Mosca, 12 dicembre 2025 – Il Donbass è territorio russo, secondo la Costituzione. Lo ha detto ieri sera a Mosca il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, rispondendo alla proposta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di indire un referendum sul futuro di quelle terre. La notizia, riportata dall’agenzia Interfax, arriva in un momento di forte tensione tra Mosca e Kiev, con il conflitto che va avanti da più di tre anni senza segnali di pace.
Donbass, Mosca chiude ogni porta al dialogo
Per Ushakov la questione è chiusa: il destino del Donbass è già deciso dalla Costituzione russa. In altre parole, per il Cremlino non c’è spazio né per trattative né per consultazioni popolari. “Non c’è niente da discutere, il Donbass fa parte della Federazione Russa”, ha detto ieri pomeriggio ai giornalisti al Cremlino. Una risposta netta, che esclude il referendum proposto da Kiev.
La proposta di Zelensky era arrivata qualche ora prima da Kiev, dove il presidente ucraino ha rilanciato l’idea di un voto internazionale per decidere il futuro delle regioni orientali occupate. “Siamo pronti a consultare la popolazione, ma serve una cornice legale riconosciuta da tutti”, aveva detto Zelensky, sottolineando la necessità di osservatori internazionali.
La reazione russa e lo sguardo dell’Occidente
La replica di Mosca non si è fatta attendere. In poche ore le agenzie russe hanno rilanciato le parole di Ushakov, mentre fonti occidentali hanno definito la posizione del Cremlino “prevedibile”. A Bruxelles un portavoce dell’Unione Europea ha ribadito che “qualsiasi cambiamento dei confini ucraini deve avvenire solo attraverso un processo democratico e nel rispetto del diritto internazionale”. La Casa Bianca, invece, non ha rilasciato commenti ufficiali.
Il tema del Donbass resta al centro delle trattative tra Russia e Ucraina. Dopo l’annessione formale di Donetsk e Luhansk da parte di Mosca, avvenuta nel settembre 2022, la maggior parte della comunità internazionale non ha mai riconosciuto questo passaggio. Secondo l’ONU, nelle aree contese vivono oltre 3 milioni di persone, spesso in condizioni difficili a causa della guerra e delle restrizioni russe.
Ushakov: “La questione è chiusa”
Ushakov ha voluto ribadire che “dal punto di vista giuridico la questione è chiusa”. Un messaggio chiaro sia a Kiev sia agli alleati occidentali che sostengono la sovranità ucraina. “Non accetteremo interferenze esterne”, ha aggiunto, facendo capire che ogni tentativo di riaprire il confronto sarà respinto.
Fonti vicine al governo russo confermano che la linea del Cremlino non cambierà nei prossimi mesi. “Il presidente Putin considera il Donbass parte integrante della Russia”, ha detto un funzionario anonimo. Tuttavia, sul terreno la situazione resta instabile: nelle ultime settimane sono ripresi gli scontri lungo la linea del fronte, con vittime tra militari e civili.
Donbass, tra guerra e speranze di pace
Dietro le quinte, le diplomazie cercano una via d’uscita, ma la vita nel Donbass resta segnata dall’incertezza. L’ultimo rapporto dell’OSCE, pubblicato a novembre, parla di carenze di beni di prima necessità e di difficoltà nell’accesso alle cure mediche a Donetsk e Luhansk. Le scuole funzionano a singhiozzo, molte famiglie hanno lasciato le proprie case.
Per ora il referendum proposto da Zelensky sembra destinato a restare solo un’idea. La posizione russa è ferma, senza margini per compromessi. Solo il tempo dirà se ci sarà spazio per un accordo o se il destino del Donbass sarà deciso dalla forza dei fatti compiuti.
