No a corsi di formazione ad accesso programmato per la formazione forense. Riforma di giurisprudenza e dell’accesso al praticantato tenga conto delle istanze degli studenti e non dell’ordine professionale

By 29 marzo 2016Numero Chiuso, Università

law-justiceNei giorni passati il Ministero della Giustizia ha inviato al Consiglio Nazionale Forense (CNF) lo “Schema di decreto del Ministro della giustizia concernente: Regolamento recante la disciplina dei corsi di formazione per la professione forense”, dando quindi attuazione a quanto disposto dall’articolo 43 della L. 247/2012. Con questo regolamento sono quindi istituiti e disciplinati i corsi di formazione obbligatori e propedeutici allo svolgimento della pratica forense.

Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per questo schema di decreto: ci saremmo aspettati la definizione di un percorso che avrebbe reso la fase di abilitazione maggiormente accessibile ed agevole e invece abbiamo davanti un modello che rappresenta in maniera implicita il tentativo di creare una sorta di “imbuto” al termine del percorso di studi. Nascondendosi dietro la narrazione del “ci sono troppi avvocati in Italia”, assistiamo all’istituzionalizzazione del numero programmato anche al termine dei corsi di giurisprudenza. Come UDU ci siamo sempre battuti per un’istruzione che fosse libera e accessibile.”

Continua il coordinatore nazionale dell’UDU: “Mesi fa abbiamo consegnato all’On. Ministro Orlando una lettera in cui esponevamo le nostre ragioni. Abbiamo da sempre riconosciuto come fosse necessaria una revisione del corso di giurisprudenza e del praticantato forense; ma non crediamo che la soluzione al problema sia il numero chiuso. E’ innanzitutto necessario disegnare un corso di studi che tenga conto delle mutate esigenze didattiche e dell’evoluzione del diritto, e che, al contrario di come previsto dallo schema di decreto, non ostacoli l’accesso al praticantato, ma anzi lo agevoli. In tal senso è fondamentale rendere effettiva a tutti la possibilità di intraprendere il praticantato nell’ultimo semestre universitario.”

Conclude Dionisio: “Con questa ipotesi di regolamento, inoltre, assistiamo di fatto ad una delega in bianco dell’organizzazione dei corsi di formazione agli Ordini professionali: non è infatti indicato nella bozza di Regolamento né come questi corsi saranno distribuiti, né quanti posti saranno banditi. Gli ordini professionali avranno, poi, anche la massima libertà nel fissare la quota di partecipazione prevista, non essendo prevista nessuna linea di indirizzo a livello nazionale. Inoltre, è preoccupante come in questo processo di revisione del sistema di accesso alla professione forense non siano stati coinvolti i diretti interessati: gli studenti. Quella che si prospetta è una riforma che riguarderà solo un elite, per questo chiediamo con forza che gli studenti siano veri protagonisti in questo processo di cambiamento, che per ora risponde in maniera preoccupante alle volontà dell’Ordine.”