MANUALE D’ISTRUZIONE. I governi che si sono susseguiti dal 2013, in linea con quelli precedenti, non hanno visto nel sistema di istruzione pubblica una priorità di investimento. Nonostante una debole inversione di tendenza, sono mancati fondi strutturali che permettessero un vero rilancio del settore, mentre invece si sono moltiplicate le misure spot, volte all’esaltazione di presunte eccellenze. L’istruzione è un diritto e per questo deve essere accessibile ad ognuno, mentre è compito dello stato rimuovere ogni tipo di barriera formale e sostanziale che impedisce la crescita e la piena realizzazione dell’individuo e della collettività.

Lo studente come motore, lo studente come categoria sociale con diritti riconosciuti che permettano a tutti, indipendentemente dalle condizioni di partenza, di conseguire i titoli più alti, di vivere e contribuire a pieno ai luoghi dell’istruzione e alle città che li ospitano, di crescere e realizzarsi. Non siamo bamboccioni, vogliamo avere la libertà di scegliere dove costruire il nostro futuro e non essere costretti ad emigrare. Prendete atto della nostra dimensione sociale, siamo una risorsa e vogliamo rispetto!

Costruiamo un’ISTRUZIONE PUBBLICA: istruzione pubblica è istruzione per tutti, ma può essere tale solo ripartendo dal finanziarla! Servono risorse ingenti e serve superare quelle logiche punitive che hanno aumentato il divario tra “grandi” e “piccoli”, tra Nord e Sud. Basta al finanziamento a scuole ed università private: l’istruzione privata non può sottrarre risorse al sistema statale, che merita il dovuto riconoscimento e rispetto!

Costruiamo un’ISTRUZIONE ACCESSIBILE E GRATUITA: L’istruzione sta diventando sempre più élitaria. Si investa sul diritto allo studio scolastico, stabilendo chiaramente i Livelli Essenziali delle Prestazioni e rendendo gratuiti i servizi minimi, così da permettere a tutte e tutti di completare il proprio percorso di studi, combattendo la dispersione scolastica che è ancora al 15%. Investiamo in un orientamento efficace per l’università, che consenta di fare scelte veramente consapevoli.

Serve investire nel diritto allo studio universitario, per avvicinarci ai livelli del resto d’Europa: devono scomparire gli idonei non beneficiari di borsa, e la platea degli aventi diritto deve ampliarsi consistentemente. Serve investire nella gratuità dei trasporti pubblici. Serve investire nelle residenze universi- tarie, per non lasciare più gli studenti in balia di un mercato privato che specula sulle nostre spalle. Chiediamo una graduale abolizione delle tasse universitarie: i costi dell’università devono ricadere sulla fiscalità generale, che va resa più progressiva affinché i costi non incidano sulle fasce più deboli. Aboliamo il numero chiuso, prima barriera di accesso all’università, che ha rappresentato un ostacolo insormontabile per molti, costretti ad emi- grare o a rinunciare agli studi. Si investa nell’edilizia: serve un grande piano per la messa in sicurezza, perché troppe volte quelli che dovevano essere luoghi sicuri si sono trasformati in luoghi di morte. Servono nuove strutture per scuole ed università, che siano funzionali allo sviluppo di nuove metodologie didattiche, superando l’attuale condizione di studenti rinchiusi in spazi angusti pensati per ricevere solo nozioni..

Costruiamo un’ISTRUZIONE DI QUALITÀ: un’istruzione di qualità parte dalla didattica. I percorsi vanno innovati, rendendoli più attuali e risponden- ti alle esigenze e agli interessi degli studenti. Ma questo non deve tradursi nella professionalizzazione dell’istruzione: non siamo contrari all’Alterna- nza Scuola Lavoro, agli stage e alle Lauree Professionalizzanti, ma vanno ripensati come veri strumenti didattici e non come lavoro gratuito. Vogliamo essere istruiti, non sfruttati!

Per questo chiediamo che la carta dei diritti delle studentesse e degli studenti in Alternanza venga integrata e ampliata per assicurare davvero percorsi di qualità. Allo stesso modo vanno eliminati gli sgravi fiscali per le aziende che assumono studenti dopo i percorsi di Alternanza.

Una didattica universitaria di qualità è possibile soltanto con la garanzia di diritti uniformi: vogliamo che il Ministero recepisca la Carta dei diritti degli studenti universitari, prodotta nel 2011 dal CNSU ma inattuata in moltissimi atenei.

