Il ghosting: perché fa più male del rifiuto secondo una ricerca italiana

Il ghosting: perché fa più male del rifiuto secondo una ricerca italiana

Il ghosting: perché fa più male del rifiuto secondo una ricerca italiana

Matteo Rigamonti

Novembre 11, 2025

Milano, 11 novembre 2025 – Sparire senza dare spiegazioni da una relazione, che sia d’amore, amicizia o lavoro, può lasciare ferite più profonde di un rifiuto diretto. A dirlo è uno studio degli psicologi dell’Università di Milano-Bicocca, pubblicato sulla rivista internazionale Computers in Human Behavior. È la prima ricerca in Italia che misura in tempo reale le reazioni psicologiche al fenomeno del ghosting, offrendo uno sguardo nuovo su una realtà sempre più comune nell’era digitale.

Ghosting o rifiuto chiaro: come reagisce la mente

Il gruppo guidato da Alessia Telari, ricercatrice del Dipartimento di Psicologia dell’Università milanese, ha coinvolto decine di volontari in conversazioni quotidiane via chat. I partecipanti non sapevano che i loro interlocutori erano in realtà collaboratori dello studio. Così si sono ritrovati in tre situazioni diverse: la chat continuava normalmente, veniva ricevuto un rifiuto chiaro o, invece, la comunicazione si interrompeva improvvisamente, il cosiddetto ghosting. Ogni giorno, i volontari compilavano un questionario sulle emozioni provate.

Telari spiega che “il ghosting lascia le persone in uno stato di incertezza che impedisce loro di chiudere emotivamente la relazione”. Il silenzio prolungato pesa più di una risposta, anche se dura. Il rifiuto diretto scatena un dolore intenso ma breve, mentre il ghosting lascia una scia di confusione e sofferenza che si allunga nel tempo.

Il test sul campo: cosa è emerso

Attraverso il monitoraggio quotidiano, i ricercatori hanno visto come cresceva il disagio emotivo giorno dopo giorno. I dati mostrano che l’interruzione improvvisa della comunicazione provoca sentimenti di esclusione e dolore che non si calmano facilmente. Chi invece ha ricevuto un rifiuto esplicito ha vissuto un momento di sofferenza più acuto, seguito da un lento ritorno alla normalità.

“Entrambe le situazioni mettono in crisi bisogni psicologici fondamentali”, ha spiegato la ricercatrice. Ma chi è stato ghostato tende a giudicare l’altra persona come meno morale o affidabile rispetto a chi ha ricevuto un no chiaro. Dai questionari emerge con forza che il silenzio viene percepito come una mancanza di rispetto, non solo come una semplice scelta di allontanamento.

Le conseguenze sociali e psicologiche

Il fenomeno del ghosting, noto soprattutto tra adolescenti e giovani adulti, si sta diffondendo anche nelle relazioni di lavoro e in quelle amicali. Secondo i dati raccolti, la mancanza di spiegazioni lascia le persone “bloccate”, incapaci di elaborare la fine del rapporto. “Solo allora – ha raccontato una partecipante – ho capito quanto fosse difficile accettare il silenzio rispetto a un no detto chiaramente”.

Gli esperti avvertono che questa incertezza prolungata può pesare sulla salute mentale. Ansia, insicurezza e senso di esclusione sono tra le conseguenze più comuni. Il ghosting, quindi, non è solo una questione di educazione digitale, ma un rischio reale per il benessere psicologico.

Oltre la ricerca: cosa ci lascia il fenomeno

Lo studio della Bicocca apre nuove strade per capire come si chiudono le relazioni nell’era dei social e delle chat. “Non riguarda solo amore e amicizia”, ha sottolineato Telari. “Anche in ambito lavorativo, il ghosting può lasciare segni profondi”.

Per ora, i ricercatori invitano a riflettere sull’importanza di una comunicazione diretta, anche quando è difficile. “Un no detto chiaramente – conclude la psicologa – aiuta chi lo riceve a voltare pagina. Il silenzio, invece, può tenerlo fermo troppo a lungo”.