Firenze, scoperta una maxi truffa da 30 milioni alla onlus Opera di Santa Maria del Fiore: 9 arresti

Firenze, scoperta una maxi truffa da 30 milioni alla onlus Opera di Santa Maria del Fiore: 9 arresti

Firenze, scoperta una maxi truffa da 30 milioni alla onlus Opera di Santa Maria del Fiore: 9 arresti

Matteo Rigamonti

Dicembre 12, 2025

Firenze, 12 dicembre 2025 – Maxi truffa da 30 milioni di euro ai danni dell’Opera di Santa Maria del Fiore, l’ente che custodisce il Duomo di Firenze, il campanile di Giotto e il Battistero di San Giovanni. Questa mattina, in diverse città italiane, la polizia ha fermato nove persone nell’ambito di un’inchiesta guidata dalla procura di Brescia. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe messo in piedi un sistema di fatture false, riciclaggio e autoriciclaggio durato sei mesi, riuscendo a sottrarre ingenti somme destinate alla manutenzione e al restauro del patrimonio artistico fiorentino.

Tutto è iniziato da una denuncia a marzo

La vicenda parte lo scorso marzo, quando arriva una segnalazione su una commissione sospetta legata ai lavori di restauro del Complesso Eugeniano. Da quel momento, la procura di Brescia ha aperto un’indagine su una serie di bonifici per un totale di 1.785.000 euro, versati dall’Opera su un conto che, secondo gli accertamenti, sarebbe intestato a un nome fittizio. Gli inquirenti spiegano che la onlus è stata ingannata, convinta che quei pagamenti fossero regolari.

Il procuratore aggiunto di Brescia, Giovanni Rossi, ha detto chiaramente: “Abbiamo scoperto un sistema di frode ben articolato, con ramificazioni in diverse regioni e l’uso di società fittizie per simulare lavori mai fatti”. Solo dopo settimane di controlli è venuta fuori la portata della truffa.

Sequestrati oltre 700mila euro in contanti

L’operazione, scattata all’alba tra Firenze, Milano, Roma e Napoli, ha portato al sequestro di oltre 500mila euro in contanti, trovati durante le perquisizioni nelle abitazioni dei fermati. A questi si aggiungono i 200mila euro bloccati a settembre a una coppia di cittadini cinesi, ritenuti coinvolti nel riciclaggio dei soldi rubati. Gli agenti hanno recuperato anche documenti bancari e supporti informatici che saranno analizzati nei prossimi giorni.

Dalle prime ricostruzioni emerge che il denaro veniva spostato su conti esteri o reinvestito in attività commerciali apparentemente lecite. “Il sistema era molto complesso – ha spiegato un funzionario della squadra mobile – con passaggi multipli per rendere difficile tracciare i soldi”.

Nove persone fermate, interrogatori in corso

I nove fermati – tra imprenditori, consulenti e prestanome – saranno interrogati nelle prossime ore. Le accuse sono truffa aggravata ai danni di ente religioso, riciclaggio e autoriciclaggio. Gli investigatori non escludono che possano esserci altri coinvolti. “Stiamo valutando se ci siano ulteriori soggetti o episodi simili”, ha detto una fonte della procura.

La notizia ha colto di sorpresa i vertici dell’Opera di Santa Maria del Fiore. In una nota diffusa nel pomeriggio, il presidente Luca Bagnoli ha affermato: “Abbiamo piena fiducia nella magistratura e siamo pronti a collaborare per fare chiarezza su tutta la vicenda”.

Un colpo al cuore del patrimonio fiorentino

L’Opera di Santa Maria del Fiore gestisce alcuni dei monumenti più visitati d’Italia: solo nel 2024, secondo i dati ufficiali, il complesso ha contato oltre 2 milioni di visitatori. I fondi sottratti erano destinati a progetti di restauro e alla manutenzione ordinaria. “Sono risorse fondamentali per proteggere il nostro patrimonio”, ha sottolineato Bagnoli.

Nel quartiere intorno al Duomo, la notizia si è diffusa rapidamente tra i negozianti e i residenti. “Non ci aspettavamo una cosa del genere – racconta Marco, titolare di una libreria in via dei Servi – qui tutti conoscono l’Opera e il lavoro che fa per la città”.

Le indagini non si fermano

Le indagini vanno avanti per ricostruire tutta la catena della frode e scoprire eventuali altre responsabilità. Gli investigatori stanno passando al setaccio i flussi di denaro e i rapporti tra le società coinvolte. “Non si può escludere che questo sistema sia stato usato anche altrove”, ammette una fonte vicina all’inchiesta.

Per ora, l’obiettivo principale è recuperare i soldi rubati e garantire che i lavori sul complesso monumentale proseguano senza intoppi. La procura di Brescia ha annunciato che nelle prossime settimane darà ulteriori aggiornamenti sull’inchiesta.