Vicenza, 12 dicembre 2025 – Diana Canevarolo, 49 anni, è stata trovata in fin di vita, distesa in una pozza di sangue nel cortile del suo condominio di via Zara a Torri di Quartesolo nelle prime ore di giovedì 4 dicembre. Due giorni dopo è morta all’ospedale San Bortolo di Vicenza. L’autopsia, svolta dalla dottoressa Giovanna Del Balzo all’istituto di medicina legale, ha confermato che le ferite – una profonda lesione nella parte bassa sinistra del cranio e una al collo – sono compatibili con un’aggressione. Non si tratterebbe quindi di una caduta accidentale. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire cosa è successo, esaminando i cellulari della vittima, del compagno e del figlio, oltre alle immagini delle telecamere di sorveglianza di una villetta vicina.
Ferite gravi e primi riscontri dall’autopsia
L’avvocato Cesare Dal Maso, che assiste la famiglia Canevarolo, ha spiegato che l’autopsia punta verso una morte violenta. «C’è una ferita importante sul lato sinistro, nella parte bassa del cranio – ha detto Dal Maso – e un’altra al collo. Diana deve essere stata aggredita da qualcuno, non sembra una caduta accidentale». Al momento non è chiaro se sia stata usata un’arma, ma la natura delle ferite lascia pochi dubbi. L’esame è durato circa sei ore e ha escluso che la donna possa essere precipitata da una finestra o dal tetto, entrambi chiusi o inaccessibili quella notte.
Cellulari e telecamere: indagini a tutto campo
Gli agenti della squadra mobile di Vicenza stanno lavorando su più fronti. Oltre alle prove raccolte sul posto – tra cui campioni di sangue e impronte – hanno sequestrato i telefoni di Diana Canevarolo, del compagno Vincenzo Arena e del figlio Nicolò, 18 anni. Stanno anche controllando i filmati delle telecamere di sorveglianza di una casa vicina al condominio. L’obiettivo è scoprire se ci siano movimenti sospetti nelle ore prima del ritrovamento. Da quanto si sa, non sono ancora emersi elementi certi che colleghino il fatto a un tentativo di furto, anche se la pista non è esclusa.
Il figlio: «Non sappiamo cosa è successo»
Il primo a parlare apertamente di omicidio è stato proprio Nicolò, il figlio. «Non sappiamo cosa sia successo e la polizia non ci dice nulla», ha raccontato ai giornalisti. «L’unica pista è quella dei ladri che mia mamma aveva visto qualche giorno prima nel cortile, ma non sappiamo chi siano». Nicolò ha aggiunto che la ferita alla madre sembra “troppo strana” per essere una semplice caduta. Ha anche escluso che si sia lanciata da una finestra o dal tetto: «La finestra era chiusa e il tetto è inaccessibile».
La notte della tragedia: urla, orari e testimonianze
La ricostruzione degli ultimi momenti di Diana Canevarolo si concentra sulle prime ore del 4 dicembre. Secondo il figlio, la madre restava spesso sveglia fino a tardi e usciva a fumare prima di andare a dormire. Quella notte sarebbe uscita verso le due. Da lì in poi, tutto è un mistero. Un vicino ha riferito agli investigatori di aver sentito urla provenire dalla strada, una voce maschile. Il compagno di Diana ha chiamato il centralino del Suem poco dopo le cinque del mattino; l’ambulanza è arrivata intorno alle 5.30. Nel cortile i soccorritori hanno trovato Diana distesa vicino al garage, dove spesso dormiva nella tavernetta, in stato di ipotermia e con ferite gravi.
Chi era Diana Canevarolo
Diana Canevarolo, originaria di Vo’ (Padova), lavorava come addetta alle pulizie per un’impresa di Vicenza. Nel quartiere era conosciuta come una persona riservata ma gentile. Ricoverata d’urgenza in terapia intensiva, è morta sabato mattina senza mai riprendere conoscenza. La comunità segue con ansia gli sviluppi dell’indagine, mentre la famiglia aspetta risposte chiare su quello che è successo quella notte in via Zara.
