Il mistero svelato: la mummia verde di Bologna finalmente spiegata

Il mistero svelato: la mummia verde di Bologna finalmente spiegata

Il mistero svelato: la mummia verde di Bologna finalmente spiegata

Matteo Rigamonti

Novembre 11, 2025

Bologna, 11 novembre 2025 – Dopo quasi quarant’anni di speculazioni, l’enigma della “mummia verde” di Bologna ha finalmente una spiegazione scientifica. Le ultime analisi del gruppo guidato da Annamaria Alibasio dell’Università di Roma Tor Vergata indicano che gli ioni di rame rilasciati dal sarcofago sono i responsabili del caratteristico colore verde della pelle e delle ossa del giovane rinvenuto nel 1987 nella cantina di una villa storica in ristrutturazione. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Journal of Cultural Heritage.

Il rame che ha trasformato il corpo

Gli esperimenti hanno dimostrato che gli ioni di rame hanno penetrato nei tessuti e nelle ossa, sostituendo il calcio originario e dando così quella tonalità verde smeraldo. “Abbiamo visto il rame prendere il posto del calcio, sia nelle ossa sia nella pelle”, ha raccontato Alibasio. Ma non è solo una questione di colore: il rame, noto per combattere muffe e batteri, ha anche rallentato la decomposizione del corpo, proteggendolo nel tempo.

Cantina fredda e umida, il luogo perfetto per conservarsi

La cantina dove è stata trovata la mummia – un ambiente freddo, umido e con poco ossigeno – ha giocato un ruolo chiave. Le condizioni hanno creato un microclima ideale per una mummificazione naturale. “Il freddo e la mancanza di aria hanno rallentato molto i processi di degradazione”, ha spiegato Alibasio. Col passare degli anni, la corrosione del sarcofago ha fatto uscire i fluidi del corpo, che hanno reagito con il rame, accentuando il verde.

Come si è formata la patina verde

Gli studiosi hanno ricostruito la reazione chimica che ha portato alla formazione della patina verde chiaro su gran parte del corpo. Gli acidi prodotti dai tessuti molli, a contatto con il metallo arrugginito della bara, hanno creato composti che si sono fissati sulle ossa. “È stata una reazione lenta ma continua”, ha spiegato uno degli esperti. Il risultato è un rivestimento uniforme, soprattutto sulle parti più a contatto con il rame.

Chi era quel ragazzo? Età e datazione

Le analisi antropologiche indicano che si trattava di un ragazzo di 12-14 anni. La datazione al radiocarbonio colloca la morte tra il 1617 e il 1814 d.C., un arco temporale ampio ma utile per inquadrare l’epoca. Dalle ossa non emergono segni di traumi o malattie: la causa della morte resta un mistero. “Non abbiamo trovato fratture o lesioni che facciano pensare a una morte violenta”, ha sottolineato Alibasio.

Il mistero delle gambe scomparse

Un elemento che aveva alimentato leggende riguarda l’assenza delle gambe. Secondo gli archeologi, le estremità inferiori sono andate perdute quando il sarcofago, ormai corroso dal tempo e dagli acidi, si è rotto. “Probabilmente le gambe sono state danneggiate o disperse nel cedimento della struttura metallica”, ha spiegato uno dei ricercatori.

Un caso che ha tenuto tutti con il fiato sospeso

Il ritrovamento della “mummia verde” nel 1987 aveva acceso l’interesse di studiosi e cittadini. In via San Vitale, dove si trovava la villa, si erano radunati curiosi e giornalisti per seguire gli sviluppi. Per anni, quel colore insolito ha dato spazio a teorie di ogni tipo: dal rito esoterico al veleno misterioso. Solo ora, con le nuove tecniche chimiche e biologiche, si è riusciti a dare una risposta precisa a uno dei casi più famosi di archeologia urbana bolognese.

“Chiudiamo un capitolo aperto quasi quarant’anni fa”, ha commentato Alibasio. Ma il mistero non è del tutto risolto: chi fosse quel ragazzo e perché sia stato sepolto così resta ancora da scoprire. Forse solo nuove ricerche potranno dare una risposta definitiva.