LONDRA, 11 novembre 2025 – Una crisi senza precedenti scuote la BBC. La storica emittente pubblica britannica è finita nel mirino per un montaggio manipolato di due parti distinte di un discorso di Donald Trump nel 2021, poco prima dell’assalto a Capitol Hill. Secondo quanto scritto oggi dal Guardian, questa vicenda ha scatenato una vera battaglia ai piani alti della BBC, con accuse incrociate sulla presunta perdita di imparzialità nella copertura delle notizie.
Robbie Gibb nel fuoco della bufera: dimissioni ai vertici
Al centro della tempesta c’è Robbie Gibb, membro del consiglio di amministrazione della BBC per la componente conservatrice ed ex consigliere di Downing Street nei governi Tory. Il Guardian lo indica come il principale artefice dell’attacco alla direzione dell’emittente. Gibb ha denunciato un pregiudizio sistemico nella copertura degli Stati Uniti sotto Trump, ma anche nei servizi sulla rappresaglia israeliana a Gaza e sui diritti delle persone transgender. Le sue critiche, sempre più dure negli ultimi incontri interni, avrebbero spinto – secondo fonti interne – alle dimissioni del direttore generale Tim Davie e della CEO di BBC News, Deborah Turness.
La minaccia di Trump e un futuro appeso a un filo
La situazione si complica ancora di più con la minaccia di una querela miliardaria da parte degli avvocati di Donald Trump. Il team legale dell’ex presidente ha chiesto una rettifica dettagliata entro venerdì sera sul documentario contestato, oltre a un “risarcimento adeguato”. Se la BBC non dovesse accettare, si legge nella lettera inviata all’emittente, si procederà con cause legali. Un peso enorme, che si aggiunge all’incertezza che si respira nei corridoi di Broadcasting House.
Nel suo discorso d’addio, Tim Davie ha voluto sottolineare l’orgoglio per il lavoro svolto dalla redazione e ha assicurato che la BBC “ha davanti un futuro prospero”. Parole che sembrano voler calmare una redazione scossa dagli ultimi eventi.
Il rapporto Prescott e i sospetti di un colpo di mano interno
A infiammare ulteriormente la situazione sono i sospetti – sollevati sia da volti noti della BBC sia da politici britannici – di un vero e proprio “colpo di mano” interno contro la direzione uscente. Nel mirino è finito Michael Prescott, autore del rapporto che ha messo in dubbio l’imparzialità della redazione. Prescott, ex giornalista del Sunday Times (testata del gruppo Murdoch) e oggi a capo della società di PR Hannover, collabora con l’opposizione conservatrice. Secondo alcune ricostruzioni, il suo intervento avrebbe rafforzato i critici interni e spinto verso un cambio ai vertici.
Imparzialità sotto accusa: tensioni dentro e fuori la BBC
L’imparzialità resta il nodo centrale della questione. Da anni la BBC viene accusata, da destra e da sinistra, di non riuscire più a mantenere quell’equilibrio che l’ha resa un punto di riferimento nel panorama mediatico internazionale. Questa volta, però, il caso Trump ha fatto esplodere la tensione. “Non possiamo permetterci errori simili”, ha detto un giornalista della redazione esteri, che ha preferito restare anonimo. “La fiducia del pubblico è tutto”.
Anche tra i politici britannici il clima è teso. Alcuni deputati laburisti chiedono chiarezza sui criteri editoriali usati negli ultimi mesi, mentre esponenti conservatori difendono l’operato di Gibb, definendolo “un garante della trasparenza”.
La BBC tra tempesta legale e attesa per il futuro
Per ora la BBC deve affrontare acque tempestose. La minaccia legale di Trump incombe, e il consiglio d’amministrazione dovrà scegliere un nuovo leader rapidamente. Nel frattempo, tra i corridoi londinesi si respira un’aria di attesa e preoccupazione. “Siamo abituati alle pressioni”, ha detto un tecnico storico dell’emittente, “ma questa volta sembra diverso”.
Resta da vedere se questa crisi porterà a una vera revisione dei metodi di lavoro o se si limiterà a un cambio ai vertici. Di certo, la vicenda ha riacceso il dibattito sul ruolo e le responsabilità del servizio pubblico in un’epoca segnata da divisioni profonde e diffidenza verso i media tradizionali.
