Vicenza, 12 dicembre 2025 – La morte di Diana Canevarolo, avvenuta sei giorni fa a Torri di Quartesolo, resta un mistero fitto di domande senza risposta. La donna, 49 anni, è stata trovata all’alba del 4 dicembre, riversa in una pozza di sangue vicino al patio del condominio dove viveva con il marito e il figlio. Dopo i primi rilievi e due giorni di lotta in ospedale, la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio contro ignoti. Mancano ancora tre pezzi fondamentali: l’arma del delitto, il movente e chi ha ucciso.
La finestra chiusa e quella voce nella notte: un enigma
Quando i soccorritori sono arrivati, la finestra dell’appartamento era chiusa dall’interno. Il tetto, dicono gli investigatori, non si può raggiungere senza passare da dentro casa. Un particolare che rende tutto più complicato. A dare l’allarme, poco dopo le 5 del mattino, sono stati il marito Vincenzo Arena e il figlio Nicolò, 18 anni. Entrambi sono stati ascoltati a lungo dalla Procura di Vicenza nelle ore successive.
Un dettaglio che ha catturato l’attenzione degli inquirenti è la testimonianza di un vicino. L’uomo ha detto di aver sentito, intorno alle 3 di notte, la voce di un uomo provenire dall’area del condominio. Un elemento ancora da confermare, ma che potrebbe essere decisivo per le indagini. “Non sappiamo cosa sia successo e la polizia non ci dice nulla”, ha raccontato Nicolò Arena in una breve intervista a Ore 14 su Rai 2.
L’autopsia e la ferita al collo: particolari che non tornano
Fino all’autopsia, l’ipotesi più probabile sembrava quella di un incidente. Poi, però, il medico legale ha trovato una grave lesione nella zona posteriore sinistra della testa e soprattutto una ferita al collo che non si spiega con una caduta. Nessun oggetto contundente o arma è stato ritrovato vicino all’abitazione o nei dintorni. Un fatto che apre più di una strada.
Secondo le fonti investigative, la ferita fa pensare a un gesto violento e intenzionale. “Quel tipo di ferita non può essere frutto di una caduta”, ha confidato il figlio della vittima. La famiglia si aggrappa all’unica pista che sembra avere un senso: quella dei ladri. Diana avrebbe notato presenze sospette nel cortile qualche settimana fa. “Mia mamma aveva visto dei ladri nel cortile, poi erano scappati”, ha ricordato Nicolò.
Cellulari sotto controllo e telecamere da rivedere
Gli investigatori stanno seguendo più piste. In queste ore stanno analizzando i cellulari della vittima, del marito e del figlio. Cercano messaggi o chiamate sospette che possano dare una svolta. Verranno poi controllate le immagini delle telecamere di sorveglianza di una villetta vicino al condominio.
Il condominio in via Monte Pasubio resta sotto la lente. Gli inquirenti stanno ricostruendo gli spostamenti nelle ore prima del ritrovamento del corpo. Nessuna ipotesi è esclusa: dal furto finito male a un’aggressione mirata per motivi ancora sconosciuti.
Una comunità scossa e tanti dubbi
A Torri di Quartesolo l’aria è carica di attesa e inquietudine. I vicini parlano di una donna riservata, dedita alla famiglia e al lavoro. “Non abbiamo mai visto niente di strano”, dice una residente del condominio. Eppure, quella voce maschile nella notte e la finestra chiusa dall’interno continuano a tormentare chi conosceva Diana.
La Procura di Vicenza invita alla prudenza: “Le indagini sono in corso e ogni elemento sarà valutato con attenzione”, dicono fonti vicine agli inquirenti. Solo allora, forse, si potrà dare un nome e un volto a chi ha ucciso – se davvero si tratta di omicidio – e restituire alla famiglia una verità che oggi sembra lontana.
