La Space Economy italiana: un tesoro da 8 miliardi di euro da scoprire

La Space Economy italiana: un tesoro da 8 miliardi di euro da scoprire

La Space Economy italiana: un tesoro da 8 miliardi di euro da scoprire

Giada Liguori

Dicembre 12, 2025

Roma, 12 dicembre 2025 – Nel 2021, la Space Economy italiana ha raggiunto un valore di circa 8 miliardi di euro, coinvolgendo più di 23mila lavoratori. Un settore che, sebbene rappresenti solo lo 0,1% del Pil nazionale, si conferma un pezzo importante dell’innovazione industriale del Paese. Questi dati, frutto della collaborazione tra Istat e Agenzia Spaziale Italiana (ASI), disegnano un comparto in crescita, con una produttività che supera la media e una forte concentrazione geografica.

Un motore produttivo che fa la differenza

Nel dettaglio, il valore aggiunto generato dalla Space Economy nel 2021 è stato di 2 miliardi di euro. A sottolinearlo è stato il presidente dell’ASI, Teodoro Valente, che ha definito questi numeri “non un semplice gioco di statistiche, ma un punto di partenza fondamentale per dare dati concreti e supportare le scelte politiche”. Valente ha poi ribadito l’importanza di “far capire a tutti quanto lo spazio sia collegato e utile a molti altri settori industriali e produttivi”.

Il settore si distingue per una produttività superiore del 65% rispetto alla media nazionale. Quasi l’80% del valore – circa 1,5 miliardi di euro – arriva dalle grandi aziende, quelle con più di 250 dipendenti. Fondamentale il ruolo delle multinazionali, che gestiscono quasi tutti i rapporti con l’estero: si parla di importazioni per 1,5 miliardi e esportazioni poco sotto i 2 miliardi.

Lazio, Piemonte e Lombardia: i poli della Space Economy

Le imprese della Space Economy non sono distribuite in modo uniforme sul territorio. Più dell’83% si concentra tra il Centro e il Nord-Ovest. In cima alla lista c’è il Lazio, seguito da Piemonte e Lombardia. Il Centro Italia pesa molto: qui nasce circa il 45% del valore totale del settore, mentre negli altri comparti produttivi la media è intorno al 20,7%.

Le aziende attive nella filiera spaziale danno lavoro a quasi 19mila persone, pari all’81% degli addetti totali del settore. Un altro dato che spicca è la qualificazione del personale: il 32,3% dei lavoratori ha una laurea o un titolo di istruzione superiore, contro il 16,2% della media nazionale. Un segnale chiaro della forte richiesta di competenze specialistiche.

Trasporti spaziali, software e telecomunicazioni: i pilastri del settore

Sette tipi di aziende fanno oltre l’85% della Space Economy italiana. Al primo posto ci sono quelle che producono equipaggiamenti per il trasporto spaziale (35,1%), seguite dalle imprese che sviluppano software (16,7%) e da quelle delle telecomunicazioni (11,5%). A seguire, i settori dell’elettronica (10,4%), della trasmissione dati (6,7%), dei servizi professionali (2,9%) e infine dei macchinari e strumenti (2,3%).

Il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, ha ricordato che il lavoro congiunto tra i ricercatori dell’Istat e gli esperti dell’ASI “ha permesso di superare sfide complesse nella classificazione e nella misurazione”, bilanciando “la precisione dei conti nazionali con l’importanza delle nuove informazioni raccolte”.

Cosa ci aspetta nei prossimi anni

Il prossimo aggiornamento sui dati della Space Economy italiana arriverà nel 2027, con riferimento al 2024. Nel frattempo, la collaborazione tra le istituzioni continua per migliorare gli strumenti e offrire un quadro sempre più preciso dell’impatto economico del settore.

Il quadro che emerge racconta di un settore dove tecnologia e competenze avanzate vanno a braccetto. Restano però alcune sfide aperte: la forte concentrazione geografica e la necessità di estendere la produzione anche al Sud. Solo così, spiegano gli esperti, la Space Economy potrà diventare davvero un motore di crescita per tutto il Paese.