Parigi, 11 novembre 2025 – Il cambiamento climatico sta rivoluzionando anche il modo in cui si vola. Uno studio internazionale guidato dal Laboratorio di Meteorologia Dinamica dell’Istituto Pierre Simon Laplace di Parigi, con la collaborazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma, mette in luce come le tempeste, sempre più violente a causa del riscaldamento globale, stiano portando a turbolenze più frequenti e costose per compagnie aeree e aeroporti. La ricerca, pubblicata su Weather and Climate Dynamics, lancia un chiaro segnale: il mondo dell’aviazione deve rivedere le proprie strategie, perché il clima non è più quello di una volta.
Tempeste più violente, voli sempre più a rischio
Negli ultimi anni, raccontano i ricercatori guidati dall’italiana Lia Rapella, eventi meteorologici estremi hanno messo in crisi infrastrutture aeroportuali e sicurezza dei voli. Un episodio che resta impresso è la tempesta Eunice, che nel febbraio 2022 ha colpito Regno Unito e Irlanda, causando la cancellazione di oltre 470 voli e danni stimati intorno ai 2,5 miliardi di euro. “Abbiamo confrontato questi eventi con quelli del passato”, spiega Rapella, “e i dati mostrano una netta intensificazione delle tempeste: venti più forti, turbolenze più ampie, rischi maggiori soprattutto al momento del decollo e dell’atterraggio”.
Costi che salgono per compagnie e passeggeri
Non si tratta solo di disagi per i viaggiatori. Le compagnie aeree devono fare i conti con spese operative più alte: evitare le zone turbolente significa spesso allungare le rotte, consumare più carburante e aumentare la manutenzione degli aerei. “Più turbolenze non vogliono dire solo viaggio più scomodo”, spiega Tommaso Alberti dell’Ingv, tra gli autori dello studio. “Volare in condizioni difficili o cambiare rotta per evitare le zone più pericolose richiede più risorse. E anche una chiusura temporanea di un aeroporto, anche solo per poche ore, può avere pesanti conseguenze sociali ed economiche”.
Aeroporti sotto pressione
Il cambiamento climatico non colpisce solo i cieli. Anche gli aeroporti devono rivedere le loro regole di sicurezza e come gestiscono le emergenze. Lo studio evidenzia come le interruzioni operative causate dalle tempeste siano ormai all’ordine del giorno: atterraggi bloccati, decolli rimandati, servizi a terra rallentati o fermi. A Heathrow e Dublino, durante Eunice, le sale d’attesa si sono riempite in poche ore, con centinaia di passeggeri costretti a passare la notte in aeroporto. “Le infrastrutture vanno ripensate”, ammette Rapella, “perché il clima che conoscevamo non c’è più”.
Adattarsi per non farsi sorprendere
Il messaggio degli scienziati è netto: il settore aereo non può più fare finta di nulla davanti all’impatto del riscaldamento globale. Le previsioni del team internazionale indicano che, nei prossimi decenni, tempeste sempre più frequenti e intense renderanno più difficile mantenere i voli regolari. “Serve un cambiamento veloce”, sottolinea Alberti. “Non solo nelle procedure di volo, ma anche nella progettazione degli aeroporti e nella formazione del personale”.
Cosa ci aspetta domani
Oggi le compagnie investono in tecnologie per monitorare il meteo e sistemi di allerta rapida. Ma gli esperti avvertono: serviranno anche nuove strategie per gestire il traffico aereo e una collaborazione più stretta tra meteorologi e operatori del settore. Solo così – concludono i ricercatori – sarà possibile contenere i danni economici e garantire la sicurezza dei passeggeri in un mondo dove il clima cambia più in fretta delle nostre abitudini di viaggio.
