Un operaio scrive ai colleghi cercate altro prima di andarsene: la sua mail fa scalpore e il giudice lo difende

Un operaio scrive ai colleghi cercate altro prima di andarsene: la sua mail fa scalpore e il giudice lo difende

Un operaio scrive ai colleghi cercate altro prima di andarsene: la sua mail fa scalpore e il giudice lo difende

Matteo Rigamonti

Novembre 11, 2025

Ferrara, 11 novembre 2025 – Un operaio di 45 anni, con alle spalle oltre sette anni in una azienda ferrarese che produce tecnologie per l’agricoltura, ha lasciato il lavoro nel maggio 2021 con una mail di addio dai toni durissimi, indirizzata a colleghi e dirigenti. Nel messaggio, denunciava carenze e criticava apertamente la gestione interna. Quell’email gli è costata una querela per diffamazione. Oggi, a oltre quattro anni di distanza, il giudice ha deciso: si trattava solo di esercizio del diritto di critica. L’ex dipendente è stato assolto.

La mail che ha fatto scalpore

Tutto è partito dall’ultimo giorno di lavoro dell’operaio. Era il mattino del 2021, poco dopo le 8.15, quando l’uomo – che ha chiesto di restare anonimo – ha spedito a circa cento colleghi una mail intitolata “Saluti”. Nel testo, senza mezzi termini, ha scritto: «Dopo circa sette anni e mezzo finalmente si conclude la mia avventura, dico finalmente perché mi è costato non poco accettare già il primo rinnovo… di sicuro non mi mancherà».

Non era solo un saluto, ma una lunga lista di rimostranze: «Continue difficoltà ad avere attrezzi per lavorare e armadietti che si chiudano, con la scusa di dover tenere basse le spese di reparto mentre fuori spuntano pensiline dell’autobus, giardinetti e parcheggi in autobloccante». Queste parole hanno colpito parecchi colleghi, che – stando a quanto raccontato – hanno commentato tra loro la franchezza del messaggio.

Le accuse sul clima di lavoro

Nella mail l’ex operaio ha puntato il dito anche sulla gestione del personale: «Colleghi tenuti nell’ignoranza non si sa per quale motivo e dai quali poi si pretende comunque». Un’accusa diretta, che ha diviso chi ha ricevuto il messaggio. A chiudere, un invito chiaro: «Ricordo a chi, come me, è stanco, che l’unico modo per trovare altro è cercare e non demordere».

La direzione, ricevuta la mail poco dopo le 9, l’ha giudicata offensiva per l’immagine dell’azienda. In due giorni è partita la querela per diffamazione aggravata. «Non ce lo aspettavamo proprio», ha confidato un collega del reparto tecnico.

Il processo e la decisione del giudice

Il procedimento è iniziato nel 2022 davanti al Tribunale di Ferrara. L’azienda ha sostenuto che il messaggio aveva superato il limite della critica, danneggiando la reputazione interna ed esterna. La difesa dell’operaio, seguita dall’avvocato Giovanni Bianchi, ha invece richiamato diverse sentenze della Cassazione: «Criticare il datore di lavoro è un diritto dei dipendenti», ha detto il legale in aula.

Dopo aver ascoltato tutti e letto la mail, il giudice ha stabilito che le parole usate rientrano nella libertà di espressione. Nessuna diffamazione, quindi. Solo una critica – anche dura – ma senza insulti personali o falsità.

Le ragioni della sentenza

Nelle motivazioni depositate si legge che «il diritto di critica del lavoratore è tutelato, purché non scada in offese gratuite». Secondo fonti giudiziarie, il giudice ha sottolineato che nella mail non c’erano insulti né accuse infondate.

«Siamo soddisfatti – ha commentato l’avvocato Bianchi – perché è fondamentale che i lavoratori possano fare osservazioni sul posto di lavoro. Da qui possono nascere cambiamenti concreti». L’ex operaio, contattato telefonicamente nella sua nuova sede a Bondeno, ha preferito non aggiungere altro: «Ho già detto tutto quello che pensavo».

Cosa resta in azienda e nel dibattito pubblico

La vicenda ha lasciato il segno dentro l’azienda ferrarese. Alcuni dipendenti ammettono che «il clima non era dei migliori da tempo», mentre altri giudicano la mail «inopportuna». La direzione non ha rilasciato commenti dopo la sentenza.

Secondo fonti sindacali locali, casi del genere stanno aumentando: «Sempre più lavoratori scelgono di parlare apertamente del proprio disagio», spiega un rappresentante della Fiom-Cgil di Ferrara. Questo caso riapre il dibattito su diritto di critica e rapporti tra aziende e dipendenti. Una discussione che di certo non si chiuderà presto, né nei reparti né nelle aule dei tribunali.