Vittoria epocale dell’Unione degli Universitari / colpo mortale al numero chiuso / ora il governo deve cambiare il sistema di accesso

By 10 ottobre 2014Università

Dopo mesi di attesa arrivano le prime ordinanze delle udienze del 9 ottobre con cui si aspetta l’esito per più di 2500 ricorrenti. Le prime ordinanze del Maxi-Ricorso UdU hanno tutte esito positivo e le ammissioni in sovrannumero continuano ad aumentare di minuto in minuto. I primi ad essere ammessi sono stati i Ricorrenti di Milano, e attendiamo a cascata gli esiti di Roma, Palermo, Bologna e altri 30 atenei in tutta Italia.

Gianluca Scuccimarra, coordinatore Nazionale dell’Unione degli Universitari “Dopo venti anni di battaglie firmate Unione degli Universitari oggi si infrange l’ultima barriera, oggi il principio costituzionale del diritto allo studio vede la sua massima applicazione nell’ingresso a Medicina e Chirurgia di oltre 2500 studenti che hanno un solo sogno nella loro vita: studiare!”

“E’ una vittoria epocale che è destinata a cambiare completamente l’attuale sistema universitario, grazie anche al TAR che ha riconosciuto le irregolarità che si sono verificate, non solo a Bari ma in tutta Italia lo scorso 8 Aprile durante lo svolgimento dei test. I dati parlano chiari, l’attuale sistema di accesso all’università, i blocchi e le norme che uccidono il diritto allo studio sono ormai da archiviare: da domani oltre 5000 studenti potranno sedere tra i banchi universitari che gli erano stati negati”

Conclude Gianluca Scuccimarra: “Ora che il muro del numero chiuso è stato abbattuto in via giudiziale il governo a partire dal presidente del Consiglio Renzi fino al ministro dell’Istruzione Giannini deve prendersi le proprie responsabilità. La riforma del sistema d’accesso deve avvenire anche a livello legislativo: basta slogan, basta proclami di finte riforme che non hanno mai trovato seguito. Abbattere il numero chiuso serve al futuro del Paese. Per questo noi saremo in tutte le piazze e le mobilitazioni a partire dal 25 ottobre con i sindacati per finire di demolire un muro che, nei fatti, non esiste più”.

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