Emendamenti del Senato alla legge di stabilità: misure totalmente inefficaci, si investa seriamente sul diritto allo studio e sull’università

By 20 novembre 2015Università

ldistabilitaLa discussione in legge di stabilità in Senato ha portato all’approvazione di alcuni emendamenti relativi all’università: 25 milioni nella quota premiale del fondo di funzionamento ordinario e 5 milioni per il fondo statale per le borse di studio.

Dichiara Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari: “A fronte dei 200 milioni aggiuntivi richiesti per il diritto allo studio nel 2016, il governo non era intervenuto affatto nel disegno di legge di stabilità. Ora, arriva questo emendamento da 5 milioni: una cifra irrisoria, che non porterà ad alcun miglioramento sostanziale della situazione. Basti pensare che gli idonei non beneficiari di borsa in Italia, già l’anno scorso, erano più di 40mila, e che decine di migliaia di studenti quest’anno sono rimasti esclusi dalle borse a causa del nuovo ISEE. Una misura del genere pertanto, che basterà a finanziare poco più di 1000 borse di studio, non è neanche lontanamente sufficiente a fronteggiare né il problema tutto italiano degli idonei non beneficiari, né i danni prodotti dal nuovo ISEE”.

“In arrivo anche 25 milioni per il 2016 e 30 milioni dal 2017 sul Fondo di finanziamento ordinario delle università, che, come dichiara il sottosegretario Faraone, servirebbero per il pagamento degli scatti stipendiali dei docenti, il cui blocco è finalmente stato eliminato decidendo di non prorogarlo nella legge di stabilità 2016.” Prosegue Dionisio “Peccato che queste risorse saranno stanziate in quota premiale, e pertanto, non saranno ripartite in base al reale fabbisogno degli atenei. Ancora una volta ci si troverà di fronte ad una suddivisione delle risorse iniqua, che, invece che dare sostegno, per quanto minimo, alle università che ne avrebbero bisogno, andrà nella direzione di aumentare il divario tra gli atenei. E’ vero, il blocco degli scatti stipendiali non è stato prorogato, ma l’inserimento di questi fondi all’interno della quota premiale, e non della quota base, fa sì che possano esserci atenei che non vedano un briciolo di queste risorse. Oltretutto, le università, trovandosi a fronteggiare maggiori uscite per il pagamento degli scatti, senza che però vi siano stanziamenti adeguati da parte del ministero, rischiano di essere penalizzate, in quanto la quota delle spese per il personale aumenterà rispetto alle altre voci di uscita, con la conseguenza che non si rispettino i limiti che le università, secondo gli indicatori di “virtuosità di bilancio”, sono tenute a rispettare per assumere e fare investimenti.
Oltretutto, nel disegno di legge del governo si erano già previsti tagli sul FFO, per 29 milioni per il 2016, 41,2 milioni per il 2017 e  21 milioni per il 2018. Questa integrazione, pertanto non porta ad alcun miglioramento”.

Conclude Jacopo Dionisio: “Il governo, nonostante le nostre mobilitazioni e le nostre richieste sembra che sia più attento a pensare al nuovo spot, piuttosto che risolvere l’emergenza ISEE e il problema oramai strutturale del sottofinanziamento universitario e del diritto allo studio. Chiediamo che almeno in fase di discussione della legge di stabilità in Parlamento si intervenga in modo decisivo sull’università. Lo chiediamo non solo per il bene di noi studenti ma per tutto il Paese”.