“Piano Italia 4.0”: ricerca e studenti al servizio dell’impresa. Il Governo sbaglia, necessario investire su tutto il sistema

By 14 settembre 2016Sociale, Università

calenda_renziIl Governo è pronto a lanciare il “Piano Italia 4.0”, una manovra per “investimenti innovativi”, che segue le linee guida anticipate la settimana scorsa dal Ministro Calenda. Sul piano dell’Università arrivano due proposte: investire nella formazione specialistica di oltre 200mila studenti di Università e ITS in tema di Industria 4.0 e finanziare cinque università affinché queste finalizzino dei progetti di ricerca e formazione per le nuove tecnologie 4.0.

Dichiara Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari: “Nell’ultimo studio della Banca d’Italia “Immatricolazioni, percorsi accademici e mobilità degli studenti” si analizzano alcuni aspetti critici del sistema d’istruzione italiano, che da anni denunciamo: la probabilità di accedere al sistema universitario in Italia è del 41%, a fronte di una media OCSE del 60%. Il tasso di laureati è del 24%, mentre nell’OCSE il valore medio si attesta 42%. La relazione indica tre fattori alla base dell’arretratezza del nostro paese: rispetto agli altri Paesi OCSE abbiamo un minor tasso di immatricolazione dei neo-diplomati, meno adulti si iscrivono all’università e la percentuale di abbandono è decisamente più elevata. Quindi, invece di investire nel diritto allo studio, nel rifinanziamento del sistema generale e nella ricerca, il Governo intende selezionare e finanziare poche presunte eccellenze per finalizzare la formazione e la ricerca universitaria al mondo dell’impresa”.

Prosegue la coordinatrice dell’UDU: “Sembra che il Governo abbia intenzione di stanziare 70 milioni per sviluppare nuovi corsi universitari e master “4.0” per la formazione di oltre 200mila studenti in questo ambito. Ci sarà poi un finanziamento di 900 dottorati di ricerca specializzati e la creazione dei “competence center” lanciati da Calenda, che sarebbero legati agli atenei del Politecnico di Milano, di Torino e di Bari e all’Università di Bologna e alla Sant’Anna di Pisa. Si vogliono asservire formazione e ricerca universitaria alle necessità delle imprese. E’ un disegno assurdo: se fino ad ora si fosse ragionato in questo modo, oggi l’industria 4.0 neanche esisterebbe perché non si sarebbe sviluppata la ricerca di base per poter avanzare le tecniche già esistenti. È impensabile pensare che per sopperire all’assenza di investimento in Ricerca e Sviluppo da parte dei privati in Italia si debba arrivare al paradosso di finanziare, senza alcun processo di pubblica selezione, alcuni poli, a discapito di altri, per necessità imprenditoriali e non per scelte scientifico-accademiche”.

Conclude Marchetti: “La previsione di stanziare questi fondi da parte del Governo è la palese dimostrazione che le risorse esistono e si possono trovare se vi è la volontà politica. Da anni denunciamo il sottofinanziamento del sistema dell’Università e della Ricerca in Italia e l’assenza di reali investimenti sul diritto allo studio. Il Governo pensa di formare 200mila studenti secondo le necessità aziendali, senza permettere l’accesso a una grossa fetta di popolazione: bisogna dire basta a questa visione elitaria del sistema universitario, che viene portata avanti dal 2008 con risultati drammatici. Vogliamo un’università pubblica e accessibile a tutti, al di là delle condizioni economiche di partenza: basta con la volontà di creare Atenei “di serie A” e “di serie B”, piuttosto si torni ad investire nel diritto allo studio di noi studenti. La direzione giusta è quella inversa rispetto a questo tipo di politica. L’Università può e deve essere il motore centrale dello sviluppo: un vero ascensore sociale e non l’ennesimo campo in cui si finanziano interventi parziali, determinati soltanto dalla convenienza politica del momento”.