Elezioni in Iraq: il futuro del paese si gioca oggi ai seggi

Elezioni in Iraq: il futuro del paese si gioca oggi ai seggi

Elezioni in Iraq: il futuro del paese si gioca oggi ai seggi

Matteo Rigamonti

Novembre 11, 2025

Baghdad, 11 novembre 2025 – Alle 7 del mattino locali (le 5 in Italia) si sono aperti i seggi elettorali in Iraq per le elezioni legislative. Milioni di cittadini sono chiamati a rinnovare il Parlamento, che conta 329 seggi da assegnare per i prossimi quattro anni. Un momento cruciale, che porterà alla nomina di un nuovo presidente – ruolo soprattutto simbolico, affidato a un esponente curdo – e, dopo trattative che promettono di essere lunghe, di un nuovo primo ministro, figura chiave e tradizionalmente espressione della comunità sciita.

Oltre 7.700 candidati in corsa: la sfida della rappresentanza femminile

La Commissione elettorale indipendente irachena ha confermato che sono più di 7.700 i candidati in gara. Tra loro, quasi un terzo sono donne, grazie anche a un sistema di quote che riserva almeno il 25% dei seggi al genere femminile. “È una battaglia per farsi spazio”, ci ha detto Layla al-Tamimi, candidata indipendente, incontrata davanti a una scuola di Karrada, nel cuore di Baghdad. “Le donne stanno cercando di emergere in un ambiente ancora molto difficile”.

Il sistema prevede anche che nove seggi siano destinati alle minoranze religiose ed etniche, come cristiani, yazidi e shabak. Un segnale della complessità sociale del Paese, anche se, secondo alcuni osservatori, non sempre questa scelta si traduce in una reale inclusione politica.

Sicurezza alta, ma tra tensioni e timori

Il voto si svolge sotto stretta sorveglianza. A Sadr City e Mansour, quartieri della capitale, si sono visti posti di blocco e controlli fin dall’alba. “La sicurezza è una priorità”, ha detto il portavoce del Ministero dell’Interno, Saad Maan, ricordando che migliaia di agenti sono stati schierati vicino ai seggi. Tuttavia, nonostante le rassicurazioni, molti elettori hanno mostrato prudenza. “Ho aspettato che arrivassero altre persone prima di entrare”, ha raccontato Ahmed, 34 anni, impiegato statale in fila davanti a una scuola nel distretto di Kadhimiya.

Dalle urne al governo: un percorso incerto

Quando le urne si chiuderanno, partirà lo spoglio. I primi risultati sono attesi entro pochi giorni, ma mettere insieme il nuovo governo potrebbe richiedere settimane, forse mesi, di trattative. L’attuale presidente Abdul Latif Rashid, di origine curda, ha invitato gli iracheni a votare “con senso di responsabilità”, sottolineando che la stabilità del Paese passa anche dalla legittimità delle istituzioni.

La nomina del nuovo primo ministro sarà il vero banco di prova. Il ruolo, tradizionalmente affidato a un esponente sciita, rischia di aprire nuove tensioni tra le varie fazioni, dal blocco Sadrista ai gruppi filo-iraniani. “Serve trovare un equilibrio tra le diverse anime del Parlamento”, ha spiegato il politologo Ali al-Mawlawi a Al Iraqiya.

Quote rosa e minoranze: numeri che non bastano

Le quote sono pensate per assicurare la presenza delle donne e delle minoranze in Parlamento. Ma, secondo gruppi come l’Iraqi Women’s Network, avere un posto non significa sempre avere voce in capitolo. “Molte donne sono candidate solo per rispettare la legge”, denuncia Hanaa Edwar, portavoce dell’associazione. “Il passo successivo è dare loro più peso nelle commissioni parlamentari”.

Un voto che pesa sulla democrazia irachena

Queste elezioni arrivano in un momento delicato. L’Iraq è ancora segnato da tensioni sociali e da una ripresa economica difficile, dopo anni di conflitti e instabilità. La Banca Mondiale segnala un tasso di disoccupazione giovanile oltre il 25%, mentre la corruzione resta un ostacolo pesante.

Nonostante tutto, nelle strade polverose di Baghdad e nei villaggi del sud, molti hanno deciso di andare a votare. “Votare conta ancora”, dice Fatima, insegnante a Najaf, con voce bassa. “È l’unico modo per sperare in un cambiamento”.