RETE STUDENTI e UDU: “Dopo un anno di delusioni, il Premier Monti può evitare di farci gli auguri” / La risposta dei due sindacati studenteschi agli auguri del Premier ai giovani e agli studenti

By 17 dicembre 2012Sociale

“Senza i fatti, ci sentiamo solo presi in giro” questo il commento di Daniele Lanni, Portavoce nazionale della Rete degli Studenti Medi agli auguri del Premier Monti a giovani e studenti. “Gli auguri del Premier sembrano solo figli delle formalità. Ringraziamo del pensiero ma ne i giovani ne gli studenti sono stati nei pensieri del suo Governo in tutto questo anno di lavoro. E anche durante questi 15 mesi di Governo Monti gli studenti sono dovuti scendere in piazza per difendersi da soli il bene pubblico che è l’istruzione pubblica” conclude Lanni.

” In un anno il Governo Monti ha farcito ogni suo provvedimento con la retorica dei giovani, fin dalla prima riforma sulle pensioni. Ma erano solo operazioni per indorare la pillola amara da inghiottire: non un euro è stato spostato su politiche giovanili, istruzione pubblica o borse di studio lasciando tutto esattamente come ereditato dal Governo Berlusconi”- spiega Michele Orezzi – Coordinatore Nazionale dell’Unione degli Universitari.

“Negli auguri del Premier ci viene ancora chiesto di aspettare. Lo diciamo forte e chiaro: il tempo è scaduto. Tutta questa retorica sul bene e il futuro del Paese la respingiamo e la respingeremo finchè alle parole non seguiranno i fatti. Monti crede davvero che siamo il futuro del Paese? Bene, ma finchè non si deciderà di investire sul nostro presente l’Italia non ripartirà più e non avrà un futuro” – conclude  Orezzi.

 

“Speriamo che “discontinuità” sia la parola d’ordine su cui si baseranno le politiche su istruzione e giovani del prossimo Governo: solo così usciremo definitivamente dalla retorica di usare la parola “giovani” come cavallo di troia per manovre lacrime e sangue che non vanno che ad intaccare l’equità che tanto ha esaltato il Governo Monti nei primi giorni del suo insediamento. Fino a quel momento di auguri non ne vogliamo ricevere”. concludono all’unisono Lanni e Orezzi