Garlasco, 11 novembre 2025 – Una lettera anonima, con una croce disegnata e poche parole in dialetto: “L’è mei che te sta ciu” (“È meglio che stai zitto”), è stata trovata sabato scorso sotto la porta dello studio di Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio e di nuovo indagato nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. A rivelarlo è stato il suo attuale avvocato, Fabrizio Gallo, che ha deciso di denunciare il fatto ai carabinieri. “Abbiamo presentato un esposto. Può anche essere una sciocchezza, ma non si sa mai. Ho chiesto ai carabinieri di fare controlli, però per ora non possiamo fare altro che segnalarlo”, ha detto Gallo, raggiunto al telefono ieri pomeriggio.
Minacce e tensione crescente sull’inchiesta
Secondo l’avvocato, la minaccia sarebbe arrivata subito dopo alcune sue dichiarazioni sulla posizione di Lovati nell’indagine. “È un po’ strano, no? Prima voglio approfondire e capire meglio la situazione”, ha spiegato il penalista, che ha deciso di non presentarsi in procura a Brescia come previsto. Ora la priorità è capire chi c’è dietro quel messaggio. Lovati, invece, ha cercato di minimizzare: “Sono mitomani, non ci fare caso”, avrebbe detto al suo legale. Ma Gallo non vuole abbassare la guardia.
“Forse sono io il vero destinatario”
A Mattino Cinque, Gallo ha raccontato di aver notato anche una macchina sospetta che lo seguiva nei giorni scorsi. “Non voglio rischiare la pelle per difendere Lovati”, ha ammesso in diretta. Il clima intorno alla vicenda si fa sempre più pesante. “Sono pronto a mollare l’incarico, ci sono tanti avvocati che si sono fatti avanti”, ha aggiunto, denunciando anche un clima ostile da parte di alcuni colleghi. “Mi hanno denunciato, hanno fatto esposti all’ordine degli avvocati. Non me lo merito”, ha detto con voce stanca.
Alla domanda se avesse sospetti sull’autore della minaccia, Gallo ha risposto di no: “Al momento nessuno. Però ho presentato una memoria perché, subito dopo essere venuto a Roma, è partita una campagna di fango contro di me. Mi sembrava giusto segnalarlo”.
Voci infamanti e accuse di legami con la ’Ndrangheta
Nelle ultime settimane, Gallo è finito anche sotto tiro per voci pesanti che lo collegano alla ’Ndrangheta. “Una direttrice di un giornale che mi conosce da trent’anni ha cominciato a dire che sarei stato mandato da alcuni ’ndranghetisti”, ha raccontato a Open. Secondo questa versione, Gallo sarebbe arrivato nella Lomellina per proteggere Lovati o per farlo tacere per conto della criminalità organizzata. “Una bugia totale”, ha ribadito il penalista, che ha già sporto denuncia contro la giornalista.
“Lei dovrà spiegare perché ha inventato questa storia”, ha aggiunto. “Io Lovati l’ho conosciuto in una trasmissione televisiva. Non sono venuto qui per nessun boss. Lui ha valutato la mia professionalità, io la sua. Poi mi ha chiesto se volevo difenderlo e ho accettato. Punto. Nessun complotto”.
Brescia, l’inchiesta si allarga: nuovi indagati in arrivo?
Intanto a Brescia va avanti l’inchiesta che vede tra gli indagati l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti, accusato di corruzione in atti giudiziari. Al centro del fascicolo c’è una presunta mazzetta da 20-30 mila euro, che nel 2017 avrebbe fatto chiudere le indagini su Sempio, già indagato per l’omicidio Poggi.
Oggi sono attesi gli interrogatori dei due avvocati che difendevano Sempio allora, Federico Soldani e Simone Grassi. L’inchiesta si allarga? “Senza dubbio”, risponde Gallo senza esitazioni. “Mi aspetto altri indagati. I due legali di Sempio hanno detto cose false riguardo ai soldi ricevuti. Poi ci sono due carabinieri con cui hanno avuto contatti (Giuseppe Spoto e Silvio Sapone, oggi testimoni). Ma questa è solo una mia ipotesi”.
Un caso che non si chiude
Il caso Garlasco continua a espandersi, tra nuove indagini, minacce e sospetti incrociati. Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulle prossime mosse, mentre la tensione tra i protagonisti resta alta. “Se vorranno sentire Lovati, lo faranno”, conclude Gallo. Nel frattempo, l’obiettivo resta la sicurezza di chi è coinvolto e la ricerca della verità su una delle storie giudiziarie più intricate degli ultimi anni.
