Giù le mani dagli appelli! Come funziona lo sciopero?

By 20 aprile 2018Università

scioperoLo sciopero degli esami della sessione estiva è promosso dal Movimento per la dignità della docenza, un gruppo di docenti, che già nella sessione di settembre aveva eseguito lo sciopero.
Il nuovo sciopero è convocato dal 1° giugno al 31 luglio: i docenti potranno astenersi dallo svolgere il primo appello che rientra in quella fascia temporale.
I professori, soprattutto dopo la nota della Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali pubblicata ieri, dicono che lo sciopero della sessione estiva è “a disagio zero per gli studenti”.

Si esprime così il garante:
“Occorre rilevare che il godimento del diritto all’istruzione universitaria nel suo contenuto essenziale è assicurato anche dalla garanzia di un numero di appelli tale da non pregiudicare l’obiettivo primario del conseguimento da parte dello studente del diploma di laurea nei tempi previsti, senza subire incolpevolmente alcun ritardo che potrebbe pregiudicarne l’inserimento nel mercato del lavoro.

Per tale ragione, questa Autorità, ad integrazione delle linee guida relative alle modalità di astensione dallo svolgimento degli esami di profitto nelle Università elaborate dai soggetti proclamanti lo sciopero, ritiene legittima l’astensione in oggetto a condizione che nelle Sedi universitarie in cui siano previsti cinque appelli (o meno di cinque), nel corso dell’Anno accademico di riferimento, gli aderenti allo sciopero chiedano alle strutture di competenza la fissazione di un appello straordinario da tenere non prima del quattordicesimo giorno successivo alla data prescelta per l’effettuazione dell’astensione”

In questa nota, in realtà, la Commissione si limita a prendere atto della legittimità dello sciopero proclamato spiega che negli atenei o nei corsi in cui dovessero esservi solamente 5 appelli, o meno, durante tutto l’anno accademico, sarà necessario rimandare l’appello in un appello straordinario da tenersi 14 giorni dopo quello “annullato”.

Specifica, inoltre, che l’appello straordinario per recuperare quello oggetto di astensione potrà avvenire inoltre laddove la sessione estiva presenti solamente un appello di esame.

Per tutti gli altri casi, l’appello semplicemente salterà.

“Resta ferma la garanzia di un appello straordinario non prima del quattordicesimo giorno successivo a quello dello sciopero solo laddove la sessione d’esame consista in un unico appello”

Nelle linee guida di autoregolamentazione dello sciopero pubblicate sul sito internet del Movimento per la dignità della docenza universitaria, vengono inoltre garantiti appelli straordinari per laureandi, studenti Erasmus e studentesse in gravidanza o studenti con problemi di salute. Su queste casistiche però, non c’è ancora certezza della garanzia: infatti,  la nota ufficiale della Commissione, che ufficializza a tutti gli atenei la legittimità e il codice di autoregolamentazione dello sciopero, che dovrebbe anche chiarire come questi appelli straordinari possano essere richiesti, non è stata ancora resa pubblica.

Lo sciopero rientra nella battaglia dei docenti per il riconoscimento degli scatti stipendiali. È una battaglia giusta, lo abbiamo già detto più volte.
Come, ancor più volte, abbiamo detto quanto sia inaccettabile e odioso lo strumento di protesta dello sciopero degli esami di profitto: è uno strumento che danneggia solamente gli studenti e non tocca minimamente i veri responsabili delle decisioni che hanno portato allo smantellamento dell’università pubblica che ha generato, tra l’altro, anche i problemi legati agli scatti stipendiali per cui i professori protestano. E’ uno sciopero che colpisce solamente gli studenti, che hanno meno strumenti dei professori per difendersi, con una logica esclusivamente baronale, come dimostrato dal modo di esprimersi di chi porta avanti questa protesta.
Inoltre questo sciopero, convocato a Camere sciolte, non ha un interlocutore vero e proprio: il Governo attuale è dimissionario e non può garantire alcuna soluzione.
Oltre all’attacco ai diritti, già pochissimi, degli studenti universitari, c’è quindi l’impossibilità di mettere in campo una contrattazione vera e propria in merito.

Noi non ci stiamo: ancora una volta, i professori giocano sulla nostra pelle!
Giù le mani dagli appelli!