Renzi annuncia per il primo maggio lo stanziamento di due miliardi e mezzo sulla ricerca: basta con dichiarazioni spot, si torni ad investire in modo strutturale!

By 27 aprile 2016Università

 

governo-160302163702Oggi il Primo Ministro Matteo Renzi attraverso la sua enews ha confermato lo stanziamento, che dovrebbe avvenire il primo maggio, di due miliardi e mezzo per la ricerca, dopo gli annunci fatti dallo stesso premier a marzo, durante la visita al laboratorio di Pomezia che ha isolato il virus Ebola.

Dichiara Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari: “Il Presidente del Consiglio ha dichiarato che ‘ricerca e cultura smettono di essere i settori da tagliare e diventano quelli su cui investire’. Non capiamo perché, allora, questi ipotetici fondi non siano presenti già nella Legge di Stabilità 2016 e sembra che non ci sia grossa intesa sull’entità del finanziamento tra i membri del Governo, visto che il Ministro Giannini, sempre nel mese di marzo, aveva dichiarato che sarebbero stati 2 miliardi di euro per il biennio 2016-2017 su punti molto fumosi (‘internazionalizzazione, capitale umano, infrastrutture per la ricerca, Mezzogiorno, partnership pubblico privato’). Fa specie che l’agenda sulla Ricerca venga dettata dal Presidente del Consiglio e non dal Ministero di competenza. In ogni caso, Renzi deve scoprire le carte: non si capisce da dove spuntino questi fondi, non contenuti in Legge di Stabilità, dove e come verranno investiti”

Prosegue Jacopo Dionisio: “Gli interrogativi sono troppi e i timori sono tangibili: non ci sorprenderebbe che di questi 2,5 miliardi, più della metà siano riferiti al progetto dello Human Technopole. Non accettiamo strumentalizzazioni su una data significativa come quella del primo maggio, se questi fondi veramente esistono vanno inseriti e stabilizzati immediatamente all’interno del sistema universitario statale. Basta a misure una tantum e annunci spot: c’è bisogno di un piano di sviluppo e investimento di lungo periodo su università e ricerca, affinché il sistema non collassi completamente e si possa tornare a veder crescere il numero di immatricolati, di ricercatori e docenti, ad esempio partendo dallo sblocco delle limitazioni al reclutamento e da un investimento significativo nel diritto allo studio”.