La rivoluzione del settore pubblico: un terzo dei dipendenti in pensione in dieci anni

La rivoluzione del settore pubblico: un terzo dei dipendenti in pensione in dieci anni

La rivoluzione del settore pubblico: un terzo dei dipendenti in pensione in dieci anni

Matteo Rigamonti

Novembre 11, 2025

Roma, 11 novembre 2025 – Tra i lavoratori pubblici italiani, la fascia d’età più folta è quella tra i 55 e i 59 anni, con quasi 662mila dipendenti in servizio nel 2024. Lo rivela l’ultimo Osservatorio Inps. Dai dati diffusi questa mattina emerge che oltre il 76% del personale ha già superato i 40 anni. Un quadro che, secondo l’istituto, preannuncia un’ondata di pensionamenti di massa nel prossimo decennio.

Dipendenti pubblici: sempre più anziani

Il dato che salta subito all’occhio è la cosiddetta “classe modale”, cioè la fascia d’età più numerosa tra i lavoratori della Pubblica Amministrazione. Tra i 55 e i 59 anni si contano infatti 661.919 persone, pari al 17,7% del totale. È la conferma di un progressivo invecchiamento del comparto pubblico, già segnalato negli ultimi rapporti. “Il personale con almeno 40 anni rappresenta ormai il 76,6% della forza lavoro”, si legge nel rapporto Inps. Chi ha meno di 40 anni è ormai una minoranza.

Pensionamenti: un terzo dei dipendenti andrà via in dieci anni

L’età pensionabile è fissata a 67 anni, salvo alcune eccezioni per regimi speciali. Secondo l’Inps, “entro dieci anni circa un terzo dei dipendenti pubblici andrà in pensione”. Tradotto in cifre: centinaia di migliaia di lavoratori lasceranno il servizio tra il 2025 e il 2035. I sindacati, ascoltati nelle ultime settimane, avvertono il rischio di una “fuga di competenze” che sarà difficile da colmare in tempi brevi.

Servizi a rischio e necessità di rinnovamento

Il tema del ricambio generazionale torna così al centro del dibattito. “Questa è una sfida che riguarda la qualità dei servizi e la capacità dello Stato di rinnovarsi”, ha spiegato ieri un dirigente del Ministero della Funzione Pubblica. Negli uffici, dagli enti locali alle agenzie centrali, si moltiplicano le segnalazioni di organici ridotti e carichi di lavoro sempre più pesanti. “Solo così si capisce quanto sia urgente assumere nuovo personale”, ha ammesso un funzionario della Ragioneria generale.

Sindacati e governo: le risposte

Le sigle sindacali chiedono al governo di accelerare su concorsi e stabilizzazioni. “Non possiamo permetterci un vuoto generazionale”, ha detto ieri mattina Serena Sorrentino, segretaria generale della Fp Cgil. Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha assicurato che “il tema è una priorità” e che “sono già aperti bandi per oltre 150mila nuove assunzioni”. Ma, secondo fonti interne, i tempi restano incerti: molti concorsi sono ancora in corso o bloccati da ricorsi.

Il nodo dei concorsi e le prospettive

Il quadro dell’Osservatorio Inps è chiaro: senza un intervento serio, la Pubblica Amministrazione rischia di diventare sempre più vecchia e meno pronta ad affrontare le sfide digitali e organizzative. “Serve personale con competenze nuove”, confida un dirigente dell’Agenzia delle Entrate. Eppure, la macchina dei concorsi fatica a partire: nel 2024 sono stati assunti poco più di 30mila nuovi dipendenti, a fronte di oltre 50mila uscite previste.

Una transizione da non sottovalutare

In sintesi, i dati Inps mostrano una situazione delicata: un terzo dei lavoratori pubblici andrà in pensione entro dieci anni, con ripercussioni immediate su servizi e uffici. Il governo promette interventi, ma la sfida resta aperta. Nel frattempo, nei corridoi dei ministeri e degli enti locali si respira una certa tensione. “Speriamo che chi verrà dopo di noi trovi una macchina amministrativa all’altezza”, confida, quasi sottovoce, una dipendente prossima alla pensione.