Caos no tax area: Atenei abbandonati dal MIUR

By 12 aprile 2017Università

Sempre più differenze sulle tasse in Italia e rischio che l’applicazione della riforma penalizzi gli studenti

La Legge di bilancio ha stanziato 55 milioni per il 2017 e 105 milioni dal 2018 in poi per poter dare attuazione alla no-tax area e alla fascia calmierata, tuttavia il MIUR non ha provveduto a fornire agli atenei alcun riparto di questa cifra, obbligando gli atenei a fare delle impossibili proiezioni: il riparto dovrà avvenire moltiplicando il costo standard d’Ateneo per il numero di idonei alla borsa di studio nel 2016/2017, ma questi dati al momento non sono pubblici e sono in possesso del solo Ministero.

Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari dichiara: “L’introduzione della no-tax area in Legge di bilancio è stata un grande passo in avanti verso il necessario abbassamento della contribuzione studentesca in italia, al momento la terza più alta d’Europa. In questa situazione caotica creata dal mancato riparto dei fondi che aumentano il FFO, abbiamo cercato in tutti i casi di contrattare per massimizzare i risultati positivi per gli studenti, ma molte volte abbiamo incontrato ostacoli da parte degli Atenei, rinchiusi dietro un recinto di cautela per via dell’insicurezza dei fondi da ricevere. In alcuni atenei siamo riusciti a ottenere sostanziali miglioramenti per gli studenti (a Brescia la no-tax area arriva fino a 15.000 ISEE, fascia calmierata fino a 30 mila e il modello precedente fino a 45.000, senza aumenti e differenziazioni per studenti fuori corso; a Catania la no-tax area arriva a 15.000 ISEE e la fascia calmierata a 51.000, con un’aliquota al 2,50%)”.

Prosegue la coordinatrice dell’UDU: “In molti atenei, invece, la Legge di bilancio è stata praticamente trascritta nel regolamento tasse, senza alcun tipo di miglioramento possibile, come a Padova, dove l’Ateneo ha risposto all’incertezza del gettito dal MIUR con un generale progressivo aumento delle tasse per tutti gli studenti con ISEE superiore a 28.000. in altri casi, si verifica l’estensione della fascia calmierata e della no tax area. A Bologna, ad esempio, la no tax è estesa fino a 23mila e la fascia calmierata fino a 50 mila, con un’aliquota che è al 9% per gli ISEE fino a 30 mila, e al 5% per la fascia 30-50 mila. Ma per gli studenti che all’interno di queste fasce non rispettano i criteri di merito, si verifica un’impennata delle tasse. In sostanza, la no tax area e la fascia calmierata sono rese sostenibili dal fatto che all’interno di questi importi vi sono studenti che non rispettano i requisiti di merito e a cui viene applicata una forte maggiorazione. A Parma, invece, agli studenti che conseguono i CFU indicati dalla legge di bilancio al di fuori di no-tax area e fascia calmierata, sarà applicato un certo modello di tassazione; invece, gli studenti che non rispettano i requisiti di merito subiranno aumenti consistenti. In gran parte degli atenei del Centro e del Sud la situazione è ancora in fase di sviluppo, con alcuni casi in cui siamo noi rappresentanti a dover sollecitare la riforma del regolamento della contribuzione, vista l’inattività degli Atenei a riguardo”.

Conclude Elisa Marchetti: “La quasi totalità degli atenei sta facendo pesare l’incertezza del riparto dei 55 milioni direttamente sulle tasse degli studenti. In molti atenei la natura stessa della contribuzione è stata o rischia di essere travisata. L’introduzione della no-tax area viene “compensato” creando un doppio binario: quello classico aderente ai criteri della legge di stabilità e alle vecchie norme sulla contribuzione e un’altro creato per appesantire la contribuzione di chi non raggiunge i CFU da ottenere ogni anno o va fuori corso. Il disegno diffuso sembra essere quello di fare una contribuzione basata sul merito, piuttosto che sul reddito, così come dovrebbe essere per legge. È uno scenario inaccettabile, contro cui ci stiamo battendo fino all’ultimo, negli atenei dove deve ancora essere approvato. L’atteggiamento del MIUR è irresponsabile e chiediamo che venga al più presto comunicato il riparto di questi fondi e che i 105 milioni di euro da distribuire il prossimo anno vengano ripartiti, almeno virtualmente, in tempo per capire ulteriori modifiche ai regolamenti tasse. Ci siamo sempre battuti con tutti i mezzi per avere una contribuzione studentesca che faccia tendere alla gratuità il sistema universitario e non ci fermeremo di fronte alla mancata ripartizione del MIUR e alle falle di questa legge di bilancio. L’introduzione della no-tax area è stato il primo passo verso una contribuzione studentesca più equa, ma gli ostacoli non possono essere ignorati né dal Ministero né dagli atenei, che devono impegnarsi affinché venga effettivamente garantito il diritto allo studio”.