UDU: DOPO LA VITTORIA AL TAR A CAMPOBASSO, IL SINDACATO STUDENTESCO SCRIVE AI RETTORI DELLE UNIVERSITA’ DI FOGGIA, BARI E CAMPOBASSO PER CHIEDER LORO UNA PRESA DI POSIZIONE CONTRO IL NUMERO CHIUSO

By 19 gennaio 2013dai territori

 

L’Unione degli Universitari, dopo la decisione del TAR di congelare la graduatoria di medicina e odontoiatria per l’anno 2012/2013 e vista la decisione dell’Università di Campobasso di ricorrere in appello, scrive una lettera aperta ai tre rettori dell’aggregazione territoriale ovvero Giuliano Volpe (Rettore Università di Foggia), Corrado Petrocelli (Rettore Università di Bari) e Giovanni Cannata (Rettore Università di Campobasso) per chieder loro una presa di posizione chiara e netta rispetto all’intero sistema del numero chiuso.

 

Magnifici Rettori,

vi scriviamo perché riteniamo fondamentale affrontare finalmente una vera discussione che riguarda i diritti di migliaia di studenti, una discussione che in questi anni è stata invece sempre evitata o strumentalizzata. Riteniamo oggi non più rinviabile il definitivo superamento del numero chiuso.

Da anni come sindacato studentesco abbiamo denunciato come il meccanismo del numero chiuso sia ingiusto e inefficace. Abbiamo avviato e vinto numerosi ricorsi, abbiamo denunciato il contenuto e le modalità con cui si sono svolte le prove di ingresso. Abbiamo richiesto che venisse aperta una reale discussione per arrivare finalmente ad una nuova idea di accesso all’università, che ponesse al centro il diritto allo studio, l’investimento nell’università pubblica e l’idea di università incentrata sullo studente.

In tutto questo tempo siamo sempre rimasti inascoltati. Mentre denunciavamo lo scandalo di domande assurde e affatto pertinenti con le competenze necessarie per accedere ad un’università venivamo accusati di colpire uno dei pochi baluardi della meritocrazia, come se sapere cosa sia la “grattachecca” o cosa abbia scritto Vasco Rossi su facebook possa essere considerato un criterio di merito.

Mentre denunciavamo le gravi irregolarità che hanno caratterizzato lo svolgimento di molti test di ingresso siamo stati accusati di voler tutelare gli studenti meno meritevoli, come se un test svolto in modo non regolare escludesse i meno meritevoli e non, come accade realmente, i meno tutelati.

In questi anni in molti, in troppi, hanno pensato di poter evitare di affrontare il problema, continuando a sostenere un meccanismo che da un lato consentiva allo Stato di limitare fortemente gli investimenti nell’alta formazione e dall’altro evitava una vera responsabilizzazione dell’università nel dover formare gli studenti.

Non è un caso se oggi abbiamo il maggior numero assoluto di corsi di laurea che prevedono numero chiuso o programmato, limitando quindi il numero di studenti che può accedere, e siamo ultimi in assoluto in Europa per giovani laureati, con appena il 20,3 % di giovani tra i 30 e i 34 anni contro una media europea del 34,6 %.

Se veramente vogliamo costruire la “Società della Conoscenza” non possiamo che partire dalle università. Tutta la società è chiamata ad esprimersi sul ruolo e l’importanza che l’università pubblica deve avere nel nostro Paese nei prossimi anni, in primis sono investiti di responsabilità il mondo della politica e lo stesso mondo accademico.

Chiediamo di non nascondersi più dietro le solite scuse, fingendo che non esiste un’enorme problema che si chiama “numero chiuso”. Chiediamo che si apra finalmente un dibattito teso a garantire un nuovo meccanismo di accesso al sistema universitario, che delinei un’università aperta e non più chiusa, un nuovo modello che, insieme ad altri interventi su borse e servizi agli studenti e finanziamento degli atenei, garantisca effettivamente il diritto allo studio universitario e permetta all’Italia di non risultare più all’ultimo posto per giovani laurea in tutta l’Europa.

Proprio l’evidenza dei dati infatti ci dimostra che non solo l’Italia non ha troppi laureati, ma addirittura ha un numero drammaticamente basso di partecipazione all’istruzione universitaria. Chi continua a sostenere che il numero chiuso serve per tutelare la qualità dello studio, finge semplicemente di non sapere che l’investimento nell’università è gravemente insufficiente e il numero di laureati ci colloca all’ultimo posto in assoluto in Europa, dietro a tutti gli altri Paesi. In altre parole, chi continua a sostenere il numero chiuso cerca solo una giustificazione per non dover aumentare il finanziamento all’università pubblica. Tutto questo sistema peraltro rischia seriamente di determinare gravi carenze nel personale sanitario, e di altre professioni con accesso limitato, nei prossimi anni, così come è già accaduto e sta accadendo in altri Paesi che avevano limitato l’accesso a questi corsi di laurea.

Partendo dal ricorso del test di medicina di Campobasso, chiediamo di sfruttare questa importante occasione per non far finta di niente ancora una volta cercando semplicemente di trovare l’ennesima giustificazione per non far cadere un sistema di blocco all’accesso che ormai è destinato a crollare.

Oggi abbiamo la possibilità di affrontare finalmente il problema del numero chiuso. Partendo da questa occasione, partendo dal ricorso di Campobasso, vi chiediamo di essere voi per primi a non trascinare avanti un sistema ingiusto e inefficace, ma di essere capaci di chiedere il suo superamento prima che le contraddizioni che caratterizzano il blocco all’ingresso portino il sistema al collasso.

L’università pubblica rappresenta ormai una delle poche speranze per noi giovani e per l’intero Paese. Valorizzare e tutelare una conoscenza libera, aperta e di qualità significa garantire la speranza nel futuro