Lettera aperta ai candidati per la Presidenza della Regione Campania: ripartire dal diritto a studiare

By 28 aprile 2015dai territori

Una nostra giovane dirigente scrive questa lettera aperta ai candidati alla Presidenza della Regione: ve la riportiamo qui pubblicamente, sperando che riesca a dar voce ai disagi che gli studenti della Campania provano ogni giorno sulla propria pelle.

“Sul mandato del prossimo Presidente della nostra Regione ricadrà l’enorme responsabilità di guidare un territorio che vive una delle fasi più difficili della sua storia recente, e tra i primi provvedimenti da mettere in campo ci saranno quelli che abbiano come destinatari quei giovani e quegli studenti che popolano la Campania, la seconda regione italiana per numero di studenti. E il punto di partenza non può non essere quello del diritto allo studio, uno dei diritti più bistrattati e trascurati nel nostro paese, un diritto la cui tutela spesso resta solo sulla carta.
Per questo, gentilissimi candidati alla Presidenza della Giunta Regionale, vi scrivo questa lettera: per sensibilizzarvi su un tema che sta diventando, in Campania, un vero dramma sociale, un tema sul quale negli ultimi anni si è fatto pochissimo, e quel poco è stato anche fatto molto male; la possibilità per tutti di frequentare l’università.
Io sono Alessia, una studentessa napoletana, abito nella zona di Poggioreale e faticosamente, da quest’anno ho avuto la possibilità di frequentare il corso di laurea di Medicina e chirurgia della Università degli Studi di Napoli – Federico II, che si tiene nell’azienda ospedaliera del II Policlinico.
Dico faticosamente per tanti motivi: il primo è che non ho superato il test di ingresso. Un test organizzato male e gestito peggio, che ogni anno si dimostra uno strumento inadatto a valutare chi è effettivamente portato o meno per una materia, ma tanto non è questo il suo vero scopo; il suo vero scopo è solo quello di fare un semplice filtro all’ingresso, così che il nostro Ministero possa tener basso il numero di iscritti, per non essere costretto a investire quanto dovrebbe per sostenere tutti coloro che vorrebbero (e a cui viene impedito di) iscriversi all’università. Purtroppo ciò favorisce chi può permettersi economicamente i costosi corsi di preparazione ai test organizzati da aziende private e lascia spazio a innumerevoli frodi e manipolazioni.
Sono riuscita infine a iscrivermi al corso di laurea solo in virtù del maxi-ricorso collettivo patrocinato dall’Unione degli Universitari e che ha smascherato, ancora una volta, le inadeguatezze e le irregolarità di questo test; ho potuto immatricolarmi, ma solo “con riserva”, perché su di me e oltre settecento studenti tra la Federico II, la SUN e l’Università di Salerno pende ancora il giudizio definitivo del TAR, e tutto l’impegno che sto mettendo nei miei studi potrebbe alla fine rivelarsi inutile.
Ora, dopo quasi un intero anno accademico di studio, sono entrata a far parte dell’esecutivo dell’UDU Napoli, e questo mi ha permesso di verificare che i disagi che provo ogni giorno sulla mia pelle sono gli stessi della maggioranza degli studenti campani, per i quali frequentare l’università, ormai, non è un diritto, ma una corsa a ostacoli.
Nel momento in cui ci si riesce ad iscrivere, infatti, emergono disagi e problemi che sembra assurdo ritrovare in un paese che fa parte dell’Unione Europea; uno dei più evidenti è lo stato del sistema di trasporti pubblici. Io stessa, che abito in una zona abbastanza centrale di Napoli, ogni mattina impiego più di un’ora per raggiungere la mia sede universitaria: il tram che mi porta alla metropolitana, infatti, impiega circa mezz’ora per giungere a destinazione, e il tempo di attesa del treno, quasi sempre sovraffollato a causa del basso numero di corse, può anche superare i 15 minuti. Questo quando tutto va bene, e non ci sono allagamenti o altro come, purtroppo, spesso accade. E, per quanto sia paradossale questo tempo di percorrenza di oltre un’ora, io sono comunque fortunata perché abito a Napoli; ci sono colleghe e colleghi che provengono dai centri abitati circostanti che, per arrivare all’università, impiegano più tempo di quanto ormai non ci voglia per viaggiare tra Napoli e Roma.
