Che impatto avrà la “Brexit” sugli studenti internazionali?

By 28 giugno 2016Mondo

Traduzione dell’articolo “How could Brexit impact international students?” di Carly Minsky su www.timeshighereducation.com


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Che impatto avrà la “Brexit” sugli studenti internazionali?
Ci vorranno almeno 2 anni prima che il Regno Unito lasci formalmente l’Unione Europea, ma già c’è un impatto sugli studenti.

Con la stabilità del Regno Unito e la libera circolazione all’interno dei confini europei ora messi in discussione, l’impatto della “Brexit” – la decisione del Regno Unito di lasciare l’UE – potrebbe avere ricadute sugli studenti internazionali sia a breve, sia a lungo termine.
Lo status del Regno Unito di membro dell’UE e le sue relazioni con gli altri Paesi membri non cambieranno in una notte. Ci vorranno almeno 2 anni perché il Regno Unito lasci l’Unione e molto dovrà essere negoziato nel frattempo.
Tuttavia, l’impatto sull’economia e sulla moneta è già evidente. Anche se la sterlina ha già parzialmente recuperato dopo una caduta iniziale di oltre il 10%, è possibile che rimarrà debole rispetto alle altre valute, avendo ricadute per gli studenti internazionali sia in uscita che in entrata che pagano, o si aspettano di pagare, le tasse universitarie in una valuta diversa dalla propria.
Fino a quando il Regno Unito non avrà concluso gli accordi con l’UE, le domande riguardanti la mobilità studentesca tra il Regno Unito e il resto d’Europa rimarranno irrisolte.
Ci sono preoccupazioni, in particolare tra gli studenti, sulla possibilità di dover pagare tasse per “studenti internazionali” più alte rispetto al resto dell’UE quando viaggiano da o verso il Regno Unito per studiare, e sulle restrizioni dei visti.

Un portavoce del British Council, che si occupa di fornire aiuto e consulenza per gli studenti internazionali che desiderano studiare nel Regno Unito, ha dichiarato: “Il British Council ha lavorato con i nostri vicini europei per oltre 80 anni, come organizzazione internazionale del Regno Unito per le relazioni culturali e le opportunità educative, e continueremo a farlo. Abbiamo sempre creduto nella forza di impegnarsi con le istituzioni multilaterali e troveremo il modo di continuare a lavorare in collaborazione con gli altri paesi europei e con le istituzioni dell’UE per creare opportunità di costruire connessioni e generare fiducia.”
Alcuni paesi extra-UE, come la Norvegia, la Svizzera e la Turchia, partecipano comunque al programma Erasmus+, che facilita le opportunità studio all’estero per gli studenti in Europa.

Un portavoce del programma Erasmus + ha commentato: “Stiamo lavorando con i colleghi del Governo e non solo per valutare i [nostri] prossimi passi e in seguito li comunicheremo.”
Ma Fernando Galán Palomares, il Presidente dell’European Students’ Union, ha dichiarato che si aspetta che la mobilità studentesca tra il Regno Unito e il resto d’Europa diminuisca drasticamente a causa delle tasse più alte, della “regolamentazione ostile dei visti”, la diminuzione di opportunità di accesso all’assistenza sanitaria e delle opportunità di lavoro. Dichiara: “Questo avrà conseguenze finanziarie per l’istruzione superiore del Regno Unito, come evidenziato dalle Università del Regno Unito, ma ridurrà anche la diversità delle nostre sedi, limitando le opportunità per gli studenti di studiare insieme a colleghi provenienti da tutta Europa, fattore che, senza dubbio, porterà a un inferiore grado di coesione e diversità. Il sistema universitario del Regno Unito affronterà anche una diminuzione delle entrate finanziarie derivanti da programmi UE, che potrebbe comportare una compensazione attraverso l’aumento delle tasse universitarie”.
Ciononostante, Palomares ha condiviso la sua speranza che gli studenti nel Regno Unito e nel resto d’Europa continueranno a dimostrare solidarietà. Egli dichiara: “Gli studenti di tutta Europa riconoscono che la cooperazione e l’unità sono le fondamenta di un’Europa pacifica e progressiva, e gli studenti ora hanno la responsabilità di essere in prima linea e restare uniti di fronte all’odio e alla paura”.

Il Sindacato Studentesco del Regno Unito (NUS UK) ha espresso delusione per il risultato del referendum e ha esortato il governo ad ascoltare le voci degli studenti. Megan Dunn, Presidente nazionale uscente della NUS UK ha dichiarato: “Abbiamo impellenti interrogativi su come il voto per il “Leave” interesserà gli studenti, in particolare gli studenti dell’UE nel Regno Unito e gli studenti del Regno Unito che studiano in altri Paesi UE, e chiediamo al Governo di offrire garanzie chiare circa la loro situazione”.
Nonostante l’apparente consenso tra la maggioranza degli elettori del Regno Unito per controlli più severi in materia di immigrazione, le organizzazioni accademiche, le università del Regno Unito e le comunità che rappresentano cercheranno di proteggere lo status e l’accoglienza degli studenti internazionali e sono alla ricerca di rassicurazioni in tal senso da parte del governo. Jo Johnson, il ministro dell’Università, ha dichiarato che gli attuali studenti UE e candidati per l’ingresso nel 2017 non dovranno subire alcuna modifica al finanziamento ricevuto o alle tasse.

Dati su Brexit e studenti europei:

  • A partire dal 2014-15, più di 120.000 studenti provenienti da differenti paesi dell’UE, sono stati nel Regno Unito.
  • Il 6,4% di tutti gli universitari a tempo pieno e gli studenti post-laurea presso le università britanniche lo scorso anno sono studenti provenienti da Paesi dell’UE diversi dal Regno Unito.
  • Il Regno Unito resterà un membro della UE per almeno due anni dopo che l’articolo 50 verrà attivato per iniziare il processo formale di lasciare l’Unione.
  • È improbabile che gli studenti dell’UE già presenti nel Regno Unito quando questo formalmente lascerà l’UE, cambieranno status rispetto all’obbligo del visto o alle tasse universitarie.
  • Tuttavia, gli studenti potrebbero incorrere in tasse più alte per “studenti internazionali” e limitazioni per il visto se dovessero muoversi dopo che il Regno Unito avrà lasciato l’Unione Europea.
  • Il Regno Unito potrà comunque continuare a partecipare al programma Erasmus+: rimane comunque una possibilità e non una certezza.