Poletti insulta la nostra generazione. Non ce ne vogliamo andare, vogliamo risposte!

By 19 dicembre 2016Università

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti in una foto del 17 luglio 2014. ANSA/ GUIDO MONTANI

Il Ministro Poletti, in visita a Fano, ha appena dichiarato che è meglio che certi giovani se ne siano andati dall’Italia perché è “meglio non averli tra i piedi”. Parole inaccettabili per un Ministro che purtroppo è solito denigrare i giovani del nostro Paese.

Dichiara Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari: “Le parole del Ministro Poletti sono a dir poco inaccettabili. Purtroppo, questo non ci stupisce più: giusto un anno fa aveva lasciato dichiarazioni surreali sul fatto che il problema dell’università italiana fossero gli studenti che impiegano troppo tempo a laurearsi; solo qualche giorno fa, Poletti aveva auspicato il voto prima del referendum sui quesiti del jobs act, denigrando di conseguenza il milione di cittadini che hanno firmato per quei referendum. Non ci stiamo, esternazioni del genere, che non tengono conto del malessere sociale, non sono più accettabili. Il Ministro finge di non sapere che se ogni anno migliaia di giovani lasciano l’Italia è perché si trovano costretti a farlo, e non per quella che in altri paesi è una “semplice” libera volontà di compiere esperienze all’estero.”

Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi prosegue: “E’ stato il Ministro stesso a contribuire in modo consistente alle condizioni di questo grande esodo che colpisce i giovani italiani. Probabilmente Poletti crede che non ci sia correlazione tra i giovani che lasciano l’Italia e l’alta precarietà -quando non si tratta di assenza- del lavoro, di cui gli ultimi dati sull’utilizzo crescente dei voucher sono solo l’ulteriore testimonianza. E’ l’ennesimo insulto alla nostra generazione, una generazione che a malapena riesce a terminare la scuola dell’obbligo, e che è purtroppo caratterizzata da tassi di dispersione scolastica altissimi; una generazione che non va all’università e che ha il tasso di laureati tra i più bassi d’Europa; una generazione che ha visto il più alto incremento di NEET tra i paesi OCSE.”

Concludono Marchetti e Manfreda: “Il Ministro ascolti quello che noi studenti abbiamo da dire, piuttosto che proferire sentenze, del tutto soggettive ed inopportune su quanti di noi lasciano l’Italia. Poletti chieda scusa e si preoccupi piuttosto di come il nostro paese possa finalmente valorizzare tutti quei giovani che, avendo raggiunto i più alti gradi dell’istruzione, possono dare un contributo significativo alla società e all’economia italiana.”