad uno scenario di guerra regionale, schiacciato sull’assurda alternativa, imposta con le armi, finanche con l’uso di armi chimiche, tra regime dittatoriale, il caos o la dittatura religiosa. Una escalation di violenza inaudita ed inaccettabile per la popolazione siriana e degli altri paesi della regione. Una situazione sul campo tale da richiedere la condanna per crimini contro l’umanità a carico del regime e di quei gruppi integralisti che hanno espropriato la popolazione siriana della giusta e legittima lotta per la propria libertà, dignità e democrazia.

Tre anni di sofferenze di atrocità, di delitti e di fuga dalle proprie case, senza più lavoro, senza più scuola, senza più relazioni familiari. Un intero popolo schiacciato da interessi geo-politici ed economici di scala regionale e mondiale, senza che le stesse Nazioni Unite trovassero risposte adeguate, per fermare questo massacro.

Non possono essere la complessità dello scenario regionale o gli interessi delle parti a impedirci di schierarci al fianco della popolazione civile siriana, mobilitandoci per il suo diritto di autodeterminazione, per le richieste di libertà, dignità e democrazia, per avere giustizia nei confronti di chi ha perpetrato crimini contro l’umanità, per garantire assistenza umanitaria alle vittime, ai rifugiati ed agli sfollati.

Infine, ci uniamo alle seguenti richieste che provengono dalla società civile, dalle attiviste ed attivisti per i diritti umani siriane/i e di ogni parte del mondo, mobilitatisi in questi giorni, chiedendo al nostro governo di assumerle e di sostenerle nelle istanze internazionali:

  • la necessità che  tutte le comunità, le componenti religiose e laiche della società siriana siano rappresentate alla conferenza di Ginevra 2; 
  • la garanzia di risorse, di percorsi e corridoi sicuri per gli aiuti umanitari alla Siria;
  • l’immediata cessazione del conflitto armato e della violenza sui civili;
  • il sostegno alla proposta di formazione di un governo di transizione fondato sulla volontà popolare e su libere elezioni;
  • giustizia e verità sui crimini di guerra;
  • la confisca dei conti delle autorità del regime e la restituzione del denaro per la ricostruzione e per l’assistenza alle vittime del conflitto;
  • la presa in carico, da parte della comunità internazionale, dei bisogni e dei diritti  dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico, fino al loro ritorno in patria, a seguito della fine del conflitto;
  • il rilascio sicuro degli ostaggi e dei prigionieri politici detenuti illegalmente;
  • una adeguata cooperazione finanziaria per la ricostruzione materiale e politica della Siria, senza porre vincoli e condizioni tali da gettare il Paese nel baratro di un debito pubblico incolmabile che rischierebbe di limitarne la sovranità effettiva.
  • a garantire condizioni di libertà di espressione, di opinione e dinformazione, nonché la protezione fisica degli operatori del settore

Perugia, 11 gennaio 2014

Segreteria della Rete della Pace

Prime adesioni:

Acli, Agesci, Associazione per la pace, Cgil, Legambiente, Rete della Conoscenza, Rete degli Studenti Medi, Unione degli Universitari.

Per aderire inviare una mail a segreteria@retedellapace.it entro mercoledì 15 gennaio ore 13:00

 

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