Istruzione di qualità significa ripensare la valutazione: la valutazione nume- rica nelle scuole va sostituita con quella narrativa, funzionale alla crescita delle conoscenze di ognuno, in base alla specifica situazione. La valutazio- ne universitaria deve superare la sua impostazione punitiva e competitiva per trasformarsi in assicurazione della qualità, finalizzata a colmare i divari e a garantire standard uniformi.

Istruzione di qualità significa garantire un numero congruo di docenti: servono più ricercatori e professori e serve più stabilità. In 10 anni si sono persi 14mila docenti di ruolo nelle università e i precari sono saliti a 40mila unità. Serve una programmazione pluriennale del reclutamento, che recu- peri almeno il numero di docenti venuti a mancare col blocco del turn-over.

Costruiamo un’ISTRUZIONE RICONOSCIUTA: i diplomati e i laureati italiani hanno enormi difficoltà a trovare un’occupazione nel nostro paese. Gli alti titoli di studio non sembrano rappresentare una risorsa, ma un osta- colo: per questo molti fuggono all’estero o trovano occupazioni non inerenti a quanto studiato. Ci attendono anni di precariato e di sfruttamento, che spesso iniziano già nel periodo della formazione. Stage, praticantato, tirocini, specializzazioni hanno perso la loro funzione di formazione e inse- rimento, finendo per rappresentare veri e propri ostacoli. Serve riconoscere diritti e cambiare le prospettive del mercato del lavoro!

Costruiamo un’ISTRUZIONE INNOVATIVA: I modelli didattici delle scuole sono fermi da cinquant’anni. C’è bisogno che al mero nozionismo si affianchino esperienze dirette che impegnino lo studente in prima persona nella costruzione della propria conoscenza. In questo senso l’Alternanza Scuola Lavoro, intesa come strumento di didattica alternativa, potrebbe essere un primo passo in avanti, ma deve fornire competenze trasversali e non manodopera. Il modello delle materie affrontate a compartimenti stagni va superato a favore dell’interdisciplinarietà, così da accrescere la capacità di sviluppare pensiero critico e analitico. Innovare l’istruzione significa rendere i corsi di studio più internazionali e capaci di accogliere studenti con esperienze diverse.

Costruiamo un’ISTRUZIONE INCLUSIVA: scuola e università devono dare cittadinanza ai diritti sociali e civili, ma ancora prima, hanno il fonda- mentale compito di educare alle differenze e fornire gli strumenti per com- prendere: percorsi di educazione sessuale e sentimentale; pratiche concrete di inclusione verso tutti coloro che subiscono forme di emarginazione; trasmissione dei valori di laicità, legalità e antifascismo. Per questo ricono- scere la cittadinanza italiana a chi cresce nelle nostre scuole e università è urgente. In tutti gli atenei deve avvenire l’introduzione del doppio libretto per le persone in transizione, perché non vi sia nessuna discriminazione basata sull’identità di genere. E’ urgente riconoscere i diritti legati alla geni- torialità, ad oggi praticamente inesistenti. Si prevedano strumenti di duro contrasto alle violenze di genere e si sviluppino percorsi di formazione alla parità sostanziale.

Infine, rendiamo accessibili i luoghi dell’istruzione agli studenti affetti da ogni forma di disabilità, eliminando ogni barriera, fisica e culturale: lo prevede la Costituzione!

Costruiamo un’ISTRUZIONE DEMOCRATICA: vogliamo incidere nei processi decisionali che ci riguardavano direttamente e far sentire la nostra voce. Chiediamo che si apra un nuovo ciclo: chiediamo spazio, chiediamo di essere ascoltati.

Vogliamo che la rappresentanza studentesca all’interno degli istituti venga riformata radicalmente, stabilendo una condizione paritetica e non più di subalternità a docenti e genitori negli organi collegiali. Vogliamo che le consulte studentesche diventino realmente luogo di rappresentanza, per questo è necessario trasformare il Consiglio Nazionale dei Presidenti di Consulta in un Consiglio Nazionale degli Studenti Medi, dove i delegati vengono eletti esclusivamente per quel ruolo e per rappresentare al meglio le istanze dei territori.

Vogliamo che sia riconosciuto il giusto peso alla componente studentesca nella comunità accademica. Il Consiglio Nazionale degli studenti Universi- tari va riformato ampliando gli strumenti di rappresentanza e rappresenta- tività, per renderlo più incisivo. E va riformata la governance degli atenei: troppi poteri in mano a troppe poche figure, vogliamo una gestione più democratica e plurale.

E infine, il 4 marzo deve essere l’ultima volta che agli studenti fuori sede sia negata la possibilità di votare nella città dove studiano. E’ inaccettabile dover affrontare viaggi lunghi e costosi per esercitare un diritto, la legge elettorale va riformata per garantire pienamente il voto fuorisede!

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