La situazione della Tirso, azienda tessile con sede a Muggia (Trieste), sta generando preoccupazione e tensione nel panorama sindacale e industriale del Friuli Venezia Giulia. La Felctem-Cgil ha indetto una manifestazione per domani, mirata a sollevare la questione della crisi aziendale che minaccia la chiusura e la conseguente perdita di lavoro per circa 160 dipendenti. Questa mossa rischia di compromettere l’unità che storicamente ha caratterizzato il blocco sindacati-Regione e Confindustria Alto Adriatico, un’alleanza che in passato ha portato risultati tangibili in altre crisi, come quella della Wartsila.
la reazione di Confindustria alto adriatico
Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico, ha espresso il suo “stupore, ma non troppo” per la decisione della Cgil di scendere in piazza. La situazione, secondo Agrusti, ha assunto un carattere di irreversibilità già a luglio 2024, momento in cui sia la Regione che il Consorzio Aziende Attive (CAA) si sono attivati per cercare soluzioni volte a preservare l’attività industriale e a garantire il reimpiego dei lavoratori. In questo contesto, si sta cercando di applicare il cosiddetto “modello Wartsila”, un approccio che ha già dimostrato la sua efficacia in circostanze simili.
le dichiarazioni degli assessori regionali
Le dichiarazioni degli assessori regionali al Lavoro e alle Attività produttive, rispettivamente Alessia Rosolen e Sergio E. Bini, sono state chiare e forti. Entrambi hanno definito “inaccettabile” l’idea che si stia trasmettendo ai lavoratori in cassa integrazione un messaggio di inattività da parte delle istituzioni. “Stiamo lavorando, in silenzio”, hanno affermato, sottolineando i vari interventi già messi in campo per supportare i dipendenti. Tra questi, il contributo per gli ammortizzatori sociali e un progetto che era stato avviato quando il Gruppo Roncadin aveva manifestato interesse per l’impianto, anche se poi tale interesse è stato ritirato.
la posizione degli altri sindacati
In questo clima di disaccordo, anche gli altri sindacati, come Femca Cisl, Fesica Confsal e Uiltec, hanno voluto puntualizzare il loro punto di vista. Hanno dichiarato che “non è vero che non è stato fatto nulla” e che “serve unità, non polemiche”, ribadendo che la priorità deve restare la tutela dei lavoratori. È fondamentale, infatti, ricordare che fino al 30 settembre i dipendenti sono formalmente in forza all’azienda e sono in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), il che offre una certa protezione temporale, ma non elimina la preoccupazione per il futuro.
Fabrizio Zacchigna, segretario della Filctem Cgil di Trieste, ha alzato il tono della discussione, puntando il dito contro l’azienda. Sebbene affermi che “non siamo scontenti”, ha avvertito che il 28 agosto rappresenta una data cruciale: è l’ultima opportunità per i sindacati di impugnare il licenziamento collettivo. Zacchigna ha evidenziato la necessità di “riqualificare il sito” e di “ricollocare i lavoratori”, esprimendo frustrazione per il fatto che non ci siano state denunce nei confronti delle istituzioni o di altri attori coinvolti.
La crisi della Tirso non è solo una questione locale, ma si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione e sfide che l’industria tessile e manifatturiera sta affrontando a livello nazionale e internazionale. Il settore ha visto negli ultimi anni una crescente pressione dovuta a vari fattori, tra cui la globalizzazione, l’innovazione tecnologica e le fluttuazioni del mercato. In particolare, la pandemia di COVID-19 ha avuto un impatto devastante su molte aziende, costringendole a rivedere i propri modelli di business e a cercare soluzioni innovative per rimanere competitive.
In questo scenario, la risposta delle istituzioni e dei sindacati è fondamentale. La capacità di dialogo e di collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti sarà determinante per affrontare le difficoltà e per trovare soluzioni sostenibili. La storia recente ha dimostrato che il confronto e la cooperazione possono portare a risultati positivi, come nel caso della Wartsila, ma la situazione attuale sembra essere più complessa e delicata.
La manifestazione indetta dalla Felctem-Cgil non sarà solo un momento di protesta, ma rappresenta anche un’occasione per riaccendere il dibattito sulle politiche industriali e sul futuro del lavoro nella regione. È essenziale che tutti i soggetti coinvolti, dalle istituzioni ai sindacati, fino alle aziende, si uniscano per trovare soluzioni condivise e garantire un futuro dignitoso ai lavoratori coinvolti. La crisi della Tirso è un campanello d’allarme per l’intero sistema industriale del Friuli Venezia Giulia, che deve affrontare sfide significative per garantire la propria competitività e sostenibilità nel lungo termine.
