Mosca, 11 novembre 2025 – Nella notte tra il 10 e l’11 novembre, le forze di difesa antiaerea russe hanno abbattuto 37 droni ucraini in diverse zone del Paese, ha reso noto il ministero della Difesa di Mosca. Gli interventi sono scattati tra la Crimea, il Mar Nero e varie oblast dell’entroterra russo, in quella che il Cremlino definisce una manovra “difensiva” per proteggere le proprie infrastrutture.
Notte di fuoco: 37 droni abbattuti in sei regioni
Nella nota diffusa all’alba, si legge che 10 droni sono stati abbattuti sopra la Crimea, territorio annesso dalla Russia nel 2014 e da tempo al centro di tensioni e attacchi. Altri otto velivoli senza pilota sono stati intercettati nell’oblast di Saratov, area strategica per la presenza di basi militari e impianti energetici.
Il ministero ha poi segnalato altri abbattimenti: sette droni su Orel, tre ciascuno nelle oblast di Lipeck e Rostov, e tre nel tratto sul Mar Nero. Infine, un drone è stato distrutto nelle regioni di Brjansk, Voronez e Kaluga.
La difesa russa: “Proteggiamo le nostre infrastrutture”
“Le nostre forze hanno agito in modo coordinato per difendere obiettivi civili e militari”, ha detto un portavoce del ministero della Difesa, senza però entrare nei dettagli su eventuali danni o vittime. Nel comunicato non si fa menzione di impatti a terra o conseguenze per la popolazione, ma si sottolinea la “prontezza” dei sistemi antiaerei S-400 e Pantsir-S1, schierati nelle zone più esposte.
Fonti militari russe riferiscono che l’ondata di droni è partita nella notte, tra le 23 e le 4 del mattino, con l’obiettivo di colpire depositi e infrastrutture chiave. “Abbiamo neutralizzato ogni minaccia prima che raggiungesse i suoi obiettivi”, ha spiegato un ufficiale all’agenzia RIA Novosti.
Droni, sempre più protagonisti del conflitto
L’episodio conferma quanto i droni siano diventati centrali nella guerra tra Russia e Ucraina. Da mesi, entrambe le parti li usano per ricognizione, sabotaggi e attacchi a distanza. Solo nell’ultima settimana, secondo l’istituto britannico IISS, sono stati segnalati oltre 120 attacchi con droni lungo il fronte orientale e nelle retrovie russe.
Colpire regioni come Saratov o Orel – lontane centinaia di chilometri dalla linea del fronte – mostra una strategia ucraina mirata a mettere sotto pressione le retrovie russe. “Non sono solo colpi simbolici”, spiega l’analista militare Pavel Felgenhauer. “Questi attacchi servono a rallentare i rifornimenti e a seminare incertezza tra le truppe russe”.
Reazioni e il peso sulla scena internazionale
A Kiev, nessun commento ufficiale sull’operazione. Negli ultimi giorni però, il presidente Zelensky aveva sottolineato che “la guerra si combatte anche lontano dal fronte”, lasciando intendere che le incursioni oltre confine continueranno. Sul fronte russo, la risposta è stata dura: “Ogni tentativo di attacco sarà respinto”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.
Intanto, la comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione l’escalation tecnologica del conflitto. Fonti europee temono che l’uso massiccio di droni possa allargare il campo di battaglia e colpire infrastrutture civili sensibili.
Tensione alta nelle città colpite
Nei centri coinvolti – da Saratov a Rostov, passando per località più piccole come Kaluga – la popolazione si è svegliata tra sirene e notizie frammentarie. Alcuni abitanti hanno raccontato di aver sentito “forti esplosioni” poco dopo la mezzanotte. Per ora, non si registrano feriti né danni gravi a edifici civili, ma la tensione resta alta.
Il ministero della Difesa russo assicura che “la situazione è sotto controllo”, mentre continuano le indagini per tracciare la rotta dei droni e scovare eventuali complici interni. Nel frattempo, il conflitto tra Russia e Ucraina si conferma sempre più fluido e imprevedibile, con la tecnologia che prende un ruolo da protagonista.
