Auto cinesi: un’opportunità per rilanciare l’industria europea secondo Pietrantonio (Unrae)

Auto cinesi: un'opportunità per rilanciare l'industria europea secondo Pietrantonio (Unrae)

Auto cinesi: un'opportunità per rilanciare l'industria europea secondo Pietrantonio (Unrae)

Giada Liguori

Febbraio 2, 2026

Milano, 2 febbraio 2026 – I brand cinesi continuano a conquistare spazio nel mercato automobilistico italiano, cambiando gli equilibri tra i protagonisti del settore. Nel 2025, spiega Roberto Pietrantonio, presidente di Unrae e amministratore delegato di Mazda Italia, le case automobilistiche cinesi hanno raggiunto una quota del 9,6% contro il 6,3% del 2024. Un balzo in avanti superiore al 50% in termini di volumi, con una crescita che potrebbe arrivare al 15% già nel 2026.

Tecnologia e numeri in forte crescita

Non si tratta solo di nuovi marchi arrivati da poco in Italia. A spingere il fenomeno sono anche i brand storici passati sotto controllo cinese, che usano piattaforme tecnologiche comuni e una capacità produttiva difficile da battere in Europa. “Non è solo l’ingresso di nuovi nomi – spiega Pietrantonio – ma anche marchi consolidati che, grazie a investimenti e innovazione, stanno vivendo una spinta senza precedenti”. Il fulcro della crescita sono soprattutto i modelli BEV (auto elettriche a batteria) e le soluzioni ibride, dove la Cina ha rapidamente colmato il divario con l’Occidente.

La Cina guida la svolta elettrica

Secondo Pietrantonio, il salto della Cina nel settore auto è frutto di una strategia chiara: “In poco più di dieci anni, la Cina ha imparato dall’Occidente e sviluppato competenze proprie, soprattutto su elettrificazione, batterie e software”. Il risultato? Prodotti con un prezzo competitivo e tecnologie avanzate, che attirano sempre più italiani. I dati Unrae mostrano che la domanda di elettriche e ibride cresce insieme all’offerta cinese, con un impatto che si sente anche in Spagna e Regno Unito.

La sfida per l’industria europea

L’avanzata dei marchi cinesi mette però pressione all’industria europea. Pietrantonio non nasconde le preoccupazioni: “Speriamo che questa competizione spinga le aziende europee a migliorare. Ma i consumatori hanno bisogno di certezze”. Qui si parla delle scelte dell’Unione Europea su ibride e biocarburanti, misure utili ma non sufficienti. “Serve una fiscalità chiara – aggiunge il presidente Unrae – infrastrutture adeguate e un costo dell’energia sostenibile”. Solo così si potrà restare competitivi senza rinunciare alla sostenibilità.

Dazi e futuro del mercato

Sul tavolo delle istituzioni europee ci sono ancora i dazi compensativi sui BEV importati dalla Cina e l’ipotesi di un prezzo minimo per riequilibrare la concorrenza. Pietrantonio è netto: “Non si tratta di chiudere i mercati. Bisogna creare in Europa condizioni di gioco più equilibrate”. L’obiettivo è far sì che le aziende europee possano competere senza svantaggi, non bloccare i prodotti cinesi.

Cambiamenti nelle concessionarie

Nei saloni italiani si sente il vento del cambiamento. I clienti chiedono sempre più informazioni sui modelli cinesi, attratti da prezzi più bassi e dotazioni tecnologiche spesso superiori alla media. “Molti vogliono capire se conviene davvero passare all’elettrico”, racconta un venditore di Milano, zona Corvetto. Restano però dubbi su assistenza e durata delle batterie, aspetti che potrebbero pesare sulle scelte nei prossimi mesi.

Il 2026 si apre quindi come un anno decisivo per l’auto in Italia. Con i brand cinesi in rapida crescita e strategie aggressive, l’Europa dovrà rivedere regole e investimenti. Solo così si capirà se la sfida sarà raccolta o se il mercato dovrà adattarsi a nuovi equilibri.