Un altro tasto dolente è quello delle strutture: anche in questo, paradossalmente, posso dire di essere fortunata. Si, perché nonostante ci siano pochi posti, non ci siano quasi aule studio, e le strutture versino in uno stato di generale incuria, non è paragonabile al disagio che vivono gli studenti che seguono i corsi in altre sedi dove, ad esempio, piove in alcune aule; nelle sedi del centro storico poi la mancanza di manutenzione è drammaticamente evident:; quest’anno in uno dei palazzi di via Mezzocannone ha ceduto la controsoffittatura di un’aula e solo la fortuna ha impedito che nessuno studente restasse ferito. Inoltre i corsi sono sovraffollati, le aule inadeguate e le attrezzature ormai datate.
Ma le condizioni più gravi, che chiamano in causa direttamente le responsabilità dei governi regionali che si sono succeduti, sono quelle in cui versa il sistema di sostegni per il diritto allo studio della Campania; si pensi ad esempio agli alloggi per gli studenti: nelle residenze facenti capo agli atenei napoletani i posti sono pochissimi, appena qualche centinaio, una manciata in confronto a una popolazione studentesca che supera le centomila unità. Le rette, poi, sono fuori mercato: ecco che molti studenti, dunque, sono costretti a prendere alloggio in affitto in case che, nella maggior parte dei casi, sono estremamente costose, e spesso disponibili solo per chi paga l’affitto in nero, il che non costituisce solo una violazione della legalità, ma espone anche questi studenti a rischi di ricatto o addirittura di ferirsi, visto lo stato fatiscente di molte di queste abitazioni.
Le aziende per il diritto allo studio della università “Parthenope” e de “L’Orientale” hanno escogitato un rimedio peggiore del male: per regolamento, costringono gli studenti fuori sede a prendere alloggio nelle residenze; se vi rinunciano, non possono più richiedere la borsa di studio da fuori sede, ma possono ottenere solo quella da studente pendolare, che ha un importo minore della precedente.
Ovviamente, come l’alloggio, anche il vitto non è garantito: nel centro storico non sono presenti mense per studenti (sempre per mancanza di fondi), a Monte Sant’Angelo vengono chiuse una dopo l’altra, e al Policlinico assistiamo alla beffa più grande: la mensa c’è e funziona, ma il numero di pasti è così ridotto che già poco dopo le 13 non è più possibile usufruire di questo servizio. Tutto ciò è dovuto al fatto che la nostra regione trova soldi per tante cose, ma non per i servizi ai cittadini, non per permettere di studiare ai propri giovani.
L’elemento che descrive meglio la situazione è la mancanza di borse di studio: quest’anno la metà di coloro che ne avrebbero diritto, perché meritevoli e in una posizione reddituale che necessita di sostegno, risultano “idonei ma non assegnatari”. Questo vuol dire che non potranno ricevere la borsa, perché l‘investimento della Campania in questo strumento ammonta a zero, come purtroppo avviene da anni. Questo fenomeno si verifica solo in Italia, in barba all’articolo 34 della nostra Costituzione.
Dunque, gentilissimi candidati, quello che voglio chiedervi con questa lettera è di assumere un impegno sincero con noi studenti, quale che sia il risultato delle elezioni: quello di non dimenticarvi di noi nel momento in cui le urne verranno chiuse. Ciò che vi descrivo è la realtà con cui si scontrano ogni giorno gli studenti campani, ed è la stessa realtà che a molti che vorrebbero studiare impedisce l’accesso al sistema universitario.
A colui che risulterà eletto Presidente dunque chiedo di affrontare lo stato disastroso del sistema dei trasporti pubblici, garantire la copertura al 100% delle borse di studio con il necessario e doveroso investimento di fondi regionali e di provvedere ad un piano straordinario di finanziamento per la manutenzione delle strutture e delle infrastrutture universitarie. E, infine, gli chiedo anche di convocare un tavolo con i Rettori dei tre atenei in cui è presente il Dipartimento di Medicina per ottenere da loro l’impegno che, quale che sia il risultato finale del ricorso, a me e agli altri studenti entrati con esso venga permesso di restare iscritti all’università; la nostra regione non può permettersi che più di un anno di vita, di studio, di impegno di oltre settecento ragazzi venga cancellato.
Abbiamo davanti una grande possibilità: investire davvero sul futuro della regione, investire sui suoi giovani, sulle famiglie che fanno enormi sacrifici per tentare di garantire un futuro migliore ai propri figli, fare tutto il possibile per far funzionare al meglio le nostre università. Da quando è nata la civiltà europea la Campania è stata un territorio di cultura, di grandi studiosi, di scienza; esclusi gli ultimi anni, queste erano state sempre nostre eccellenze: perché non fare in modo che tornino ad esserlo?”