Inflazione Usa: dicembre sorprende con un tasso del 2,7% in linea con le previsioni

Inflazione Usa: dicembre sorprende con un tasso del 2,7% in linea con le previsioni

Inflazione Usa: dicembre sorprende con un tasso del 2,7% in linea con le previsioni

Giada Liguori

Gennaio 13, 2026

New York, 13 gennaio 2026 – A dicembre, l’inflazione negli Stati Uniti si è fermata al 2,7% su base annua, confermando le previsioni e ripetendo il dato di novembre. Il Dipartimento del Lavoro ha diffuso il rapporto ieri alle 14.30 ora italiana, in un momento cruciale per la politica monetaria americana. La Federal Reserve, guidata da Jerome Powell, deve decidere se e quando muovere i tassi di interesse. Nel dettaglio, i prezzi al consumo sono saliti dello 0,3% rispetto a novembre, mentre l’indice core – che esclude energia e alimentari – ha segnato un +2,6% annuo e un +0,2% mensile, entrambi un po’ sotto le aspettative.

Inflazione stabile, mercati in attesa delle mosse della Fed

Il dato di dicembre conferma quello che si vede da mesi: l’inflazione americana resta su livelli contenuti, lontana dai picchi del 2022. Wall Street ha accolto la notizia senza grandi reazioni. I future sull’S&P 500 sono rimasti stabili nelle ore dopo la pubblicazione. “La crescita dei prezzi è sotto controllo, ma non ancora al punto che la Fed vuole”, ha detto Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, contattato nel pomeriggio. Il target della banca centrale è il 2%, un traguardo ancora lontano.

Indice core sotto le attese: segnali contrastanti per la Fed

L’attenzione è tutta sull’indice core, considerato il miglior indicatore per capire la pressione inflazionistica di fondo. Il +2,6% annuo segna un rallentamento rispetto ai mesi scorsi e si piazza sotto le stime degli economisti consultati da Bloomberg e Reuters. “È un segnale che la parte più volatile dell’inflazione sta rallentando”, ha notato Sarah House di Wells Fargo. Però, la strada verso una normalizzazione completa è ancora lunga: i prezzi dei servizi, soprattutto quelli legati alla casa e alla sanità, continuano a tenere duro.

Trump attacca Powell: “Tagli subito i tassi”

Non è mancata la reazione di Donald Trump, che ha commentato i dati sull’inflazione dal suo social Truth. “Grandi numeri sull’inflazione”, ha scritto l’ex presidente, rilanciando la sua critica contro il governatore della Fed: “Jerome ‘Too Late’ Powell dovrebbe tagliare i tassi in modo deciso. Se non lo farà, continuerà a essere ‘Too Late’”. Un messaggio chiaro che riaccende il dibattito su quando la banca centrale interverrà davvero. Trump, candidato repubblicano alle presidenziali di novembre, insiste da mesi sull’urgenza di allentare la stretta monetaria per dare una spinta alla crescita.

La Fed tra dati incerti e pressioni politiche

La Federal Reserve tornerà a riunirsi a fine gennaio e al momento il mercato punta su una pausa. Secondo il CME FedWatch Tool, le probabilità di un taglio dei tassi già alla prossima riunione sono sotto il 20%. “La banca centrale vuole vedere segnali più chiari di calo dell’inflazione prima di agire”, ha detto John Williams, presidente della Fed di New York, in un’intervista recente alla CNBC. Powell, dal canto suo, ha ribadito che ogni decisione sarà basata sui dati, non sulle pressioni esterne.

Inflazione ancora alta per famiglie e imprese

Per le famiglie americane, l’attuale livello di inflazione significa prezzi ancora alti rispetto ai tempi prima della pandemia, ma senza gli aumenti veloci che si sono visti negli ultimi due anni. I settori più colpiti restano quello alimentare e quello immobiliare: secondo il Bureau of Labor Statistics, il costo degli affitti è salito del 5% su base annua nelle grandi città come New York e Los Angeles. Le aziende, invece, continuano a fare i conti con margini più stretti e una domanda interna meno vivace rispetto al 2023.

Inflazione e politica: uno sguardo alle elezioni

Con le presidenziali di novembre alle porte, il tema dell’inflazione resta centrale nel dibattito americano. Joe Biden punta sui risultati ottenuti nella lotta al caro vita, mentre Trump spinge per un cambio di rotta nella politica monetaria. Nei prossimi mesi, con i nuovi dati economici e le decisioni della Fed, si capirà se l’economia Usa riuscirà davvero a lasciarsi alle spalle il problema dell’inflazione alta. Per ora, prudenza è la parola d’ordine sia per gli investitori che per i consumatori.