NUMERO CHIUSO MILANO: VIZI FORMALI E SOSTANZIALI NELLA DELIBERA. DOPO BATTAGLIA POLITICA NECESSARIA AZIONE LEGALE

By 26 luglio 2017Numero Chiuso, Università

CONTINUA LA NOSTRA BATTAGLIA PER GARANTIRE IL LIBERO ACCESSO A LIVELLO LOCALE E NAZIONALE

Oggi l’UDU Milano, insieme all’Unione degli Universitari e all’avvocato Michele Bonetti, ha presentato il proprio ricorso contro l’introduzione del numero chiuso nella facoltà di studi umanistici dell’Università degli studi di Milano.

Carlo Dovico, coordinatore dell’UDU Milano, dichiara: “Dopo mesi di battaglie nell’ateneo milanese, durante i quali abbiamo denunciato come la scelta che si stava facendo fosse da irresponsabili, abbiamo impugnato la delibera del Senato Accademico con cui veniva istituito il numero chiuso. La votazione del Senato, infatti, raffigura come la scelta di inserire una programmazione dell’accesso in determinati corsi non solo abbia spaccato a metà la comunità accademica, ma sia stata una vera e propria imposizione da parte della governance centrale sulla pelle di studenti e docenti interessati profondamente contrari. Inoltre la delibera stessa presenta dei vizi formali, visto che si è conclusa con un solo voto di scarto tra favorevoli e contrari e che il voto decisivo sia stato espresso in audioconferenza, cosa non prevista dallo stesso regolamento del Senato Accademico. Con le facoltà e gli studenti contrari, per un voto illegittimo e riportato per telefono da una Senatrice Accademica all’uopo contattata, hanno blindato facoltà culturalmente aperte come lettere, filosofia e storia

Andrea Core, responsabile numero chiuso dell’Unione degli Universitari, continua: “Siamo stati i primi a livello nazionale a chiedere il ritiro del decreto ministeriale 987/2016, AVA 2.0, perché eravamo coscienti di come tale atto avrebbe potuto creare confusione. Con la scusa di questo decreto, che prevede nuove regole per accreditamento e valutazione dei corsi, tra cui specifici rapporti numerici docenti/studenti, hanno introdotto il numero chiuso in barba a quanto prevede la legge 264 del 1999. All’articolo 2 di tale legge è specificato come sia necessaria per attivare una programmazione dell’accesso una valutazione che tenga conto di una serie di fattori come posti disponibili, personale docente e amministrativo, attrezzature e laboratori necessari per i corsi, eventuali tirocini da attivare. Riteniamo che nel caso di Milano, quindi, non sussistano i requisiti necessari e per questo abbiamo impugnato la delibera. La battaglia per il libero accesso continua ad essere una priorità assoluta di tutta la nostra organizzazione.”

Michele Bonetti, avvocato dell’Unione degli Universitari, conclude: “La battaglia su Milano è una delle ultime frontiere sul numero chiuso. Qualora e se passasse il concetto che si può chiudere il corso di lettere, storia, filosofia e anche le facoltà umanistiche sul presupposto del mancato rispetto numerico dei parametri ministeriali collegati ai finanziamenti, l’esperimento milanese si estenderebbe a macchia d’olio nella Repubblica, considerando anche il continuo taglio dei fondi che si accompagna a parametri che di Ministro in Ministro diventano sempre più stringenti. La soluzione potevano essere dei test di autovalutazione obbligatori, ma non vincolanti, come paventato dallo stesso corpo docente completamente ignorato. Per la prima volta abbiamo deciso di impugnare la delibera e i bandi prima del test affinché si possa evitare una proliferazione di ricorsi a beneficio solo di alcuni e non di altri. Ora il Tribunale Amministrativo deciderà in sezione feriale e di urgenza prima che la costosa, non solo per le famiglie ma anche per la stessa Università, macchina del test del 4 settembre venga messa in movimento.”