Udine, il vicesindaco Venanzi sfida le minacce di morte: «Risponderò con maggiore impegno»

Udine, il vicesindaco Venanzi sfida le minacce di morte: «Risponderò con maggiore impegno»

Udine, il vicesindaco Venanzi sfida le minacce di morte: «Risponderò con maggiore impegno»

Matteo Rigamonti

Novembre 12, 2025

Udine, 12 novembre 2025 – Minacce di morte al vicesindaco di Udine, Alessandro Venanzi, hanno agitato la città friulana negli ultimi sei mesi. A rompere il silenzio è stato lo stesso amministratore, che ieri sera ha scelto di parlare attraverso un video sui social. Venanzi, esponente del Partito Democratico e assessore al commercio e turismo, ha raccontato i dettagli delle intimidazioni subite. Ha voluto rassicurare tutti: “Non ho paura e continuerò a camminare per le strade della mia città”. Una scelta decisa, per non far passare sotto silenzio questi episodi e per spingere la comunità a riflettere sul clima che si respira.

Tre minacce in sei mesi: il racconto del vicesindaco

Venanzi ha parlato di tre episodi precisi. Il primo è avvenuto qualche mese fa a Godia, la frazione dove abita. Era con la figlia di cinque anni quando un uomo, poi denunciato, si è avvicinato con parole minacciose: “Mi ha detto che voleva tagliarmi la gola”, ha raccontato Venanzi. Niente aggressioni fisiche, ma un gesto che ha lasciato il segno, soprattutto con una bambina vicino.

Il secondo episodio si è spostato sul web. Su Instagram, il vicesindaco ha ricevuto messaggi minatori da un utente identificato e denunciato dalla polizia. Anche in quel caso, ha detto, “non ho voluto farmi sopraffare dalla paura”. L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa: una lettera anonima è arrivata a Palazzo D’Aronco, sede del municipio. La missiva, indirizzata anche all’assessore Ivano Marchiol, conteneva un inquietante invito a “indossare il giubbotto antiproiettile”.

Amministrazione compatta: “Nessun passo indietro”

Di fronte alle minacce, Venanzi ha scelto la strada della chiarezza e della determinazione. “Risponderò con ancora più impegno”, ha detto nel video, ribadendo che “Udine è più forte di queste intimidazioni”. Nessuno vuole fare un passo indietro, né lui né gli altri membri della giunta. Insieme a Marchiol, ha lanciato un appello a un dibattito più civile: “Chiediamo a tutti di fermarsi, di riflettere prima di arrivare a gesti così gravi. Solo così si può tornare a un confronto democratico sano”.

Anche il sindaco Alberto Felice De Toni ha espresso la sua solidarietà agli assessori, definendo “insensato” l’accanimento contro singoli membri dell’amministrazione: “Le decisioni si prendono insieme”, ha ricordato. Parole simili sono arrivate dall’assessore Chiara Dazzan, che ha svelato di aver ricevuto una lettera anonima minacciosa circa un anno fa: “È il momento di fermarsi e riflettere sulle tensioni che stanno emergendo nella nostra comunità”.

Un clima sempre più teso: allarme sicurezza

Non è la prima volta che in Friuli Venezia Giulia si registrano episodi di intimidazione contro amministratori pubblici. Ma la frequenza e la natura delle minacce a Venanzi hanno acceso i riflettori su un clima che molti descrivono come “teso”. Fonti vicine al municipio parlano di un aumento delle segnalazioni di insulti e pressioni contro politici locali negli ultimi mesi. Un fenomeno che preoccupa anche le forze dell’ordine, impegnate a garantire la sicurezza degli amministratori.

Venanzi, nel suo messaggio, ha insistito sull’urgenza di non sottovalutare questi segnali: “La nostra società deve fare un passo indietro e riflettere. Udine è una comunità che ha sempre puntato sul dialogo e sul confronto. Non possiamo lasciare che la paura prenda il sopravvento”.

Solidarietà diffusa e indagini in corso

Intanto, sono arrivate tante manifestazioni di sostegno da cittadini e politici di ogni parte. Il prefetto di Udine, secondo fonti istituzionali, ha già disposto un rafforzamento dei controlli vicino alle case degli amministratori coinvolti. Le indagini sulle lettere anonime e sui messaggi minatori vanno avanti: gli inquirenti stanno analizzando tutto il materiale per risalire agli autori.

Per ora, però, la città sembra stare dalla parte di Venanzi. “Non ho paura”, ha ripetuto nel video. E la sua voce – almeno per ora – trova ascolto dentro Palazzo D’Aronco e nelle strade del centro.