Scoperte venezuelane: strumenti innovativi per esplorare la vita su Marte

Scoperte venezuelane: strumenti innovativi per esplorare la vita su Marte

Scoperte venezuelane: strumenti innovativi per esplorare la vita su Marte

Giada Liguori

Dicembre 12, 2025

Caracas, 12 dicembre 2025 – In una grotta sperduta del Venezuela, un team di ricercatori italiani ha messo alla prova con successo una serie di mini-laboratori portatili capaci di analizzare la presenza di vita microbica direttamente sul posto. Un passo avanti che apre nuove strade per cercare tracce di vita su Marte. Lo studio, svolto nel 2023 e pubblicato su Biogeosciences, porta la firma di Martina Cappelletti dell’Università di Bologna, con il supporto di Francesco Sauro e Bruno Casarotto dell’Università di Padova, insieme alle università della Tuscia e di Firenze.

Vita nascosta nelle profondità della grotta Imawarì Yeutà

Gli scienziati si sono concentrati sulla grotta Imawarì Yeutà, immersa nella foresta venezuelana, studiando le stromatoliti: formazioni rocciose stratificate nate, si pensa, dall’attività di microrganismi fotosintetici. Ma come possono esistere in un luogo senza alcuna luce? Rimane un enigma. “Le nostre analisi hanno rilevato attività microbica e identificato i principali batteri che potrebbero essere responsabili di queste strutture”, ha spiegato Cappelletti. E per la prima volta, come ha sottolineato Sauro, queste formazioni sono state studiate direttamente nel loro ambiente naturale.

Analisi immediate grazie ai mini-laboratori

La vera novità della spedizione è stata l’uso di strumenti portatili di ultima generazione. Tra questi, una camera iperspettrale e un laser scanner 3D forniti dall’Università di Padova, insieme a strumenti per il sequenziamento del DNA sviluppati a Bologna. Grazie a questi dispositivi, è stato possibile svolgere analisi microbiologiche e genetiche sul posto, senza dover portare i campioni lontano. “Abbiamo dimostrato che si può fare ricerca di qualità anche in ambienti difficili e isolati, con risultati immediati”, ha aggiunto Cappelletti. Un risultato importante per il futuro delle missioni spaziali.

Un modello per scovare la vita su Marte

L’esperienza nella grotta venezuelana offre un modello pratico per cercare forme di vita su Marte. Le condizioni nella grotta – umidità alta, oscurità completa, isolamento – somigliano molto a quelle che potrebbero esserci nelle cavità del pianeta rosso. “Questo metodo ci aiuta a capire come geologia e microbiologia interagiscono in situazioni estreme, e può dare una spinta decisiva all’esplorazione spaziale”, ha detto Sauro. L’obiettivo è portare questa tecnologia su rover o lander marziani, per studiare direttamente le rocce del pianeta.

Un lavoro di squadra che guarda al futuro

La spedizione ha coinvolto università italiane e partner locali venezuelani, con l’appoggio delle comunità indigene della zona. I lavori si sono svolti da maggio a luglio 2023, spesso iniziando all’alba per sfruttare al meglio le condizioni dentro la grotta. I dati raccolti ora sono al centro di nuove analisi. “Stiamo perfezionando le tecniche per adattarle alle esigenze delle missioni spaziali”, ha rivelato Casarotto.

Dalla Terra a Marte: la sfida di scoprire la vita nascosta

L’idea che microrganismi possano sopravvivere in ambienti estremi come queste grotte rafforza la speranza di trovare forme di vita simili anche su altri pianeti. Per gli scienziati, poter fare analisi microbiologiche direttamente sul posto è una vera rivoluzione per l’astrobiologia. “Solo così potremo capire se la vita è un’esclusiva della Terra o se ci sono altre nicchie biologiche nell’universo”, ha concluso Cappelletti. Per ora, il laboratorio portatile testato nella grotta venezuelana è un ponte concreto tra la ricerca qui sulla Terra e le grandi sfide dell’esplorazione spaziale.