Lettera al Presidente del Consiglio consegnata da UDU e Rete a Palermo!

By 22 ottobre 2016dai territori

Oggi una delegazione della Rete degli Studenti Medi e dell’UDU – Unione degli Universitari, non essendo riuscita a prenotarsi per partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico (le prenotazioni sono state bloccate dopo neanche un’ora dalla comunicazione), ha provato a recarsi dinanzi al Teatro Massimo per consegnare una lettera al Presidente del Consiglio.
A dire il vero abbiamo trovato una piazza assolutamente blindata e inaccessibile anche a chi, munito delle migliori e più pacifiche intenzioni, chiedeva anche solo un minuto di attenzione per presentare una lettera con le proprie rivendicazioni/proposte sul sistema d’istruzione superiore e universitario.

Dopo aver ricevuto inizialmente solo la disponibilità della segreteria del Sottosegretario alla Pubblica Istruzione Davide Faraone – con il quale tra l’altro i vertici nazionali delle nostre due organizzazioni hanno avuto un incontro qualche giorno fa – abbiamo chiesto esplicitamente di interloquire almeno con il cerimoniale della Presidenza del Consiglio, poiché la nostra priorità in questa occasione era quella di far pervenire le rivendicazioni al Presidente del Consiglio e, quindi, al Governo tutto.

Dopo le nostre continue richieste siamo quindi riusciti a consegnare, tramite le Forze dell’ordine, la nostra lettera al Cerimoniale della Presidenza del Consiglio con la promessa che questa possa arrivare all’attenzione del Presidente.

Attendiamo quindi una risposta chiara e precisa alle nostre richieste da parte del Presidente Renzi.

Di seguito il contenuto della lettera:

Signor Presidente del Consiglio,

approfittiamo della Sua presenza a Palermo, in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico della nostra Università, per porre alla Sua cortese attenzione alcune delle osservazioni sulle politiche del Suo governo in merito al sistema d’istruzione superiore ed universitaria.

Un sistema che ancora oggi, purtroppo, risulta essere chiuso e di difficile accesso anche a quei “capaci e meritevoli, […] privi di mezzi” di cui parla l’art. 34 della nostra Costituzione.

E’ chiaro come, in primis, il Governo debba impegnarsi per trovare le risorse necessarie da investire per garantire il Diritto allo studio e permettere a tutti di sostenere le spese relative agli studi superiori e universitari.

In questo senso, le disuguaglianze presenti nella società si riflettono sulla popolazione studentesca, impedendo di scegliere liberamente la propria formazione a chi proviene dalle cosiddette “periferie sociali” e vive in condizioni di disagio economico o di povertà assoluta. Sono troppi i giovani siciliani che non terminano il ciclo dei 5 anni di istruzione secondaria o completano una formazione professionale (oltre il 30% del totale a livello nazionale, oltre il 35% in Sicilia ed oltre il 40% a Palermo e Caltanissetta), poiché le loro famiglie non hanno i mezzi necessari a sostenere le gravose spese necessarie al mantenimento di uno studente, quali le centinaia di euro da spendere ogni anno per i libri di testo o il costo dei trasporti per chi vive in provincia o nelle isole minori.

A questi si aggiungono anche coloro i quali non dispongono delle risorse necessarie per affrontare gli studi universitari e quindi non riescono a completare il proprio percorso accademico.  

Per quanto concerne il dsu, sappiamo che Lei e il Suo Governo avete manifestato più volte l’intenzione di eliminare la figura dell’idoneo non beneficiario di borsa di studio attraverso un maggiore investimento nazionale sul Fondo Integrativo Statale (Fis); tuttavia speriamo che siate anche consapevoli che i 50 milioni stanziati con l’ultima legge di stabilità non saranno assolutamenti bastevoli per raggiungere l’obiettivo prefissato.  

Per questo motivo riteniamo che, anche se questo potrebbe rappresentare un piccolo passo avanti rispetto agli anni passati, tale intervento non sia ancora abbastanza, soprattutto per l’ateneo di Palermo che ha un numero di studenti idonei non beneficiari molto elevato rispetto a quelli del Nord (circa il 65%). Per sopperire all’esigua quantità di fondi stanziati, quindi, chiediamo fortemente che questi vengano almeno distribuiti tra le regioni con una logica più perequativa che premiale, in modo tale da non aumentare ulteriormente il divario tra gli Atenei presenti in regioni virtuose e non.

