Udu e Rete degli Studenti Medi aderiscono alla campagna internazionale “Free to learn, free to move” verso il 17 novembre

By 28 ottobre 2015Campagne, Università

cover 3 finalIl 17 novembre è la giornata internazionale dello Studente: come Unione degli Universitari e Rete degli Studenti Medi aderiamo alla campagna “Free to learn, free to move” promossa, in vista di questa importante data, dalla European Students Union e dall’OBESSU sui temi della libertà di movimento, del diritto allo studio e della dignità esistenziale.

Crediamo che nel mondo in cui viviamo sia necessario costruire una rete di attivismo per creare consapevolezza, comprensione reciproca tra le comunità e solidarietà, in modo particolare verso coloro che sono costretti a lasciare i propri paesi d’origine per cercare condizioni migliori.

Abbiamo la speranza che un giorno tutti i paesi garantiscano realmente il diritto di accesso a chiunque ne abbia il bisogno o il desiderio. Abbiamo la speranza che un giorno sia garantita a tutti equità, attraverso l’accesso a misure universali di welfare al fine di assicurare dignità e pari opportunità ad ogni membro della comunità, anche se con origine lontana e diversa dalla nostra.

E’ quindi prioritario garantire il reale diritto di studiare a migranti, rifugiati e a tutti coloro che sono stati costretti ad allontanarsi dalle proprie terre: non dare piena attuazione a questo diritto rappresenta una discriminazione, una vera e propria segregazione che non possiamo più accettare.

L’istruzione è sia un diritto universale che il primo strumento d’integrazione possibile; per questo è necessario garantire un pieno inserimento di questi soggetti all’interno dei sistemi di istruzione, anche prevedendo un adeguato riconoscimento degli studi precedentemente compiuti.

Il presupposto per rendere questo possibile è che i Paesi invertano le politiche messe in campo negli ultimi anni in tema di spesa pubblica, che hanno visto una continua contrazione, in modo particolare per quanto riguarda il settore dell’istruzione. Senza risorse adeguate, non soltanto non sarà possibile garantire inclusione a migranti e rifugiati ma si acuiranno ulteriormente le diseguaglianze già presenti in ogni ambito.

L’Italia è uno dei Paesi in Europa che meno sta facendo su questo fronte.

Le disuguaglianze sociali dall’inizio della crisi ad oggi sono aumentate esponenzialmente, concentrando enormi quantità di ricchezza nelle mani di un numero limitato di individui e contemporaneamente impoverendo milioni di persone. Le istituzioni pubbliche, in nome delle esigenze di bilancio, hanno deciso di tagliare la spesa sociale: dalla sanità al diritto allo studio, passando per le pensioni e gli incentivi ai giovani lavoratori, sono stati cancellati servizi e diritti.

Negli ultimi anni il mondo dell’istruzione è stato lo specchio di quanto stesse accadendo a tutto il welfare italiano: dal 2008 ad oggi alle scuole e alle università sono stati sottratti miliardi di euro, con l’intento preciso di svuotare i luoghi d’istruzione della capacità di essere ascensore sociale e strumento di inclusione. Il diritto allo studio, ovvero l’insieme degli strumenti che lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali dovrebbero mettere in campo per garantire a tutti gli studenti pari opportunità nell’accesso ai più alti gradi dell’istruzione, è purtroppo diventato un privilegio appannaggio di pochi, ad ogni livello di studio. Noi, invece, vogliamo essere liberi di studiare.

Il Governo, presentando la legge di stabilità, ha inserito le misure relative a scuola ed università nel capitolo “Italia Orgogliosa”. Purtroppo c’è ben poco di cui andare orgogliosi: queste misure rappresentano solo slogan e non risolvono affatto i tanti problemi strutturali del sistema di istruzione italiano, e l’assenza totale di investimenti sul diritto allo studio ne è la prova.

Di fronte ad un sistema che di fatto sta escludendo progressivamente gli studenti dalle scuole e dalle università, non possiamo che chiedere una svolta significativa, e lo ribadiremo con forza anche il 17 novembre, giornata internazionale dello studente.

C’è bisogno di un paese che torni ad investire sull’istruzione, perché l’istruzione è una risorsa per tutta la comunità e non solo degli studenti, oggi costretti a farsi carico dei tanti costi ad essa legati.

C’è bisogno di un paese che investa nel welfare, a partire dal diritto allo studio, strumento fondamentale per abbattere le tante diseguaglianze che che impediscono l’accesso pieno all’istruzione.

C’è bisogno di un paese che renda liberi gli studenti di seguire e realizzare le proprie aspirazioni, indipendentemente dalla condizione economica di partenza o dalla provenienza geografica.

C’è bisogno di un paese che ci renda veramente liberi di studiare.