Dazi Usa: la tempesta che travolge i giganti dell’auto giapponesi

Dazi Usa: la tempesta che travolge i giganti dell'auto giapponesi

Dazi Usa: la tempesta che travolge i giganti dell'auto giapponesi

Matteo Rigamonti

Novembre 11, 2025

Tokyo, 11 novembre 2025 – L’industria automobilistica giapponese sta attraversando una delle crisi più pesanti degli ultimi anni. Tra aprile e settembre, secondo i dati dell’agenzia Kyodo, l’utile netto complessivo delle sette principali case auto giapponesi è calato del 27,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il motivo principale? Gli effetti dei dazi statunitensi sulle auto importate, una spina nel fianco che continua a pesare sui bilanci e a complicare i piani futuri dei produttori.

Dazi Usa, utili in rosso: il colpo duro alle case giapponesi

Le cifre sono impietose: le tariffe imposte dagli Stati Uniti hanno fatto perdere alle sette maggiori aziende giapponesi circa 1.500 miliardi di yen, pari a circa 8,4 miliardi di euro. Un tonfo che non si vedeva dai mesi più difficili della pandemia, segnando una netta inversione di rotta rispetto agli anni scorsi. Nissan, Mazda e Mitsubishi, nomi di punta, hanno chiuso il semestre con perdite nette, mentre anche colossi come Toyota sono stati costretti a tagliare le loro previsioni.

La sola Toyota, leader mondiale per volumi, ha stimato che le tariffe imposte dall’amministrazione Trump hanno ridotto l’utile operativo di circa 900 miliardi di yen (5,05 miliardi di euro). “Le nostre attività in Nord America sono andate in perdita”, ha ammesso un portavoce del gruppo durante la presentazione dei risultati trimestrali. Ma non sono solo i grandi a soffrire: secondo gli esperti, le aziende più piccole rischiano di non reggere il colpo come i giganti del settore.

Accordo Washington-Tokyo: un passo avanti, ma non basta

A settembre, Washington e Tokyo hanno raggiunto un’intesa per abbassare l’imposta sulle auto importate al 15%. Un taglio significativo, ma che lascia comunque un dazio sei volte più alto rispetto al 2,5% che si pagava fino ad aprile. “I margini restano sotto pressione”, ha spiegato un analista a Nikkei Asia. Così, le aziende sono costrette a rivedere i prezzi e a cercare modi nuovi per tenere sotto controllo i costi.

La situazione si complica anche per altri motivi. Le interruzioni nelle forniture globali, in particolare la mancanza di semiconduttori, continuano a rallentare la produzione. A questo si aggiunge un calo della domanda nel mercato dei veicoli elettrici. “Il settore vive un clima di grande incertezza”, conferma un dirigente di Mazda. “Ogni scelta va fatta con attenzione, giorno dopo giorno”.

Tra alleanze e tagli: come rispondono le case giapponesi

Di fronte a questa tempesta, le case auto giapponesi stanno cercando soluzioni. Fonti vicine ai vertici raccontano che alcune aziende più piccole potrebbero dover stringere alleanze più forti con concorrenti, togliere modelli dal mercato americano o addirittura ridurre la loro presenza negli Stati Uniti. “Non possiamo escludere nulla”, dice un manager di Mitsubishi. “I margini sono così risicati che ogni errore potrebbe essere fatale”.

Nel frattempo, anche i consumatori americani iniziano a sentire il peso degli aumenti. Nei concessionari Toyota di Los Angeles e New York, i responsabili notano “clienti più cauti” e una preferenza crescente per modelli prodotti localmente o da marchi concorrenti.

Un futuro tutto da definire per l’auto giapponese

Gli esperti sono unanimi: il futuro dell’industria automobilistica giapponese è incerto. Tra dazi, problemi nelle forniture e un mercato globale in evoluzione, fare previsioni è quasi impossibile. “Il settore dovrà adattarsi in fretta”, osserva un economista della Japan Automobile Manufacturers Association. Solo così si capirà se questa crisi sarà solo una fase passeggera o il segnale di un cambiamento più profondo.

Per ora, negli uffici delle grandi case giapponesi si respira la tensione di una corsa contro il tempo. E il domani, almeno oggi, resta tutto da scrivere.