Il Sole: il motore segreto dell’origine della vita

Il Sole: il motore segreto dell'origine della vita

Il Sole: il motore segreto dell'origine della vita

Giada Liguori

Novembre 11, 2025

Roma, 11 novembre 2025 – Il Sole giovane e le sue esplosioni potrebbero aver giocato un ruolo decisivo nell’origine della vita sulla Terra. Lo rivela uno studio appena pubblicato su Nature Astronomy, firmato dal Goddard Space Flight Center della NASA. Osservando la stella EK Draconis, distante circa 112 anni luce e simile al nostro Sole nei suoi primi milioni di anni, gli esperti hanno ricostruito come le espulsioni di massa coronale (CME), potenti getti di plasma capaci di scatenare tempeste geomagnetiche, possano aver aiutato a formare molecole e gas serra indispensabili per la vita primordiale.

EK Draconis, lo specchio del Sole di una volta

Per capire come il Sole giovane abbia influenzato la Terra appena nata, il gruppo internazionale ha puntato i telescopi su EK Draconis. Questa stella oggi si presenta con caratteristiche simili a quelle che il nostro Sole aveva circa 4 miliardi di anni fa. “Ci ha sempre affascinato capire come la violenza del Sole giovane abbia inciso sulla Terra”, racconta Kosuke Namekata, primo autore dello studio. “Abbiamo messo insieme dati raccolti da strumenti spaziali e telescopi a terra in Giappone, Corea e Stati Uniti, riuscendo a ricostruire scenari verosimili di quel lontano passato”.

La stella è stata osservata in contemporanea nell’ultravioletto con il telescopio spaziale Hubble, gestito da NASA ed ESA, e nell’ottico con tre telescopi terrestri. Grazie a questa collaborazione è stato possibile seguire in tempo reale tutte le fasi di una CME: dal plasma incandescente, con temperature che arrivano a 10mila gradi e velocità tra 300 e 550 chilometri al secondo, fino al gas più freddo — circa 1.000 gradi — espulso dieci minuti dopo a una velocità di 70 chilometri al secondo.

CME e atmosfera primordiale: un legame potente

Dai dati emerge che le CME osservate su EK Draconis sono molto più intense delle tempeste solari più forti registrate sulla Terra negli ultimi secoli. Gli scienziati ipotizzano che simili eventi abbiano colpito più volte la giovane Terra e gli altri pianeti del Sistema Solare. Le particelle cariche liberate da queste esplosioni avrebbero potuto interagire con le atmosfere, innescando reazioni chimiche complesse.

“Le CME potrebbero aver attivato molecole chiave e contribuito a formare gas serra come anidride carbonica e metano”, spiega Namekata. Questi gas sono fondamentali per mantenere temperature adatte alla presenza di acqua liquida e quindi alla vita.

Una nuova chiave per l’origine della vita

Lo studio propone una visione diversa rispetto alle teorie tradizionali sull’origine della vita, che spesso guardano all’interno del pianeta — come l’attività vulcanica o l’arrivo di molecole organiche con i meteoriti. Qui, invece, il punto di vista si sposta verso lo spazio, verso la relazione tra Sole e Terra nei primi milioni di anni.

Gli autori sottolineano che lo studio non dà risposte certe, ma apre nuove strade da esplorare. “Abbiamo ancora molto da scoprire su come le condizioni spaziali abbiano cambiato la chimica dell’atmosfera primordiale”, ammette Namekata. Tuttavia, l’idea che le tempeste solari abbiano creato un ambiente favorevole alla vita è un pezzo importante del puzzle sull’origine della nostra specie.

Cosa ci aspetta nel futuro

Il gruppo ora vuole estendere le osservazioni ad altre stelle giovani simili al Sole, per capire se queste CME estreme sono un fenomeno comune nell’universo. “Solo così sapremo se quello che è successo nel nostro Sistema Solare è un caso raro o una regola”, conclude Namekata.

Mentre si attendono nuovi dati, questa ricerca riporta al centro dell’attenzione il legame profondo tra il nostro Sole e la storia della vita sulla Terra. Un legame ancora tutto da studiare e ricco di domande aperte per la scienza mondiale.