Tel Aviv, 11 novembre 2025 – La Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato in prima lettura la proposta di legge che introduce la pena di morte per i terroristi responsabili dell’uccisione di cittadini israeliani. Il voto di lunedì pomeriggio è solo il primo passo di un percorso che prevede altri due passaggi prima dell’approvazione definitiva. Un segnale chiaro, che ha già scatenato un acceso dibattito dentro e fuori i confini nazionali.
Pena di morte: la legge che divide Israele
La proposta, sostenuta soprattutto dai partiti di destra e ultradestra, autorizza i tribunali a infliggere la pena capitale in caso di attentati mortali contro civili israeliani. In aula la discussione è stata tesa. Chi appoggia la legge parla di un “messaggio forte” contro il terrorismo, mentre l’opposizione solleva dubbi sulla compatibilità della misura con la democrazia e il diritto internazionale.
“Siamo sulla buona strada per fare la storia. Lo abbiamo promesso e lo abbiamo mantenuto”, ha scritto il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, su X (ex Twitter). Leader del partito Otzma Yehudit, Ben Gvir è uno dei maggiori sostenitori della norma e ha più volte chiesto pene più dure per chi attacca civili.
Il cammino della legge e cosa aspettarsi
Ora la legge dovrà passare altri due voti in Parlamento prima di entrare in vigore. Solo dopo potrà essere applicata dai giudici. Fonti parlamentari parlano di una maggioranza solida, ma non escludono che il testo possa subire modifiche nelle prossime settimane. Il premier Benjamin Netanyahu non ha ancora commentato l’esito del voto, anche se in passato ha mostrato una certa apertura verso la linea dura degli alleati.
La pena di morte in Israele è un tema caldo da tempo. Attualmente è prevista solo in casi estremi, come per i crimini nazisti, e non viene eseguita dal 1962, quando fu giustiziato Adolf Eichmann. Estenderla ai reati di terrorismo sarebbe un cambio importante nella legge israeliana.
Tensione alle stelle e reazioni dal mondo
Il voto arriva in un momento di forte tensione tra Israele e i territori palestinesi. Negli ultimi mesi, gli attacchi contro civili israeliani sono cresciuti, soprattutto lungo i confini e a Gerusalemme Est. Secondo il Ministero della Difesa, dall’inizio dell’anno ci sono stati oltre 40 episodi con vittime tra i civili.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno subito mostrato preoccupazione. “L’introduzione della pena di morte rischia di alimentare ancora di più la violenza”, ha detto un portavoce di Amnesty International a Gerusalemme. Anche l’Unione Europea ha invitato Israele a “rispettare gli standard internazionali” e a evitare misure che possano ostacolare il dialogo con le comunità palestinesi.
Partiti divisi e cosa succederà
Dentro la Knesset, la legge ha il sostegno dei partiti della coalizione di governo, mentre le forze di centro e sinistra hanno votato contro o si sono astenute. “Non possiamo rispondere al terrorismo con strumenti che mettono a rischio i nostri valori fondamentali”, ha detto la deputata Merav Michaeli del Partito Laburista.
Secondo alcuni esperti, questa mossa potrebbe rafforzare i partiti più radicali in vista delle prossime elezioni. Resta però da vedere se la legge supererà senza grandi cambiamenti i prossimi passaggi parlamentari.
Un dibattito acceso che non si fermerà
La discussione sulla pena di morte per i terroristi si intreccia con le tensioni sociali e politiche che attraversano Israele in questa fase delicata. Nei prossimi giorni sono previste nuove manifestazioni sia a favore sia contro la proposta, soprattutto a Tel Aviv e Gerusalemme. La società appare spaccata: c’è chi chiede misure più dure per la sicurezza, e chi teme che si stia andando verso una deriva punitiva che potrebbe indebolire lo Stato di diritto.
Il percorso della legge è ancora lungo. Ma il voto in Knesset segna un momento cruciale in un dibattito che, almeno per ora, non accenna a fermarsi.
