NUMERO CHIUSO: ASPIRANTI MEDICI STUDIANO IN ROMANIA A CAUSA DI UN TEST INIQUO CHE BLOCCA L’ACCESSO

By 7 novembre 2012Università

LA FUGA DEI NOSTRI STUDENTI E’ UNA SCONFITTA PER IL NOSTRO PAESE CHE HA SMESSO DI INVESTIRE SULLA FORMAZIONE

 

A più di 2 mesi dal giorno in cui oltre 70 mila studenti si sono cimentati nel test per medicina e odontoiatria e in cui solo 1 su 7 è riuscito ad entrare, si legge sui giornali che migliaia di studenti hanno deciso di intraprendere il loro percorso di studi in Romania  tra l’università privata Vasile Goldis di Arad, la statale di Timisoara e altre sedi nel resto del Paese.

 

La fuga di migliaia di studenti verso altri Paesi è per l’Italia una grande sconfitta. Da anni come sindacato studentesco ci battiamo contro il numero chiuso che riteniamo lesivo del diritto allo studio per i giovani e questa notizia non è altro che un’altra delle conseguenze di questo sistema di preselezione iniquo e inefficace.

 

Lo sbarramento a priori all’accesso alle facoltà mediche e per professionisti sanitari non solo non permette ai giovani studenti di realizzare le proprie aspirazioni e di poter formarsi nel loro Paese ma permette a società private quali Tutor o Cepu di elevarsi al ruolo di intermediario che paventa agli studenti la possibilità di poter realizzare i loro sogni eludendo il test d’ingresso, spendendo fino a 10 mila € l’anno per iscriversi all’estero ( mete più gettonate Spagna e Romania ). E dall’articolo si legge quasi una visione di queste nuove mete per la formazione dei nostri studenti come il nuovo “Eldorado” che risolve i problemi.

 

Invece riteniamo che questi episodi siano proprio la chiara dimostrazione del fatto che il sistema universitario italiano stia fallendo. Ci ritroviamo in un Paese in cui da un lato vi sono ricerche che dimostrano che tra qualche anno ci sarà un gap di medici che ci costringerà ad “importarli” dall’estero e dall’altro lato il nostro Governo non fa nulla per incoraggiare i nostri studenti a formarsi qui ( riferendoci non solo al test d’ingresso ma anche al completo disinvestimento sul diritto allo studio che va dall’assenza delle borse di studio all’aumento scellerato delle tasse.

 

Come sindacato studentesco continueremo la nostra battaglia contro il numero chiuso che è arrivata fino alla Corte Costituzionale per avere un’università aperta a tutti e per permettere ai nostri studenti di potersi formare qui senza esser costretti ad emigrare pur di realizzare i propri sogni.