Riprendiamoci la libertà: la rivoluzione culturale parte da scuola e università!

By 27 settembre 2017Campagne, Sociale

Riprendiamoci la libertà!

Come Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari aderiamo all’appello “Avete tolto il senso alle parole” in vista della mobilitazione contro la violenza sulle donne, “Riprendiamoci la libertà!” del 30 settembre, indetta dalla CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro.

Il tema della violenza sulle donne è tornato a occupare le prime pagine dei quotidiani: la complessità del problema, tuttavia, viene troppo spesso ignorata e il tema in sé viene strumentalizzato con finalità tutt’altro che di carattere informativo: si è accentuata e addirittura superata la narrazione folle basata sugli stereotipi di genere arrivando al morboso racconto dettagliato di stupri e violenze. Sul fronte dei commentatori, soprattutto politici, invece si vede una sempre maggiore ricerca del consenso, piuttosto che proposte sulla risoluzione del problema.

Sentiamo quindi una forte esigenza di affrontare questi temi in modo approfondito e complessivo, al fine di costruire consapevolezza e partecipazione.

In questo contesto svolgono un ruolo chiave i luoghi dell’istruzione, che devono saper fornire alle studentesse e agli studenti gli strumenti che permettano lo sviluppo di una coscienza critica, per comprendere e leggere le notizie e analizzare a fondo i problemi nella loro piena complessità, sfuggendo dalla strumentalizzazione.

Una rivoluzione culturale può e deve partire dalle scuole e dall’università, dove è necessario formare una cultura del rispetto di sé stessi e degli altri, fornendo gli strumenti per leggere la complessità dei problemi sociali, educando alla necessità di diritti, alla parità di genere e opportunità. Le diseguaglianze provocate dall’impossibilità di una completa autodeterminazione infatti portano a concrete conseguenze in vari elementi sociali: dalla maggior difficoltà delle donne ad accedere al mondo del lavoro, ancor più agli incarichi dirigenziali, all’assenza di diritti e di un sistema di welfare.

Il primo passo per cercare una risposta che sia di sistema è indubbiamente pretendere la piena e sostanziale applicazione della convenzione di Istanbul. È altresì fondamentale l’immediata sospensione della depenalizzazione dello stalking, insieme all’investimento per il sostegno e l’apertura di centri antiviolenza diffusi su tutto il territorio nazionale.

Per questo motivo aderiamo convintamente all’appello lanciato dalla CGIL, e nel contempo rafforzeremo l’impegno a diffondere e costruire una cultura del rispetto e della parità di genere diffusa, rivendicando la necessità di percorsi di educazione sessuale nelle scuole e sportelli di ascolto anche nelle università. La nostra azione sindacale non si fermerà a una data di mobilitazione e continueremo a chiedere l’affermazione di diritti concreti all’interno dei luoghi dell’istruzione.