Anche l’introduzione, nel nuovo sistema di tassazione universitaria, della No Tax Area fino ai 13.000 euro di ISEE, con una calmierazione delle tasse per chi ha un indicatore compreso tra i 13.000 e i 25.000 euro, potrebbe essere un intervento importantissimo, che rischia tuttavia di diventare una spada di Damocle per tutti gli Atenei e, in particolare, per quelli come il nostro che registrano un elevatissimo numero di potenziali fruitori di questa misura.

Come troppo spesso accade, infatti, Lei e il Suo Governo non chiarite come tutti gli Atenei d’Italia potranno sopperire ai minori introiti previsti con questo nuovo sistema. Non è possibile infatti annunciare una riduzione delle tasse senza prevedere un fondo perequativo necessario ad affrontare le enormi difficoltà nell’assicurare i servizi agli studenti.

Ciò che invece appare evidente è la necessità che il Suo Governo debba invertire la rotta e rimediare a quella contrazione del Fondo di Finanziamento Ordinario registrato negli ultimi anni, che ha comportato una riduzione di risorse – pari a circa 50 milioni di euro in sette anni – anche all’Università degli Studi di Palermo. L’individuazione di una quota sempre maggiore del fondo di finanziamento da assegnare non in base alle esigenze strutturali degli atenei, ma rispondendo a criteri premiali che proprio su queste categorizzazioni si basano, non fa altro che foraggiare ulteriormente l’attività di quelle Università che si trovavano in salute aggravando proporzionalmente la capacità di ripresa e funzionamento degli Atenei più in difficoltà come, ad esempio, quello di Palermo.

La situazione è altresì drammatica sotto il profilo dell’edilizia scolastica ed universitaria.

In Sicilia e Sardegna, soltanto il 35,9% degli edifici scolastici ha una agibilità certificata, il 37,8% è a norma contro il rischio di incendio e sono ampiamente diffusi altri rischi legati alle condizioni delle strutture scolastiche – come quelli dell’amianto – la cui presenza non è stata monitorata negli Istituti Scolastici del 25% dei Comuni siciliani.

La carenza di strutture pesa anche notevolmente sulla possibilità delle università di accogliere sempre più studenti, per cui continueremo a spingere fin quando le risorse accumulate non verranno stanziate e messe in circolo attraverso il bando ex l. 338/2000.  

Ciò si ricollega alle nostre, ormai storiche, rivendicazioni sull’attuale sistema di numero chiuso.

E’ infatti inconcepibile, in un’idea di pubblica istruzione che possa fungere da ascensore sociale per le fasce di popolazione meno abbienti, che l’accesso al sapere universitario possa essere garantito solo a pochi, previo superamento di un test che si è rivelato peraltro una vera e propria lotteria.

Le grandi vittorie da noi ottenute negli anni – che hanno permesso a decine di migliaia di studenti di proseguire il percorso di studi (e quindi di vita) che preferivano – dimostrano quanto tale sistema sia un gigante dai piedi d’argilla, che fa della selezione il suo principio fondante, tralasciando il valore fondamentale dell’eguaglianza sostanziale, elemento centrale nella nostra costituzione.

E’ evidente che un sistema di istruzione a tutto tondo che fa di merito, competitività e flessibilità, le sue parole d’ordine, tenda a lasciare indietro chi le opportunità non le ha conosciute nella dimensione sociale da cui proviene.

Un sistema che tende a valorizzare poche eccellenze e non pensa al recupero di chi non crede più al valore dell’istruzione non può che considerarsi estremamente inefficace.

Come Sindacati Studenteschi delle Scuole Superiori e dell’Università, crediamo che servano importanti interventi strutturali per la Scuola e l’Università Pubblica, che si debba investire uniformemente in tutto il nostro Paese per colmare l’insostenibile gap esistente tra Nord e Sud per quanto riguarda i servizi forniti agli studenti, l’efficienza dei trasporti pubblici, la sicurezza strutturale e la funzionalità degli edifici scolastici, per dare a tutti i giovani italiani le stesse opportunità.  

La invitiamo quindi a fare Sua la nostra rivendicazione, mandando all’intero Paese un chiaro messaggio nella promozione di interventi che possano garantire appieno il diritto allo studio e l’abbattimento degli ostacoli di ordine sociale ed economico di cui parla a chiare lettere la nostra Costituzione.