Student act in legge di stabilità: alcuni passi in avanti, bisogna investire di piu’. No a misure spot come super borse di studio e 500 euro ai diciottenni

By 15 ottobre 2016DSU e Accesso, Università

stabilita-2017Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha appena presentato in conferenza stampa il contenuto della prossima Legge di Stabilità, che lui stesso ha riassunto nello slogan: “Merito e bisogno”. Molti i provvedimenti che riguardano il mondo dell’istruzione.

Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli universitari, dichiara: “Oggi il Presidente del Consiglio ha presentato una legge di Stabilità che certamente contiene degli aspetti interessanti, come l’aver stabilizzato 50 milioni in più nel Fondo Integrativo Statale: una misura sicuramente positiva, ma timida. Molto difficilmente queste risorse aggiuntive potranno bastare per eliminare la figura dello studente idoneo non beneficiario di borsa di studio, come promesso dal Sottosegretario Faraone nei mesi scorsi. Attendiamo inoltre di vedere come questi fondi saranno redistribuiti tra le regioni. Andrebbero riviste, come chiediamo da anni, le modalità di ripartizione affinché il divario tra regioni virtuose e non smetta di crescere, ed anzi, si vada a restringere”.

Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli studenti medi, continua: “Notiamo che il trend è cambiato, ci sono finanziamenti in tema di istruzione e cultura. Ma questo non è e non può essere sufficiente. Ancora una volta è mancato completamente il confronto con le associazioni studentesche e ci ritroviamo investimenti che mancano di una visione complessiva. Viene riconfermata la copertura al bonus di 500 € per neo diciottenni, una misura che abbiamo già criticato per  l’incapacità di essere uno strumento che possa realmente facilitare l’accesso dei giovani alla cultura, soprattutto se inquadrato in una manovra economica che non ha accennato minimamente al tema del diritto allo studio per gli studenti delle scuole superiori secondarie. E questo non è più accettabile.”

Prosegue Marchetti: “Lo  “Student Act” di cui ha parlato oggi, seppur molto velocemente, il Premier, secondo quanto riportato dalla stampa e dalle dichiarazioni di esponenti del governo e del parlamento, dovrebbe contenere al proprio interno vari interventi. Viene proposta una riforma del sistema di tassazione universitaria che parte dalla previsione di una no tax area fino ai 13.000 € di ISEE, e misure di calmierazione della tassazione per chi registra un valore dell’indicatore inferiore a 25.000€. Si tratta senza dubbio di un primo passo in avanti verso l’accoglimento di una nostra proposta storica, che però indica una soglia della no tax area nettamente superiore. Ora attendiamo di conoscere con maggiore precisione i dettagli, ad esempio come avverrà la copertura per gli atenei dei minori introiti delle tasse, e chiediamo al Governo e al Parlamento un confronto immediato su questo tema. Si tratta di una misura importante, che può essere migliorata e per la quale è fondamentale il confronto con gli studenti”.  

Continua Manfreda “Il premier ha promosso la finanziaria parlando di bisogno. Proprio da questo parte la nostra critica ad una manovra che non ha la prospettiva di risolvere quelli che sono i bisogni reali degli studenti e delle loro famiglie. Bisogna ripartire, invece, da una generazione, tutta non soltanto i meritevoli, che vuole avere risposte concrete.”

Concludono i coordinatori dell’UDU e della Rete: “Continuiamo ad essere estremamente critici, invece, verso la previsione di super borse di studio per diplomati con particolari meriti, da assegnare  con un metodo di valutazione non ben definito, basato su invalsi, voto di diploma e valutazione della carriera scolastica. Se si vuole aumentare il tasso di passaggio tra scuola ed università, bisogna agire in modo molto più serio ed approfondito, ad esempio intervenendo in primis sulla dispersione scolastica, sull’orientamento o incrementando la totalità delle borse di studio. Basta investimenti spot come le “super borse” e il “bonus per i neo maggiorenni”: quei fondi vanno indirizzati diversamente perché il mondo dell’istruzione ha bisogno di misure strutturali.”