Numero chiuso va superato per davvero! No a misure propaganda del Governo

By 23 settembre 2018Numero Chiuso, Università

Attraverso delle dichiarazioni rilasciate alla stampa questa mattina, il Ministro alla Salute Giulia Grillo ha proposto di superare l’attuale sistema di accesso  alla facoltà di medicina, ipotizzando un sistema alla francese. Sul tema è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, che ha commentato la proposta della Grillo con parere positivo: “Bene la proposta del ministro Giulia Grillo, via il numero chiuso per gli studenti di Medicina e più spazio (e soldi) per le specializzazioni. Non è possibile che migliaia di ragazzi italiani debbano scappare all’estero per studiare, specializzarsi e cominciare a lavorare in ospedale”. L’UDU chiede che il Ministero competente apra con la rappresentanza studentesca e con le organizzazioni rappresentative degli studenti un confronto serio e globale sull’accesso all’Università che non riguardi solo il numero chiuso di medicina.

Enrico Gulluni, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Si tratta senz’altro di una prima presa di coscienza dell’esistenza di un problema rispetto all’attuale sistema di numero chiuso nel nostro paese tuttavia ancora una volta il Governo non si risparmia nel mettere in campo dichiarazioni spot e propagandistiche quando invece nel merito il Ministero dell’Istruzione tace e anzi non dà alcun segnale nel voler affrontare la questione.”

Prosegue Gulluni: “Non solo, le dichiarazioni dei due Ministri fondano su presupposti sbagliati perché ancora una volta non si affronta il reale problema che ha sempre portato al numero chiuso, ossia un graduale, continuo e sostanziale sottofinanziamento che non permette l’erogazione di una didattica di qualità per gli studenti e che limita i posti a causa di un reclutamento dei docenti costretto al ribasso e di strutture e strumenti insufficienti. Il nostro Paese ha bisogno di ingenti investimenti per il mondo dell’istruzione e dell’università per sopperire a queste mancanze, e per certi corsi di laurea a questo si deve accompagnare anche una revisione dell’impianto generale. Medicina rientrerebbe in questi casi: si deve partire dal ripensare l’orientamento, il percorso didattico inoltre va riprogrammato in modo da rendere il titolo direttamente abilitante, ed infine si è necessario investire consistentemente sulle borse di specializzazione, perchè solo così si riuscirà a risolvere anche la necessità di giovani medici che il nostro Paese ha di fronte.”

Conclude il coordinatore nazionale dell’UDU: “In ogni caso non è pensabile ipotizzare un superamento dell’attuale sistema senza confrontarsi con gli studenti e l’assenza di questo confronto mette in luce quanto manchi una visione complessiva e di prospettiva sul tema. Se infatti prendiamo ad esempio le dichiarazioni di alcuni giorni fa, il Ministro dell’Interno diceva una cosa ben chiara: ovvero che era necessario superare il numero chiuso a medicina a causa della carenza di medici, ma dichiarava che allo stesso tempo la programmazione deve essere inserita per le facoltà umanistiche, “da dove ne sono usciti tanti di laureati”. Insomma, ci sembra che le vaghe e poco chiare motivazioni che stanno animando le varie dichiarazioni non siano condivisibili. Si parla di occupazione, si parla di meritocrazia ma nessun esponente del governo ha ancora detto che il numero chiuso deve essere superato perché ogni studente deve essere libero di decidere il proprio percorso, o perchè in Italia abbiamo un problema di iscritti e di laureati, o perché bisogna finalmente tornare ad investire nell’istruzione pubblica. Solo alcuni giorni fa, è uscito l’ultimo rapporto Education at a glance, da cui emerge che il nostro tasso di investimento nel sistema universitario rispetto al PIL è circa la metà rispetto alla media dei paesi OCSE (0,6% contro l’1,1%), e la percentuale di laureati in Italia nella fascia di età 25-34 è del 27%, mentre la media OCSE è del 44%. Eppure su questi dati nessun commento o dichiarazione da parte dell’esecutivo. Il Governo dimostri che il cambiamento non è solo uno slogan senza significato ma si confronti con gli studenti e affronti i problemi!”