Gli studenti scrivono al Paese: senza un’inversione di marcia su giovani e istruzione, l’Italia non ha futuro!

By 18 dicembre 2013Sociale

In un momento di crisi, in cui le risposte dalla politica sono sempre state praticamente inesistenti e in cui scuola ed università sono sempre state poste come ultima delle priorità, noi giovani ci ritroviamo ad avere un futuro precario in un Paese chiuso su se stesso.

In un momento di crisi, economica ma anche politica, cerchiamo risposte, chiediamo di essere ascoltati: per questo lanciamo un appello al Paese intero, un appello che chiede un’inversione di marcia reale su scuola e università ma non solo.

Per ripartire è necessario guardare ai veri problemi dell’Italia, ricominciando ad investire sulla conoscenza e sui giovani.

 

Con questa lettera scriviamo da cittadini, studenti, giovani, preoccupati per il nostro Paese, per il nostro presente e futuro.

Ci rivolgiamo al Paese tutto, a chi usa violenza, a chi l’ha usata nelle nostre università, a chi sputa sulla democrazia, a chi la democrazia non l’ha difesa, a chi dice che i libri vanno bruciati, a chi cavalca la fragilità di questo momento politico, a chi ha portato il nostro Paese sull’orlo del baratro e si ostina a non volerlo far ripartire, a tutti quegli studenti e studentesse che stanno perdendo la speranza nel loro futuro e vogliono andarsene, a chi non riesce arrivare a fine mese, a chi non ha più nulla da perdere perchè ha già perso tutto, a chi un lavoro non ce l’ha e se ce l’ha è precario, a chi ha una pensione con cui a malapena sopravvive ma trova sempre il modo di sostenere figli e nipoti.

Se pensiamo che questa crisi sia solo economica siamo chiechi: le scelte per riprendersi da una crisi economica sono sopratutto scelte politiche, culturali, le scelte che noi non abbiamo fatto, le scelte che il Paese non sta facendo, le uniche scelte che dovrebbe fare. E’ una crisi radicata in noi, noi tutti. E’ una crisi che porta con sé il rischioso riproporsi della storia, e non ce ne stiamo accorgendo o forse stiamo fingendo di accorgercene, ma non sarà un commento su fb o la violenza ad evitare certe derive.

Dobbiamo davvero credere che per uscire dalla crisi sia necessario tutto ciò bendandoci gli occhi e abbandonando la nostra terra? Non possiamo immaginare forme economiche che tutelino anche la solidarietà sociale? Non dobbiamo forse pretendere che le nostre scuole e università tornino ad essere luoghi di esercizio di democrazia aperti ed accessibili a tutti? Non possiamo pensare ad un Paese che sia realmente fondato sulla conoscenza e sul lavoro? Vogliamo abbandonare sul serio la nostra democrazia?

La nostra generazione ha visto solo la democrazia, questa democrazia: spesso non ci siamo sentiti ascoltati, nemmeno da chi avrebbe dovuto rappresentarci. Ma questo non può essere un motivo per lasciarla morire, la nostra democrazia, perchè rimane la stessa democrazia che ci racconta la nostra Costituzione. Ed anche se c’è chi i libri vorrebbe bruciarli, noi è il Paese scritto tra quelle pagine che vogliamo ricostruire. Il giorno in cui non potremmo più leggere di quella democrazia da raggiungere, avremmo fallito perchè non ci sarebbero più pagine da leggere, né da scrivere.

E per evitare questo l’unico modo è ricostruire le istituzioni, far capire loro qual’è la vera voce del Paese, chiedere un cambiamento, che sia vero però questa volta. La storia ci insegna che la distruzione non ha mai portato da nessuna parte se non alla perdita delle concquiste avute sino a quel momento.

Forse a noi, la generazione del “nuovo millennio”, alcune cose sembrano ovvie, ma non lo sono e lo vediamo, nelle nostre scuole nelle nostre università: migliaia sono gli studenti idonei e non beneficiari di borsa, troppe sono le scuole che crollano. Dobbiamo veramente aspettare di sentirlo sulle nostre vite? Vogliamo veramente andarcene altrove? Vogliamo veramente che l’Italia diventi il Paese di nessuno? Vogliamo restare soli nel nostro individualismo?

Fare politica significa fare delle scelte, significa avere cura della cosa pubblica e avere cura della cosa pubblica significa difendere la democrazia, perchè la democrazia è di tutti. Il resto no, il resto non è di tutti. E se il punto centrale è che quello che abbiamo visto negli ultimi vent’anni ci da il voltastomaco e siamo disillusi perchè quando eravamo in centinaia di migliaia nelle piazze nessuno ci ha ascoltati, pensiamo che la storia, la Costituzione, l’hanno sempre scritta i popoli, non le persone, e l’hanno scritta i popoli che non si arrendevano e credevano in quella stessa democrazia che rischiamo di lasciare sola. La politica è di tutti, non di pochi, proprio come la democrazia.

L’unica via possibile sono le risposte e dopo vent’anni di malapolitica e corruzione ce le meritiamo, le pretendiamo e non solo per il nostro di futuro ma per quello di tutti.

Il Paese deve rialzarsi, tutti abbiamo bisogno che lo si faccia per il presente, il futuro e le nuove generazioni. Il Paese ha bisogno di guardare ai suoi veri problemi, quelli radicati da troppo che se non vengono risolti ora rischiamo di farlo diventare una terra arida, una terra di nessuno, nemmeno di quella politica che non sa ascoltarci.

Solo quando chiederemo le cose di cui l’Italia necessita allora ci rialzeremo, tutti insieme, anche la politica. La politica che deve avere come scopo la cura della sua terra, delle persone che rappresenta e anche di quelle che non si sentono rappresentate.

Noi giovani siamo la risposta, ripartire dalle scuole, dalle università, dai luoghi di lavoro per ricostruire, ricostruirci, diventare quel grande Paese rispettoso dei diritti di tutti che ci meritiamo di avere.

Lo chiediamo e lo scriviamo nel nostro piccolo provando a lanciare un messaggio diverso che in questi giorni non abbiamo sentito quasi da nessuno, purtroppo, ma che pensiamo sia l’unico possibile per ripartire; lo chiediamo e lo scriviamo, però, prima di tutto, da giovani studenti e studentesse figli e nipoti di persone che fanno difficoltà ad arrivare a fine mese, da compagni di scuola e università di qualcuno che magari una borsa di studio doveva averla e non gliel’hanno data, da cittadini qualsiasi che la mattina pensano di volersene andare in un altro posto ma che, forse stupidamente o forse perchè non potevano, sono ancora qui per ricostruire il Paese portando avanti le loro battaglie e le loro proposte!”

UNIONE DEGLI UNIVERSITARI

RETE DEGLI STUDENTI MEDI


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