Approvate le deleghe della 107: storia di una scuola che buona non è.

By 7 aprile 2017Università

deleghe buona scuola

Oggi il Consiglio dei Ministri ha votato le 8 deleghe della Legge 107/15 presentate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca lo scorso 14 Gennaio. Rispetto ai testi partenza sono state effettuate poche modifiche e quelle poche sono timide o assolutamente non risolutive. Stamattina eravamo di fronte il MIUR per esprimere tutta l’assurdità di queste deleghe e la nostra assoluta contrarietà.

Commenta Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi:” Siamo sconcertati dal comportamento perpetrato anche sta volta da parte delle istituzioni, le studentesse e gli studenti sono stati completamente inascoltati. Le nostre istanze sui test Invalsi non sono state minimamente prese in considerazione e il risultato del test verrà affiancato a quello della maturità. Il Ministero non ha avuto un reale interesse nel costruire il completamento di una riforma lacunosa e fortemente discussa insieme alle rappresentanze studentesche e alla totalità dei soggetti che compongono il mondo della scuola. Proprio come nel processo di approvazione della Buona Scuola i momenti di confronto sono stati insufficienti e sostanzialmente inutili nella risoluzione delle diverse problematicità che i testi dei decreti esprimevano. Come studenti siamo stanchi di Governi che dicono di tenere alle sorti della scuola pubblica ma che non investono realmente in maniera mirata su questioni fondamentali come la reale effettività del diritto allo studio per tutte e per tutti, una riforma complessiva della valutazione e della didattica. Siamo stanchi di subire e non essere ascoltati nei processi di riforma del sistema scolastico del nostro Paese.”

Interviene Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari: “Il decreto legislativo sull’accesso all’insegnamento ha recepito solo alcune istanze del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari e nel complesso non possiamo dirci soddisfatti. Infatti, il nuovo percorso di Formazione Iniziale e Tirocinio – “FIT”, obbligherà gli aspiranti insegnanti a dover integrare 24 crediti (quasi un semestre di studi) in materie che spesso l’ateneo frequentato non offre, senza garanzie di diritto allo studio e di fatto aggiungendo un prerequisito per la partecipazione al concorso nazionale che si somma in modo ingiustificato a quello del titolo di studio conseguito. Ciò che più penalizzerà coloro che si sono laureati in questi ultimi anni, in assenza di un terzo ciclo di TFA, e che si laureeranno nei prossimi è però la fase transitoria. La necessità di assorbire il precariato non viene affatto bilanciata con le esigenze di chi deve ancora avere la possibilità di entrare nel mondo del lavoro. La scelta di riservare per diversi anni i posti ad alcune categorie renderà impossibile inserirsi nel nuovo sistema a migliaia di giovani.”

Continua Manfreda: “Il sistema d’istruzione è al collasso. La dispersione scolastica ha raggiunto il 15% sul territorio nazionale con picchi del 35% al sud e nelle Isole. Nella grande maggioranza dei casi le istituzioni scolastiche sono costrette a sorreggersi obbligando le famiglie a pagare il famoso contributo volontario, pena l’esclusione degli studenti dalle attività e dai servizi della scuola, anche quelli più basilari come le fotocopie. Continuiamo a rivendicare con forza una scuola gratuita e veramente accessibile a tutte e tutti, che nel valutarci tenga conto delle nostre competenze e inclinazioni soggettive. Una scuola non più assoggettata alle logiche autoreferenziali del merito in un paese in cui la disoccupazione e il precariato non pongono tutti sullo stesso livello di partenza.”

Come Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari siamo convinti che si poteva e si doveva fare molto di più. Chiedevamo un investimento importante sull’istruzione pubblica e abbiamo ricevuto finanziamenti irrisori che non daranno risposta netta alle grandi contraddizioni di un paese in cui il Diritto allo Studio è un diritto sancito dalla Costituzione ma che vede ogni giorno ragazze e ragazzi finire per strada o nelle braccia del lavoro nero e della criminalità organizzata.