Se salta Schengen implode l’Europa: non si torni agli stati nazionali, ma si vada verso gli Stati Uniti d’Europa

By 28 gennaio 2016Sociale

120482-mdLa Svezia espellerà 80 mila profughi arrivati nel 2015, l’Olanda prepara treni per rimandare in Turchia i migranti che arrivano dalla Grecia, la Gran Bretagna non accoglierà più richiedenti asilo minorenni non accompagnati: queste le reazioni più eclatanti di alcuni governi europei in seguito al vertice dei ministri dell’Interno tenutosi ieri, in cui il principale imputato è stato il trattato sulla libera circolazione delle persone.

Il Trattato di Schengen ha rappresentato il primo vero passo verso quell’Europa libera e unita, che Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi per primi avevano immaginato nel 1944 a Ventotene, come unica uscita possibile da anni di guerre e totalitarismi. Oggi quell’idea di Europa è sotto attacco, quel trattato rischia di essere sospeso o peggio superato: davanti ai tantissimi uomini, donne e bambini che scappano ogni giorno dalle guerre nella propria terra di origine e si mettono in viaggio verso l’Europa, vista ancora come luogo di sogni e di speranze, si sta reagendo nel modo peggiore possibile. Gli Stati Uniti d’Europa, la cui realizzazione sarebbe per molti la scelta decisiva per uscire dalla crisi economica e finanziaria, sembrano sempre più una chimera, lasciando il passo ad un’unione esclusivamente monetaria, incapace di andare oltre lo stato attuale, declinata secondo i parametri del rigore e dell’austerità.

Le decisioni prese negli ultimi tempi da molti governi europei, dall’Ungheria alla Svezia, passando per Danimarca, Olanda, Macedonia e Gran Bretagna, dimostrano come oggi la logica dominante sia quella xenofoba e razzista delle peggio destre, pronte a chiudersi in logiche nazionaliste, indicando nello straniero immigrato il male dell’Europa del XXI secolo. “Affondare i barconi”, “chiudere le frontiere”, “alzare muri”: queste le soluzioni proposte per arginare quello che, invece, è un problema reale da affrontare ed analizzare da un punto di vista internazionale, senza piegarlo a logiche ed interessi dei singoli Stati, e che non dovrebbe essere utilizzato per fare la più becera della campagne elettorali. Colpa anche di una sinistra incapace di reagire con forza a questa narrazione ignobile, schiacciata su una posizione difensiva e non propositiva; una sinistra che non è stata capace di costruire negli anni un’idea di Europa, alternativa a quella austera voluta dal centrodestra e dai mercati, che si basi sui principi e sulle linee guida tracciate proprio da Spinelli e Rossi.

Oggi il rischio concreto è che “Schengen” sia spazzato via dai venti neofascisti che tornano a soffiare sull’Europa. Bisogna essere coscienti del fatto che questo rappresenterebbe un’implosione del vecchio continente: la risposta all’emergenza immigrazione non deve essere un ritorno al passato, a logiche nazionali, che ben sappiamo dove hanno portato in passato.
“Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani” diceva Altiero Spinelli: ed è proprio ciò che stiamo rischiando. E’ necessario, oggi più che mai, invertire la rotta e andare verso un vero processo unitario dell’Europa, non solo monetario, ma soprattutto sociale e culturale. “La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!”